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Indice dei canti
In un fumo nero e fittissimo Dante avanza tenendosi alla spalla e alla veste di Virgilio, che tende la mano in avanti; a destra, tra le volute scure, affiorano il volto e la mano di un'anima.
Nel fumo degli iracondi Dante segue Virgilio come un cieco e ode Marco Lombardo
Purgatorio · III cornice

Purgatorio, Canto XVI

«Buio d'inferno e di notte privata…»

Il terzo girone appare avvolto da un fumo densissimo e acre, che circonda le anime degli iracondi, secondo una evidente legge di contrappasso.

Luogo
III cornice
Anime e colpe
Iracondi
Versi
145 · 48 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice III cornice V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
LettoRipassatoProntoCanto attualeTocca un trattino per aprire il canto

Testo e parafrasi del canto XVI

Parafrasi
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1

Buio d'inferno e di notte privataAd'ogne pianeto, sotto pover cielo,Bquant'esser può di nuvol tenebrata,A

4

non fece al viso mio sì grosso veloBcome quel fummo ch'ivi ci coperse,Cné a sentir di così aspro pelo,B

7

che l'occhio stare aperto non sofferse;Conde la scorta mia saputa e fidaDmi s'accostò e l'omero m'offerse.C

Le tenebre dell'inferno e di una notte priva di luna e di stelle, osservata da una stretta valle con orizzonte limitato, e oscurata quanto più possibile da nuvole, non stesero mai sui miei occhi un velo così denso, né così pungente e fastidioso a sentirsi, come quel fumo che lì ci avvolse, così che gli occhi non riuscirono a restare aperti: perciò la mia guida esperta e sicura si accostò a me e mi offerse (come appoggio) la sua spalla.
Il buio dell'inferno e di una notte priva di ogni pianeta, sotto un cielo povero (di stelle), oscurato da nuvole quanto più è possibile, non fece ai miei occhi un velo così spesso come quel fumo che lì ci avvolse, né così ruvido a sentirsi, tanto che l'occhio non riusciva a stare aperto; per cui la mia scorta saggia e fidata mi si avvicinò e mi offrì la spalla.
10

Sì come cieco va dietro a sua guidaDper non smarrirsi e per non dar di cozzoEin cosa che 'l molesti, o forse ancida,D

13

m'andava io per l'aere amaro e sozzo,Eascoltando il mio duca che dicevaFpur: «Guarda che da me tu non sia mozzo».E

Allo stesso modo in cui un cieco segue la sua guida per non smarrire la via e non urtare contro qualcosa che gli faccia male, o forse anche lo uccida, io camminavo attraverso quel fumo acre e nero, ascoltando la mia guida che mi diceva di continuo:
Come un cieco va dietro alla sua guida per non smarrirsi e per non sbattere contro qualcosa che gli faccia male, o magari lo uccida, così io andavo attraverso l'aria aspra e sporca, ascoltando la mia guida che continuava a dire: «Attento a non separarti da me».
16

Io sentia voci, e ciascuna parevaFpregar per pace e per misericordiaGl'Agnel di Dio che le peccata leva.F

"Sta attento a non separarti da me". Io udivo delle voci, e ciascuna sembrava pregare per ottenere pace e misericordia l'Agnello di Dio che toglie i peccati.
Io sentivo delle voci, e ciascuna sembrava pregare per avere pace e misericordia l'Agnello di Dio che toglie i peccati.
19

Pur 'Agnus Dei' eran le loro essordia;Guna parola in tutte era e un modo,Hsì che parea tra esse ogne concordia.G

Sempre "Agnello di Dio" era il loro inizio; tutte recitavano la stessa preghiera e con la stessa intonazione, cosicché tra di loro appariva il più perfetto accordo.
I loro inizi erano sempre 'Agnus Dei'; c'era in tutte una stessa parola e una stessa melodia, così che sembrava esserci tra loro perfetta concordia.
22

«Quei sono spirti, maestro, ch'i' odo?»,Hdiss'io. Ed elli a me: «Tu vero apprendi,Ie d'iracundia van solvendo il nodo».H

"Maestro, quelli che io ascolto sono anime?" domandai. E Virgilio mi rispose: "Tu hai colto nel segno, e si stanno purificando dal peccato dell'iracondia".
«Maestro, sono spiriti quelli che odo?», dissi io. Ed egli a me: «Comprendi il vero, e vanno sciogliendo il nodo dell'ira».
25

«Or tu chi se' che 'l nostro fummo fendi,Ie di noi parli pur come se tueJpartissi ancor lo tempo per calendi?».I

28

Così per una voce detto fue;Jonde 'l maestro mio disse: «Rispondi,Ke domanda se quinci si va sùe».J

"Chi sei tu che passando tagli il nostro fumo, e parli di noi proprio come se tu fossi ancora vivo (partissi ancor lo tempo per calendi: dividessi ancora il tempo per mesi)?" Così fu detto da una voce; perciò il mio maestro, mi disse: «Rispondi, e chiedi se da questa parte si può salire». E io:
«Ora tu chi sei, che fendi il nostro fumo, e parli di noi proprio come se tu misurassi ancora il tempo a mesi (come i vivi)?». Così fu detto da una voce; per cui il mio maestro disse: «Rispondi, e domanda se di qui si va su».
31

E io: «O creatura che ti mondiKper tornar bella a colui che ti fece,Lmaraviglia udirai, se mi secondi».K

«O creatura che ti purifichi per tornare; ridiventata bella, al tuo Creatore, se mi accompagni udrai da me cosa degna di meraviglia».
E io: «O creatura che ti purifichi per tornare bella a colui che ti ha creato, udirai una cosa meravigliosa, se mi accompagni».
34

«Io ti seguiterò quanto mi lece»,Lrispuose; «e se veder fummo non lascia,Ml'udir ci terrà giunti in quella vece».L

«Io ti accompagnerò fin dove mi è permesso» rispose; «e se il fumo non ci permette di vederci, invece della vista ci terrà uniti l'udito.» Allora cominciai a dire:
«Ti seguirò fin dove mi è permesso», rispose; «e se il fumo non ci lascia vedere, l'udito ci terrà uniti al posto della vista».
37

Allora incominciai: «Con quella fasciaMche la morte dissolve men vo suso,Ne venni qui per l'infernale ambascia.M

«Sto salendo verso l'alto con quel corpo che la morte dissolverà, e sono arrivato qui attraversando i tormenti dell'inferno.
Allora cominciai: «Con quella fascia (il corpo) che la morte dissolve me ne vado in su, e sono venuto qui attraverso l'angoscia dell'inferno.
40

E se Dio m'ha in sua grazia rinchiuso,Ntanto che vuol ch'i' veggia la sua corteOper modo tutto fuor del moderno uso,N

43

non mi celar chi fosti anzi la morte,Oma dilmi, e dimmi s'i' vo bene al varco;Pe tue parole fier le nostre scorte».O

E se è vero che Dio mi ha avvolto nella sua Grazia, tanto da volere che io salga a contemplare la corte celeste in un modo del tutto inusitato nel nostro tempo, non nascondermi chi tu fosti prima della morte, ma dimmelo, e dimmi anche se sono sulla via giusta per il passaggio (che conduce al girone superiore): e le tue parole saranno la nostra guida».
E se Dio mi ha accolto nella sua grazia, tanto da volere che io veda la sua corte in un modo del tutto fuori dall'uso moderno, non nascondermi chi fosti prima della morte, ma dimmelo, e dimmi se vado bene verso il passaggio; e le tue parole saranno la nostra guida».
46

«Lombardo fui, e fu' chiamato Marco;Pdel mondo seppi, e quel valore amaiQal quale ha or ciascun disteso l'arco.P

«Fui lombardo, e mi chiamai Marco: fui esperto delle cose del mondo, e amai quella virtù al cui possesso oggi nessuno tende più l'arco del suo desiderio.
«Fui lombardo, e fui chiamato Marco; conobbi il mondo, e amai quella virtù verso cui ora nessuno tende più l'arco.
49

Per montar sù dirittamente vai».QCosì rispuose, e soggiunse: «I' ti pregoRche per me prieghi quando sù sarai».Q

Sei nella direzione giusta per salire.» Cosi rispose, e soggiunse: «Ti supplico di pregare per me quando sarai lassù in cielo». E io gli dissi:
Per salire vai nella direzione giusta». Così rispose, e aggiunse: «Ti prego di pregare per me quando sarai lassù».
52

E io a lui: «Per fede mi ti legoRdi far ciò che mi chiedi; ma io scoppioSdentro ad un dubbio, s'io non me ne spiego.R

«Mi impegno con giuramento a fare quello che mi chiedi; ma sono tanto angustiato da un dubbio che io scoppio, se non me ne libero.
E io a lui: «Mi impegno sulla mia fede a fare ciò che mi chiedi; ma io scoppio dentro per un dubbio, se non me ne libero.
55

Prima era scempio, e ora è fatto doppioSne la sentenza tua, che mi fa certoTqui, e altrove, quello ov'io l'accoppio.S

58

Lo mondo è ben così tutto disertoTd'ogne virtute, come tu mi sone,Ue di malizia gravido e coverto;T

Prima il mio dubbio era semplice, ma ora si è fatto più grave per le tue parole, che mi convincono, udendole qui da te e altrove da altri, di quella corruzione del mondo alla quale si riferisce il dubbio stesso. Il mondo è proprio tutto spoglio di ogni virtù, così come tu mi dici, e saturo e coperto di malvagità;
Prima era semplice, e ora è diventato doppio per le tue parole, che mi rendono certo, qui e altrove, di ciò a cui lo collego. Il mondo è davvero così completamente privo di ogni virtù, come mi dici, e gravido e coperto di malvagità;
61

ma priego che m'addite la cagione,Usì ch'i' la veggia e ch'i' la mostri altrui;Vché nel cielo uno, e un qua giù la pone».U

ma ti prego d'indicarmi la causa, in modo che io la possa vedere e mostrare agli altri, poiché alcuni la pongono nell'influsso degli astri, e altri nella volontà degli uomini».
ma ti prego di indicarmene la causa, così che io la veda e la mostri agli altri; perché uno la pone nel cielo (negli astri), un altro quaggiù (negli uomini)».
64

Alto sospir, che duolo strinse in «uhi!»,Vmise fuor prima; e poi cominciò: «Frate,Wlo mondo è cieco, e tu vien ben da lui.V

sospiro profondo, che il dolore trasformò in un lamento; e poi cominciò: «Fratello, il mondo è cieco, e tu vieni proprio da lui.
Prima emise un profondo sospiro, che il dolore strinse in un «ahi!»; e poi cominciò: «Fratello, il mondo è cieco, e tu vieni proprio da lui.
67

Voi che vivete ogne cagion recateWpur suso al cielo, pur come se tuttoXmovesse seco di necessitate.W

Voi mortali attribuite la causa di tutto solo al cielo, proprio come se esso con il suo movimento determinasse necessariamente tutto (tutto movesse seco di necessitate).
Voi che vivete attribuite ogni causa soltanto al cielo, proprio come se esso muovesse tutto con sé per necessità.
70

Se così fosse, in voi fora distruttoXlibero arbitrio, e non fora giustiziaYper ben letizia, e per male aver lutto.X

Se così fosse, in voi sarebbe distrutto il libero arbitrio, e non ci sarebbe giustizia nell'avere la beatitudine eterna se si fa il bene, e la dannazione eterna se si fa il male. L'influsso dei cieli accende gli istinti;
Se fosse così, in voi sarebbe distrutto il libero arbitrio, e non sarebbe giusto avere gioia per il bene e dolore per il male.
73

Lo cielo i vostri movimenti inizia;Ynon dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica,Zlume v'è dato a bene e a malizia,Y

e non dico tutti, ma anche se lo dicessi, vi è stato dato il lume della ragione per distinguere il bene e il male, e una volontà libera (di scegliere l'uno o l'altro);
Il cielo dà inizio ai vostri impulsi; non dico tutti, ma, anche ammesso che lo dica, vi è data una luce (la ragione) per distinguere il bene e il male,
76

e libero voler; che, se faticaZne le prime battaglie col ciel dura,AApoi vince tutto, se ben si notrica.Z

essa, anche se incontra difficoltà nel combattere gli impulsi suscitati dagli influssi celesti (nelle prime battaglie col ciel), vince poi ogni contrasto, se viene ben educata.
e il libero volere; il quale, se resiste alla fatica nelle prime battaglie con l'influsso del cielo, poi vince tutto, se è ben nutrito.
79

A maggior forza e a miglior naturaAAliberi soggiacete; e quella criaABla mente in voi, che 'l ciel non ha in sua cura.AA

Pur restando liberi, voi siete soggetti a una potenza più grande e a una natura migliore (cioè a Dio); e Dio crea in voi l'anima intellettiva, che non è sottoposta all'influsso dei cieli ('l ciel non ha in sua cura).
Voi siete sottoposti, pur liberi, a una forza più grande e a una natura migliore (Dio); e questa crea in voi la mente, che il cielo non ha sotto il suo potere.
82

Però, se 'l mondo presente disvia,ABin voi è la cagione, in voi si cheggia;ACe io te ne sarò or vera spia.AB

Perciò, se il mondo presente esce fuori dal giusto cammino, la causa è in voi, e in voi si ricerchi; e io stesso te ne sarò verace rivelatore (vera spia).
Perciò, se il mondo di oggi si allontana dalla strada giusta, la causa è in voi, in voi va cercata; e io ora te ne darò una vera spiegazione.
85

Esce di mano a lui che la vagheggiaACprima che sia, a guisa di fanciullaADche piangendo e ridendo pargoleggia,AC

88

l'anima semplicetta che sa nulla,ADsalvo che, mossa da lieto fattore,AEvolontier torna a ciò che la trastulla.AD

Esce dalle mani di Dio che la contempla prima che essa esista, comportandosi come una fanciulla che si rattrista e si rallegra (senza ragione) come i pargoli, l'anima ingenua la quale è ignara di tutto, salvo che, mossa da Dio, somma felicità, si volge volentieri a ciò che la diletta.
Esce dalle mani di colui (Dio) che la ama prima ancora che esista, come una bambina che piangendo e ridendo fa i suoi giochi infantili, l'anima semplice che non sa nulla, se non che, mossa da un creatore lieto, torna volentieri a ciò che le dà piacere.
91

Di picciol bene in pria sente sapore;AEquivi s'inganna, e dietro ad esso corre,AFse guida o fren non torce suo amore.AE

Gusta dapprima i beni limitati della terra; e qui cade in inganno, e corre dietro ad essi, se una guida o un freno non indirizzano sulla retta via il suo amore.
Dapprima sente il sapore di un bene piccolo; lì si inganna, e gli corre dietro, se una guida o un freno non distolgono il suo amore.
94

Onde convenne legge per fren porre;AFconvenne rege aver che discernesseAGde la vera cittade almen la torre.AF

Perciò fu necessario stabilire la legge come un freno; fu necessario avere un sovrano per guida, il quale sapesse discernere almeno la giustizia del mondo ideale.
Per questo fu necessario porre la legge come freno; fu necessario avere un re che distinguesse almeno la torre della vera città (la giustizia).
97

Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?AGNullo, però che 'l pastor che procede,AHrugumar può, ma non ha l'unghie fesse;AG

100

per che la gente, che sua guida vedeAHpur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta,AIdi quel si pasce, e più oltre non chiede.AH

Le leggi esistono, ma chi opera per farle osservare? Nessuno, perché il pastore che guida il gregge, è capace di interpretare la Scrittura, ma non possiede il retto discernimento del bene e del male nell'amministrare la giustizia (non ha l'unghie fesse: non ha le unghie divise, cioè non distingue il bene dal male) e perciò l'umanità, che vede la sua guida tendere solo a quei beni materiali di cui essa stessa è avida, si pasce soltanto di tali beni, e non chiede altro.
Le leggi ci sono, ma chi le applica? Nessuno, perché il pastore che guida (il papa) può ruminare, ma non ha le unghie divise; per cui la gente, che vede la sua guida mirare soltanto a quei beni di cui essa stessa è ghiotta, si nutre di quelli e non cerca altro.
103

Ben puoi veder che la mala condottaAIè la cagion che 'l mondo ha fatto reo,AJe non natura che 'n voi sia corrotta.AI

Puoi ben vedere come il malgoverno dei pontefici sia la causa che ha reso peccatore il mondo, e non la natura umana che in voi sia corrotta (dall'influsso degli astri).
Puoi ben vedere che il cattivo governo è la causa che ha reso malvagio il mondo, e non la natura che sia corrotta in voi.
106

Soleva Roma, che 'l buon mondo feo,AJdue soli aver, che l'una e l'altra stradaAKfacean vedere, e del mondo e di Deo.AJ

Roma, che un tempo diede al mondo la pace e la giustizia, soleva avere due autorità, le quali indicavano le due strade, quella della felicità materiale (del mondo) e quella della felicità spirituale (di Deo).
Roma, che rese buono il mondo, soleva avere due soli (il papa e l'imperatore), che facevano vedere l'una e l'altra strada, quella del mondo e quella di Dio.
109

L'un l'altro ha spento; ed è giunta la spadaAKcol pasturale, e l'un con l'altro insiemeALper viva forza mal convien che vada;AK

112

però che, giunti, l'un l'altro non teme:ALse non mi credi, pon mente a la spiga,AMch'ogn'erba si conosce per lo seme.AL

In seguito l'autorità papale ha spento l'autorità imperiale; e il potere civile è congiunto (nella stessa persona) con quello religioso, ma uniti insieme con un atto arbitrario devono necessariamente svolgersi male, perché, stando uniti nelle stesse mani, l'uno non rispetta più l'altro: se non vuoi credere alle mie parole, considera i frutti che ne derivano, poiché ogni pianta si conosce dal frutto.
L'uno ha spento l'altro; e la spada si è unita al pastorale, ed è inevitabile che l'uno insieme all'altro vadano male per forza, perché, uniti, l'uno non teme l'altro: se non mi credi, osserva la spiga, perché ogni pianta si riconosce dal seme.
115

In sul paese ch'Adice e Po riga,AMsolea valore e cortesia trovarsi,ANprima che Federigo avesse briga;AM

Nella regione che l'Adige e il Po bagnano, si era soliti incontrare valore militare e liberalità, prima che Federico II avesse contrasti con la Chiesa:
Nella regione bagnata dall'Adige e dal Po si solevano trovare valore e cortesia, prima che Federico (II) entrasse in contrasto (con la Chiesa);
118

or può sicuramente indi passarsiANper qualunque lasciasse, per vergognaAOdi ragionar coi buoni o d'appressarsi.AN

ora invece chiunque evitasse (di passare nell'Italia settentrionale) per vergogna di parlare con le persone oneste o di avvicinarle può passare per quella regione sicuro (di non incontrarne alcuna).
ora può passarvi sicuro chiunque abbia smesso, per vergogna, di parlare con i buoni o di avvicinarsi a loro.
121

Ben v'èn tre vecchi ancora in cui rampognaAOl'antica età la nova, e par lor tardoAPche Dio a miglior vita li ripogna:AO

Vero è che ci sono ancora tre vecchi nei quali la generazione passata rimprovera la nuova, ma (vi si trovano tanto a disagio che) sembra loro tardare troppo l'ora in cui Dio li chiamerà a una vita migliore:
Ci sono ancora, è vero, tre vecchi in cui l'età antica rimprovera quella nuova, e a loro sembra tardi che Dio li porti a una vita migliore:
124

Currado da Palazzo e 'l buon GherardoAPe Guido da Castel, che mei si nomaAQfrancescamente, il semplice Lombardo.AP

Corrado da Palazzo e il valente Gherardo da Camino e Guido da Castello, che è più conosciuto col soprannome, foggiato alla francese, di leale Lombardo.
Corrado da Palazzo e il buon Gherardo e Guido da Castello, che è chiamato meglio, alla maniera dei Francesi, il semplice Lombardo.
127

Dì oggimai che la Chiesa di Roma,AQper confondere in sé due reggimenti,ARcade nel fango e sé brutta e la soma».AQ

Puoi concludere ormai che la Chiesa di Roma, confondendo in sé i due poteri, cade nel fango e insozza se stessa e il potere civile che si è assunto». Io dissi:
Di' ormai che la Chiesa di Roma, per aver unito in sé due poteri, cade nel fango e sporca sé stessa e il carico che porta».
130

«O Marco mio», diss'io, «bene argomenti;ARe or discerno perché dal retaggioASli figli di Levì furono essenti.AR

«O Marco mio, tu parli bene; e ora capisco perché i figli di Levi furono esclusi dall'eredità di beni materiali.
«O Marco mio», dissi io, «ragioni bene; e ora capisco perché i figli di Levi furono esclusi dall'eredità.
133

Ma qual Gherardo è quel che tu per saggioASdi' ch'è rimaso de la gente spenta,ATin rimprovèro del secol selvaggio?».AS

Ma chi è quel Gherardo che tu dici essere rimasto come un esempio della generazione passata, quasi vivente rimprovero del vizioso tempo presente?» Mi rispose:
Ma chi è quel Gherardo che tu dici che è rimasto come esempio della gente scomparsa, a rimprovero di questo secolo selvaggio?».
136

«O tuo parlar m'inganna, o el mi tenta»,ATrispuose a me; «ché, parlandomi tosco,AUpar che del buon Gherardo nulla senta.AT

«O io m'inganno nell'interpretare le tue parole, o esse mi tentano (per farmi ancora parlare), perché, pur parlando toscano, pare che tu non sappia nulla riguardo all'eccellente Gherardo.
«O le tue parole mi ingannano, o mi mettono alla prova», mi rispose; «perché, parlandomi in toscano, sembra che tu non sappia nulla del buon Gherardo.
139

Per altro sopranome io nol conosco,AUs'io nol togliessi da sua figlia Gaia.AVDio sia con voi, ché più non vegno vosco.AU

Io non saprei indicarlo con altra denominazione se non con quella desunta da sua figlia Gaia (cioè dall'essere egli il padre di Gaia). Dio vi accompagni, perché non posso venire oltre con voi.
Non lo conosco con nessun altro soprannome, a meno che non lo prendessi da sua figlia Gaia. Dio sia con voi, perché non vengo più oltre con voi.
142

Vedi l'albor che per lo fummo raiaAVgià biancheggiare, e me convien partirmiAW(l'angelo è ivi) prima ch'io li paia».AV

Vedi come la luce del giorno che traspare attraverso il fumo incomincia a biancheggiare, e io devo tornare indietro - là c'è l'angelo - prima che gli compaia davanti».
Vedi il chiarore che splende attraverso il fumo diventare già bianco, e devo andarmene (lì c'è l'angelo) prima di mostrarmi a lui».
145

Così tornò, e più non volle udirmi.AW

Così detto si volse, e non volle più ascoltarmi.
Così tornò indietro, e non volle più ascoltarmi.

Riassunto del canto XVI

Il terzo girone appare avvolto da un fumo densissimo e acre, che circonda le anime degli iracondi, secondo una evidente legge di contrappasso. Dante, che avanza guidato da Virgilio, ode la preghiera dell' "Agnus Dei", che viene recitata in armonico accordo da tutti i penitenti, uno dei quali si rivolge improvvisamente al Poeta, essendosi accorto che egli si comporta come un vivo: è Marco Lombardo, il quale dichiara la sua profonda conoscenza del bene e del male degli uomini e il suo amore per la virtù. Poiché Marco ha ricordato la corruzione morale che si è diffusa nel mondo, Dante chiede che gli venga risolto un dubbio nato in lui durante il colloquio con Guido del Duca: il male che dilaga sulla terra è dovuto a malefici influssi degli astri o all'azione umana? Attraverso una lunga esposizione, Marco dimostra che i cieli muovono nell'uomo gli istinti, ma nulla possono contro la ragione e la libera volontà di cui egli è dotato e che dipendono direttamente da Dio, loro creatore. Perciò la causa del male risiede negli uomini stessi: infatti l'anima, che esce dalle mani di Dio senza nulla conoscere, viene attirata solo da ciò che dà gioia e incomincia a seguire i beni terreni, se non è frenata da una guida (l'imperatore e le leggi che egli ha il compito di far osservare). Ma l'intervento in campo temporale della Chiesa ha provocato una confusione di poteri che è all'origine dell'attuale degenerazione, la quale è particolarmente avvertibile nell'Italia settentrionale, dove pochi sono i rappresentanti rimasti della nobile generazione passata.

In breve

Dove e chi
  1. III cornice: Iracondi. Avvolti in un fumo denso e acre.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Il secondo dei canti dottrinali che occupano la parte centrale del Purgatorio, si contrappone idealmente per più motivi a quello che lo precede: nel XVI, infatti, temi e modulazioni del XV sono ripresi quasi in dialettica antitesi, per cui il complesso di queste pagine può introdurre ad un discorso critico non privo di prospettive feconde. Alla presenza costante di una fenomenologia della luce lungo tutto l'arco del XV - intesa a caratterizzare tanto un discorso agevolmente risolubile in termini di racconto, di oggettivo succedersi dei fatti, quanto l'arduo tendersi del pensiero, per via di metafore, ai domini di una verità remota ancora e per troppo fulgore abbacinante - fa riscontro, nel XVI, il motivo di una passione che offusca il pensiero e ostacola il cammino, rende incerti i passi del viandante e della sua guida, ne paralizza il fervido dialogare. Proposta, analogamente a quanto avveniva per quella della luce nel canto precedente, nell'orchestrazione complessa dell'esordio, la tematica delle tenebre dell'ira ricompare - prima di tradursi nello sviluppo alto e metafisico della cecità dei vivi, dal quale la trattazione ampia di Marco Lombardo prenderà l'avvio - a determinare anzitutto le circostanze concrete degli eventi narrati, nei versi 25, 28, 35, 36. Il buio d'inferno determina sia l'organizzarsi spontaneo dell'invenzione epica, in quelle che ne sono le componenti più fertili di sviluppi (la sorpresa rappresentata dal fatto di udire voci senza poterle attribuire a figure umane, donde la domanda a Virgilio del verso 22, le modalità complesse dell'incontro con l'uomo di corte ghibellino), sia la tonalità più segreta e vibrante, folta di riferimenti ad una tradizione augusta di pensiero e di stile (dalla Bibbia ai Padri della Chiesa, ai dottori della Scolastica), del colloquio con l'anima espiante. Il grosso velo di tenebre suggerisce così fin dall'inizio, per via di analogici rimandi, la perplessità della mente di Dante di fronte al problema delle responsabilità umane, quella cecità dolorosa che Marco Lombardo additerà poi in lui per definirla inseparabile dalla condizione del vivere, non meno della brusca, risentita impazienza dell'uomo di corte ghibellino, spirito che, espiando l'ira, nei modi dell'ira ancora si esprime, per quanto questa affezione dell'animo non alteri in lui la compostezza che al dignitario di corte compete e si definisca come ira riscattata da una profonda sollecitudine per le sorti del mondo sviato. Il personaggio di Marco Lombardo risulta profondamente permeato dei motivi morali e simbolici che presiedono alla composizione del canto; se, come ha notato il Cosmo, è vero che esso non si isola nella compattezza statuaria e tragica del vincitore di Montaperti, ciò discende direttamente dalle diverse realtà che i due primi regni dell'oltretomba dantesco propongono. La passione, che nei dannati appare come irrigidita in una negazione sterile di ogni alterità o comunicazione, nel rifiuto pervicace di considerarsi imperfetta, parziale (la considerazione politica di Marco Lombardo, pur motivata dall'ira, ha un'ampiezza pacata di visuale ed una solidità di motivazioni logiche del tutto assenti nel disperato insistere del magnanimo eretico del sesto cerchio sulle costanti del suo vivere terreno), è invece nel Purgatorio colta nel vivo, temporale dispiegarsi di un processo d'integrazione in quella realtà sovrannaturale che le comunica la consistenza dell'essere e del significato. Ancora per un altro verso si stabilisce un legame e come un armonico contrappunto - tra i canti XV e XVI. L'insegnamento di Virgilio nel XV aveva per oggetto uno di quei problemi di natura eminentemente teorica, che lo spietato agire mondano o ignora o esclude dall'ambito delle sue interrogazioni, un tema che il diffondersi immateriale e casto della luce allontanava, per virtù di un complesso dispiegarsi di analogie, dalla sostanza opaca del nostro percepire terreno. La parola del poeta latino era essa stessa, non meno dell'oggetto del suo discorso, fervida e luminosa, schiusa ad una pura dedizione, che la sua malinconia di esule nel limbo rendeva dolente e consapevole senza offuscarla. L'argomentare di Marco Lombardo invece, volto alla denuncia di uno stato di cose nel mondo - ove l'errore è non soltanto possibile e accidentale (versi 103-105), ma risulta sostanziale alla definizione del mondo stesso - si carica dello sdegno che dalia visione dell'umano errare nel mondo scaturisce, per cui la metafora del fummo dell'ira risulta ricca di implicazioni feconde per il definirsi del carattere di questo- personaggio, per la stessa cadenza amara delle sue parole. Indipendentemente da quello che è il pregio formale di queste pagine, il canto XVI è di grande interesse per la definizione del punto di vista del Poeta sui rapporti tra Chiesa e Impero, sempre che si accetti la tesi, avanzata dalla maggior parte degli interpreti ed accuratamente svolta in uno studio del Maccarrone, che le idee di Marco Lombardo coincidano con quelle di Dante al momento della composizione della Commedia. Questa tesi è stata combattuta dal Montano, per il quale il punto di vista di Marco Lombardo rispecchierebbe soltanto la mentalità di questo personaggio ancora parzialmente immerso nell'errore: "È chiaro che Marco Lombardo... è lontano dalle posizioni puramente ghibelline. Ma quello che egli dice non è certamente la voce della fede di Dante, la cui prima espressione troveremo nella rappresentazione simbolica del paradiso terrestre". Appare tuttavia difficile non considerare Marco Lombardo essenzialmente un portavoce delle idee dell'autore, sia per la corrispondenza di espressioni e modi stilistici del suo discorso con passi della Monarchia e del Convivio, sia per la forte carica emotiva che ne lievita le parole, sia infine per le considerazioni nostalgicamente orientate verso un passato di luminose virtù (soleva Roma... solea valore e cortesia trovarsi) che il Poeta gli attribuisce.

Personaggi del canto XVI

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Penitente

Marco Lombardo

Purgatorio · III cornice, iracondi

Nel fumo spiega il libero arbitrio e la causa della corruzione del mondo.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Teologia
Purgatorio · Canto XVI Liceo

Marco Lombardo e il libero arbitrio

vv. 67-72Voi che vivete ogne cagion recatepur suso al cielo, pur come se tuttomovesse seco di necessitate.Se così fosse, in voi fora distruttolibero arbitrio, e non fora giustiziaper ben letizia, e per male aver lutto.Leggi nel testo

Nel fumo denso che avvolge gli iracondi, Dante sente la voce di Marco Lombardo, un uomo di corte. Gli fa una domanda fondamentale: perché il mondo è così corrotto? È colpa delle stelle o degli uomini?

La risposta di Marco è netta. Se tutto dipendesse dalle stelle, l'uomo non sarebbe libero e non avrebbe senso premiare il bene e punire il male. I cieli danno alle persone le prime inclinazioni, ma l'uomo ha la luce della ragione e il libero arbitrio. La causa della corruzione, quindi, è dentro di noi.

Marco aggiunge un'analisi politica. L'anima umana ha bisogno di guide: le leggi ci sono, «ma chi pon mano ad esse?». Il problema è che il papa ha unito il potere spirituale e quello temporale, che dovrebbero restare separati, come due soli: uno indica la via del mondo, l'altro quella di Dio. È il centro esatto del poema, e il tema è la libertà.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

Marco Lombardo

Ne parla la scheda «Cortesia e valore: le simmetrie dei canti XVI» (Inf. XVI).

Marco Lombardo

Ne parla la scheda «I canti dottrinali: dove anche il pensiero è poesia» (Purg. XVIII).

Le stelle e il libero arbitrio

Ne parla la scheda «Il Timeo: stelle pagane e stelle cristiane» (Par. IV).