Il tempo di Dante
L'Italia e l'Europa fra Due e Trecento: l'Impero senza imperatore, i papi da Bonifacio VIII ad Avignone, gli Angioini, i Comuni e i mercanti. Con le date e i canti in cui Dante ne parla.
L'Impero senza imperatore
Quando Dante nasce, l'Impero è vacante da quindici anni. Federico II di Svevia, imperatore e re di Sicilia, è morto nel 1250 dopo una lunga lotta con i papi e con i Comuni; in Germania segue il «grande interregno», che finisce solo nel 1273 con l'elezione di Rodolfo d'Asburgo. Né lui né i successori scendono in Italia. Dante mette Federico tra gli eretici (Inferno X, 119), ma ne fa lodare la corte e l'onore dal suo ministro Pier delle Vigne (Inferno XIII, 73-75), e ricorda il tempo «prima che Federigo avesse briga» come l'ultimo in cui nell'Italia del nord si trovavano «valore e cortesia» (Purgatorio XVI, 115-117).
Gli Angioini e la fine degli Svevi
Per togliere il regno di Sicilia agli Svevi i papi chiamano Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia. Il 26 febbraio 1266, a Benevento, Carlo sconfigge e uccide Manfredi, figlio di Federico; il 23 agosto 1268, a Tagliacozzo, batte il sedicenne Corradino, ultimo degli Svevi, e due mesi dopo lo fa decapitare a Napoli. Con gli Angioini a Napoli la parte guelfa prevale in gran parte d'Italia. Dante, che pure è nato guelfo, sta dalla parte dei vinti: Manfredi, scomunicato, è salvo (Purgatorio III, 112-132), e della casa di Francia Ugo Capeto elenca i delitti (Purgatorio XX, 61-69).
Il governo angioino pesa sulla Sicilia. Alla fine di marzo del 1282 Palermo insorge contro i francesi: è la rivolta dei Vespri, che Carlo Martello, nipote di Carlo, attribuisce alla «mala segnoria» della propria famiglia (Paradiso VIII, 67-75). I siciliani offrono la corona a Pietro III d'Aragona, marito di una figlia di Manfredi; dopo vent'anni di guerra la pace di Caltabellotta (1302) lascia l'isola agli Aragonesi e il Mezzogiorno continentale agli Angiò.
Comuni, signorie, mercanti
Nell'Italia del centro e del nord, senza un'autorità superiore, le città si governano da sole e si combattono: Genova distrugge la flotta di Pisa alla Meloria (1284), Firenze batte Arezzo a Campaldino (1289). Stanche delle lotte tra fazioni, molte città affidano il potere a un solo signore: i Visconti a Milano, gli Scaligeri a Verona, gli Estensi a Ferrara, i da Polenta a Ravenna. Dante registra il passaggio: «le città d'Italia tutte piene / son di tiranni» (Purgatorio VI, 124-126), e a Guido da Montefeltro descrive la Romagna signore per signore (Inferno XXVII, 37-54).
Intanto le città si arricchiscono. Mercanti e banchieri toscani e lombardi lavorano in tutta Europa; Firenze dal 1252 conia il fiorino d'oro, che diventa la moneta degli scambi internazionali. Per Dante la nuova ricchezza è una causa di corruzione: tra gli usurai di Inferno XVII siedono fiorentini e padovani. Della città e della sua moneta si parla in «Dante e Firenze».
Bonifacio VIII e il Giubileo
Nel 1294, dopo due anni di sede vacante, è eletto papa un eremita, Celestino V, che dopo cinque mesi rinuncia: quasi tutti i commentatori riconoscono in lui «colui / che fece per viltade il gran rifiuto» (Inferno III, 59-60). Gli succede Benedetto Caetani, Bonifacio VIII, giurista energico, deciso ad affermare l'autorità del papa sui sovrani. Combatte con le armi la famiglia romana dei Colonna (Inferno XXVII, 85-90) e interviene nelle lotte di Firenze. Nel febbraio 1300 proclama il primo Giubileo: chi visita le basiliche di Roma ottiene l'indulgenza plenaria. Dante ambienta il viaggio proprio in quell'anno, e ricorda la folla dei pellegrini sul ponte di Castel Sant'Angelo, divisa in due sensi di marcia (Inferno XVIII, 28-33).
Filippo il Bello, Anagni, Avignone
Lo scontro decisivo è con il re di Francia Filippo il Bello, che vuole tassare il clero e giudicare i vescovi del suo regno. Bonifacio risponde con la bolla «Unam Sanctam» (18 novembre 1302): ogni creatura umana è soggetta al papa, e il potere dei re dipende da quello spirituale. Il 7 settembre 1303 un inviato del re, Guglielmo di Nogaret, e Sciarra Colonna assalgono il papa nel suo palazzo di Anagni e lo tengono prigioniero per tre giorni; liberato dagli abitanti, Bonifacio muore a Roma l'11 ottobre. Dante, che lo considera un simoniaco e lo aspetta all'Inferno (Inferno XIX, 52-57), condanna però l'oltraggio fatto in lui al vicario di Cristo:
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,e nel vicario suo Cristo esser catto.Veggiolo un'altra volta esser deriso;veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,e tra vivi ladroni esser anciso.Purgatorio XX, 86-90
Dopo il breve pontificato di Benedetto XI, nel 1305 è eletto un francese, il guascone Bertrand de Got, Clemente V: non verrà mai a Roma e nel 1309 si stabilisce ad Avignone, dove i papi resteranno fino al 1377. Nel 1307 Filippo fa arrestare i Templari per impadronirsi dei loro beni, e nel 1312 ottiene da Clemente la soppressione dell'ordine: è il «novo Pilato» che porta «nel Tempio le cupide vele» (Purgatorio XX, 91-93). Nella processione del Paradiso terrestre la curia è una prostituta, il re un gigante che la trascina via nella selva (Purgatorio XXXII, 148-160).
Arrigo VII
L'ultimo tentativo di ridare forza all'Impero è quello di Arrigo VII di Lussemburgo, che scende in Italia nel 1310, è incoronato a Roma nel 1312 e muore a Buonconvento il 24 agosto 1313 senza aver piegato Firenze e gli Angioini. Con lui finisce la speranza politica di Dante (Paradiso XXX, 133-138); il seguito è in «Dante e la politica» e in «L'esilio».
La cultura
È anche un'epoca di novità culturali. Le università, Bologna per il diritto e Parigi per la teologia, formano giuristi e maestri; a Parigi insegnano San Tommaso d'Aquino e Sigieri di Brabante, che Dante mette fianco a fianco nel cielo del Sole (Paradiso X, 97-99, Paradiso X, 136-138). Gli ordini mendicanti, francescani e domenicani, nati all'inizio del Duecento, predicano e tengono scuola nelle città: la vita di San Francesco è raccontata in Paradiso XI, quella di san Domenico in Paradiso XII. In pittura Giotto supera Cimabue, e fra il 1303 e il 1305 affresca a Padova la Cappella degli Scrovegni; in poesia, dopo i siciliani della corte di Federico II e i toscani, viene lo stilnovo di Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti e dello stesso Dante (Purgatorio XXIV, 55-57). Oderisi da Gubbio mette insieme i due passaggi di fama (Purgatorio XI, 94-99).
Gli eventi e il poema
| Evento | Dove nel poema | Come ne parla Dante |
|---|---|---|
| Federico II e la sua corte (morto nel 1250) | Inferno X, 119, Inferno XIII, 58-75 | Eretico, ma signore «d'onor sì degno» |
| Montaperti (1260) | Inferno X, 85-93, Inferno XXXII, 79-81 | Lo «strazio» dei guelfi; il tradimento di Bocca |
| Benevento (1266) | Purgatorio III, 112-132 | Manfredi racconta la morte e la sepoltura negata |
| Tagliacozzo e Corradino (1268) | Inferno XXVIII, 17-18, Purgatorio XX, 67-68 | La vittoria «sanz'arme» del vecchio Alardo, consigliere di Carlo; Corradino «vittima» |
| Vespri siciliani (1282) | Paradiso VIII, 67-75 | Colpa della «mala segnoria» angioina |
| Campaldino (1289) | Purgatorio V, 85-129 | La morte di Buonconte |
| Rinuncia di Celestino V (1294) | Inferno III, 59-60, Inferno XXVII, 103-105 | Il «gran rifiuto» (identificazione probabile) |
| Giubileo (1300) | Inferno XVIII, 28-33, Purgatorio II, 98-99 | I pellegrini sul ponte; l'indulgenza per i morti |
| Carlo di Valois a Firenze (1301) | Purgatorio XX, 70-78 | La «lancia» di Giuda |
| Anagni (1303) | Purgatorio XX, 85-90 | Cristo catturato nel suo vicario |
| Clemente V e Avignone (1305-1309) | Inferno XIX, 82-87, Purgatorio XXXII, 157-160 | «Pastor sanza legge»; il carro trascinato nella selva |
| Processo ai Templari (1307-1312) | Purgatorio XX, 91-93 | Filippo «novo Pilato» |
| Arrigo VII (1310-1313) | Paradiso XVII, 82, Paradiso XXX, 133-148 | Il seggio nell'Empireo; l'inganno del «Guasco» |
| Morte di Filippo il Bello (1314) | Paradiso XIX, 118-120 | Falsario di moneta, ucciso da un cinghiale |
Le date
- 1250Muore Federico II. Comincia in Germania il «grande interregno».
- 1252Firenze conia il fiorino d'oro.
- 12604 settembre: i ghibellini vincono a Montaperti (Inferno X, 85-86).
- 126626 febbraio: Carlo d'Angiò sconfigge Manfredi a Benevento (Purgatorio III).
- 1268Tagliacozzo; Corradino di Svevia è decapitato a Napoli (Purgatorio XX, 67-68).
- 1273Rodolfo d'Asburgo eletto re di Germania: fine dell'interregno (Purgatorio VII, 91-96).
- 1274Muoiono Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio.
- 1282Vespri siciliani (Paradiso VIII, 73-75). A Firenze nasce il governo dei priori.
- 1284Battaglia della Meloria: Genova sconfigge Pisa.
- 1289Campaldino. A Pisa muore il Conte Ugolino (Inferno XXXIII).
- 1293A Firenze, Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella.
- 1294Celestino V rinuncia al papato; è eletto Bonifacio VIII.
- 1300Primo Giubileo. A Firenze i guelfi si dividono in bianchi e neri.
- 1301Carlo di Valois entra a Firenze; i neri al potere.
- 1302Pace di Caltabellotta: la Sicilia agli Aragonesi. Bolla «Unam Sanctam».
- 13037 settembre: oltraggio di Anagni. 11 ottobre: muore Bonifacio VIII.
- 1303-1305Giotto affresca la Cappella degli Scrovegni a Padova.
- 1307In Francia sono arrestati i Templari.
- 1309Clemente V, papa dal 1305, si stabilisce ad Avignone.
- 1310Arrigo VII, eletto nel 1308, scende in Italia.
- 1312Arrigo è incoronato imperatore a Roma; soppressione dei Templari.
- 131324 agosto: Arrigo VII muore a Buonconvento.
- 1314Muoiono Clemente V e Filippo il Bello.
- 1321Dante muore a Ravenna.
- I due poteri universali sono in crisi: l'Impero è assente dall'Italia dal 1250 al 1310, il Papato passa dalle pretese di Bonifacio VIII alla dipendenza dalla Francia (Avignone, 1309).
- Gli Angioini eliminano gli Svevi: Benevento 1266 (Manfredi, Purgatorio III), Tagliacozzo 1268 (Corradino).
- Vespri siciliani, 1282: la Sicilia passa agli Aragonesi (Paradiso VIII, 67-75).
- Bonifacio VIII: Giubileo del 1300, «Unam Sanctam» (1302), Anagni (1303, Purgatorio XX, 85-90); muore l'11 ottobre 1303.
- Filippo il Bello è per Dante il «mal di Francia» (Purgatorio VII, 109): Anagni, i Templari, il papato ad Avignone.
- I Comuni diventano signorie (Purgatorio VI, 124-126); l'economia dei mercanti ha il suo simbolo nel fiorino (1252).