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I tre regni

Il tempo del viaggio

Quando si svolge il viaggio e quanto dura: la settimana di Pasqua del 1300, seguita giorno per giorno attraverso le indicazioni d'ora che Dante dissemina nel testo.

L'anno: il 1300

Dante scrive il poema negli anni dell'esilio, ma colloca il viaggio prima, nella primavera del 1300. È una scelta che gli permette di far «predire» alle anime fatti che al momento della scrittura erano già accaduti, a cominciare dalla sua condanna. Il testo offre tre indizi che convergono su quell'anno.

  • «Nel mezzo del cammin di nostra vita» (Inferno I, 1): la vita dura idealmente settant'anni, la metà è trentacinque, e Dante era nato nel 1265.
  • Il diavolo Malacoda dice che il giorno prima si sono compiuti 1266 anni dal terremoto che accompagnò la morte di Cristo (Inferno XXI, 112-114); secondo la tradizione seguita da Dante, Cristo morì a 34 anni: 1266 più 34 fa 1300.
  • Casella ricorda che «da tre mesi» l'angelo nocchiero accoglie chiunque voglia imbarcarsi (Purgatorio II, 98-99): è l'indulgenza del Giubileo indetto da Bonifacio VIII, fatta valere dal Natale del 1299. I pellegrini del Giubileo a Roma sono ricordati anche in Inferno XVIII, 28-33.

Il giorno: due ipotesi, e una terza

Che il viaggio cada nei giorni della Passione e della Pasqua è sicuro. Sulla data esatta gli studiosi si dividono. Per molti Dante segue il calendario reale: nel 1300 il venerdì santo cadeva l'8 aprile e la Pasqua il 10. Per altri pensa a una data ideale, il 25 marzo, che la tradizione medievale considerava l'anniversario della creazione del mondo, dell'Incarnazione e della morte di Cristo, e che a Firenze era il capodanno. Il sole in Ariete «con quelle stelle» che lo accompagnavano al momento della creazione (Inferno I, 37-40) si adatta a entrambe.

Nessuna delle due date soddisfa tutti i dati astronomici del poema: la luna piena della notte nella selva (Inferno XX, 127), per esempio, non coincide con quella reale dell'aprile 1300. È probabile che Dante abbia costruito un cielo esemplare più che registrarne uno osservato. Proprio su alcuni di questi dati, come Venere visibile al mattino in Purgatorio I, 19-21, si fonda un'ipotesi minoritaria che sposta il viaggio al 1301.

Come Dante segna le ore

Dante non ha orologi: dice l'ora descrivendo il cielo. Nell'Inferno gli astri non si vedono, ed è Virgilio a sapere dove si trovano: «i Pesci guizzan su per l'orizzonta» (Inferno XI, 113), la luna «è sotto i nostri piedi» (Inferno XXIX, 10). Nel Purgatorio il sole è visibile e Dante lo osserva di continuo, spesso con perifrasi che dicono che ora è nello stesso momento in più punti della Terra: mezzogiorno sul monte, notte in Marocco (Purgatorio IV, 137-139); «vespero là, e qui mezza notte era» (Purgatorio XV, 6), dove «là» è il Purgatorio e «qui» l'Italia in cui scrive. Compaiono anche le ore della preghiera, terza, nona, vespero, con cui il Medioevo divideva la giornata.

Giorno per giorno

La tabella raccoglie le indicazioni più chiare. Le ore sono approssimative e i giorni della settimana seguono il computo tradizionale, che fa cominciare il viaggio nella notte fra giovedì e venerdì santo.

Giorno e oraDove si trova DanteIndicazione nel testo
Notte del giovedì, poi mattina del venerdì santoSelva e colle«Temp'era dal principio del mattino» (Inferno I, 37)
Venerdì, tramontoInizio del viaggio con Virgilio«Lo giorno se n'andava» (Inferno II, 1)
Venerdì, mezzanotte passataDiscesa al V cerchioLe stelle che salivano ora scendono (Inferno VII, 98-99)
Sabato, prima dell'albaVI cerchioI Pesci sorgono (Inferno XI, 113-114)
Sabato, verso le sei del mattinoIV bolgiaLa luna tramonta (Inferno XX, 124-127)
Sabato, verso le setteV bolgiaCinque ore prima del mezzogiorno (Inferno XXI, 112)
Sabato, primo pomeriggioIX bolgiaLa luna sotto i piedi (Inferno XXIX, 10)
Sabato, seraGiudecca, davanti a Lucifero«Ma la notte risurge» (Inferno XXXIV, 68)
Passato il centro: mattina nell'altro emisferoInizio della risalita«già il sole a mezza terza riede» (Inferno XXXIV, 96)
Domenica di Pasqua, prima dell'albaSpiaggia del PurgatorioVenere a oriente, poi l'alba (Purgatorio I, 19-21, Purgatorio I, 115)
Domenica, mezzogiornoAntipurgatorio, fra i pigriIl sole tocca il meridiano (Purgatorio IV, 137-139)
Domenica, seraValletta dei principi«Era già l'ora che volge il disio» (Purgatorio VIII, 1)
Lunedì, mattinaDavanti alla porta, dopo il primo sognoSole alto da più di due ore (Purgatorio IX, 44)
Lunedì, metà pomeriggioFra II e III corniceTre ore al tramonto (Purgatorio XV, 1-6)
Lunedì, notteIV cornice; secondo sogno prima dell'albaLe stelle appaiono (Purgatorio XVII, 70-72); la luna verso mezzanotte (Purgatorio XVIII, 76)
Martedì, mattinaSalita alla V corniceIl sole nuovo alle spalle (Purgatorio XIX, 37-39)
Martedì, primo pomeriggioScala verso la VII corniceIl Toro al meridiano (Purgatorio XXV, 1-3)
Martedì, tramonto e notteMuro di fuoco, poi la scala; terzo sogno«Lo sol sen va» (Purgatorio XXVII, 61); Purgatorio XXVII, 94-99
Mercoledì, albaIngresso nel Paradiso terrestreGli «splendori antelucani» (Purgatorio XXVII, 109-112)
Mercoledì, mezzogiornoPresso l'EunoèIl sole nel «cerchio di merigge» (Purgatorio XXXIII, 103-104)

L'attraversamento dell'Inferno dura dunque circa ventiquattro ore, da un tramonto all'altro; il Purgatorio tre giorni e mezzo, con tre notti di sosta, perché sul monte al buio non si sale (Purgatorio VII, 44).

Il cambio di emisfero

Il punto che confonde di più è la fine dell'Inferno. Davanti a Lucifero Virgilio dice che scende la notte. Poco dopo, superato il centro della Terra, dice che il sole è già a «mezza terza», cioè che è mattina da un'ora e mezza. Dante è sbalordito e chiede come il sole abbia fatto «da sera a mane» in così poco tempo (Inferno XXXIV, 104-105). La risposta è geografica.

Qui è da man, quando di là è sera;e questi, che ne fé scala col pelo,fitto è ancora sì come prim'era.Inferno XXXIV, 118-120

Passando il centro i due sono entrati nell'emisfero opposto, e Virgilio comincia a contare le ore sul meridiano del Purgatorio, che è agli antipodi di Gerusalemme: dodici ore di differenza, come fra due fusi orari. Il tempo non è saltato; è cambiato l'orologio. Da lì un sentiero buio risale fino alla superficie, e il cammino occupa quasi una giornata intera: i poeti escono «a riveder le stelle» (Inferno XXXIV, 139) nell'ultima parte della notte, e in Purgatorio I sta per spuntare l'alba di Pasqua. Dante esce dal regno dei morti nel giorno della Resurrezione, e la coincidenza è voluta.

Il Paradiso: il tempo si perde

L'ascesa comincia a mezzogiorno, secondo la lettura più comune di Paradiso I, 43-45: l'ora più luminosa, come l'Inferno era cominciato di sera e il Purgatorio all'alba. Poi le indicazioni quasi scompaiono. Fra i cieli non ci sono giorno e notte, e gli spostamenti sono istantanei. Resta un solo dato: dalle Stelle fisse Dante guarda due volte in basso verso la Terra, e la seconda volta si accorge di aver percorso con il cielo un quarto di giro (Paradiso XXVII, 79-87), cioè sei ore. Nel Primo Mobile il tempo ha origine (Paradiso XXVII, 118-119); nell'Empireo non esiste più.

Per questo la durata del Paradiso non si può stabilire con certezza. Molti commentatori la stimano in circa un giorno, e fanno durare l'intero viaggio una settimana, fino al giovedì dopo Pasqua; è un calcolo ragionevole, ma il testo non lo conferma.

Per l'interrogazione
  • Il viaggio è ambientato nella primavera del 1300, anno del Giubileo: lo indicano Inferno I, 1, Inferno XXI, 112-114 e Purgatorio II, 98-99.
  • Sulla data di inizio ci sono due ipotesi principali: il venerdì santo reale (8 aprile) o il 25 marzo, data simbolica.
  • Inferno: dalla sera del venerdì alla sera del sabato, circa ventiquattro ore.
  • Al centro della Terra si cambia emisfero e l'ora si sposta di dodici ore: «Qui è da man, quando di là è sera» (Inferno XXXIV, 118).
  • Purgatorio: dall'alba di Pasqua al mezzogiorno del mercoledì, con tre notti e tre sogni.
  • Paradiso: inizia a mezzogiorno e non ha più un tempo misurabile; la durata di un giorno è una stima dei commentatori.