L'universo dantesco
Una Terra sferica e immobile al centro, nove cieli che le girano intorno, l'Empireo fuori dallo spazio: il cosmo in cui Dante colloca Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Un cosmo ereditato dalla scienza antica
Dante non inventa il suo universo: usa quello che si insegnava nelle università del suo tempo. Il modello viene dalla fisica di Aristotele e dall'astronomia di Tolomeo (II secolo d.C.), che i teologi come Tommaso d'Aquino avevano accordato con la Bibbia. La Terra sta ferma al centro; intorno le girano i cieli, sfere trasparenti l'una dentro l'altra, ognuna con il suo astro. Di suo Dante aggiunge la geografia dell'aldilà: dove si apre l'Inferno, dove sorge il Purgatorio, come sono nati.
Un chiarimento utile: per Dante la Terra è una sfera, non un disco. Che nel Medioevo la si credesse piatta è un luogo comune moderno; le persone istruite sapevano che è rotonda, e tutto il viaggio lo presuppone. Dante scende fino al centro del globo, lo oltrepassa e sbuca dalla parte opposta, dove trova un altro cielo e un'altra ora del giorno.
La Terra: Gerusalemme al centro, l'oceano dall'altra parte
Le terre emerse occupano un solo emisfero, che Dante chiama «la gran secca» (Inferno XXXIV, 113). Al suo centro c'è Gerusalemme; ai due estremi, a novanta gradi di distanza, stanno a oriente la foce del Gange e a occidente Cadice, con le colonne d'Ercole. Dante usa questi tre punti come un orologio: quando a Gerusalemme sorge il sole, sul Gange è mezzogiorno e in Spagna mezzanotte (Purgatorio XXVII, 1-5). L'altro emisfero è coperto dall'oceano, e nessun uomo vivo lo ha mai attraversato: ci prova Ulisse, che arriva in vista di una montagna altissima e naufraga (Inferno XXVI, 133-135).
Quella montagna è il Purgatorio. Sorge agli antipodi esatti di Gerusalemme: le due località hanno lo stesso orizzonte e «diversi emisperi» (Purgatorio IV, 67-71). Sotto Gerusalemme si apre invece la voragine dell'Inferno, che si restringe fino al centro della Terra.
La caduta di Lucifero
Voragine e montagna hanno la stessa origine, e la racconta Virgilio alla fine dell'Inferno (Inferno XXXIV, 121-126). Lucifero, l'angelo ribelle, fu scacciato dal cielo: l'arcangelo Michele «fé la vendetta del superbo strupo» (Inferno VII, 11-12). Precipitò dalla parte dell'emisfero australe e si conficcò nel centro della Terra, il punto più lontano da Dio. La terra che prima emergeva da quel lato, per orrore di lui, si ritirò sotto il mare e si raccolse nel nostro emisfero; quella che occupava il posto dell'attuale cavità risalì verso l'alto e formò la montagna. Su quest'ultimo punto Virgilio stesso è prudente e dice «forse».
Il risultato è una simmetria: un cono vuoto che scende e un cono pieno che sale, sullo stesso asse. In cima alla montagna c'è il Paradiso terrestre, il giardino da cui furono cacciati Adamo ed Eva: il punto della Terra più vicino al cielo.
I nove cieli e l'Empireo
Sopra la Terra, oltre l'aria e la sfera del fuoco, cominciano i cieli. I primi sette portano ciascuno un «pianeta» (per gli antichi lo erano anche la Luna e il Sole); l'ottavo contiene tutte le stelle fisse; il nono, il Primo Mobile o Cristallino, non ha astri ed è il più veloce: riceve il movimento da Dio e lo trasmette a tutti gli altri. Da lui dipende anche il tempo, che ha lì «le sue radici» (Paradiso XXVII, 115-120).
Oltre il Primo Mobile c'è l'Empireo, che non è un luogo fisico. È immobile, fuori dallo spazio e dal tempo, e non ha «altro dove / che la mente divina» (Paradiso XXVII, 109-110); Beatrice lo definisce il «ciel ch'è pura luce» (Paradiso XXX, 39). È la sede di Dio, degli angeli e dei beati. Il nome compare una volta sola nel poema, all'inizio, quando Dante parla dell'«empireo ciel» (Inferno II, 21); nel Paradiso è sempre indicato con giri di parole.
Chi muove i cieli
I cieli non girano da soli. Ognuno è mosso da un ordine di angeli, le intelligenze motrici: il moto e l'influsso delle sfere vengono da loro «come dal fabbro l'arte del martello» (Paradiso II, 127-129). Attraverso i cieli la forza di Dio scende sulla Terra e agisce sulla natura e sulle inclinazioni degli uomini, che però restano liberi di scegliere.
Gli ordini angelici sono nove, in tre gerarchie, e Beatrice li elenca in Paradiso XXVIII, 98-126 seguendo Dionigi l'Areopagita. Papa Gregorio Magno aveva proposto un ordine diverso: quando arrivò in cielo e vide come stavano le cose, dice Beatrice, «di sé medesmo rise» (Paradiso XXVIII, 133-135).
| Cielo | Astro | Ordine angelico | Beati che vi appaiono | Canti |
|---|---|---|---|---|
| I | Luna | Angeli | Spiriti che mancarono ai voti | da Paradiso II a Paradiso V |
| II | Mercurio | Arcangeli | Spiriti attivi per desiderio di gloria | da Paradiso V a Paradiso VII |
| III | Venere | Principati | Spiriti amanti | Paradiso VIII, Paradiso IX |
| IV | Sole | Potestà | Spiriti sapienti | da Paradiso X a Paradiso XIV |
| V | Marte | Virtù | Combattenti per la fede | da Paradiso XIV a Paradiso XVIII |
| VI | Giove | Dominazioni | Spiriti giusti | da Paradiso XVIII a Paradiso XX |
| VII | Saturno | Troni | Spiriti contemplativi | Paradiso XXI, Paradiso XXII |
| VIII | Stelle fisse | Cherubini | Trionfo di Cristo e di Maria | da Paradiso XXII a Paradiso XXVII |
| IX | Primo Mobile (nessun astro) | Serafini | I cori angelici | da Paradiso XXVII a Paradiso XXIX |
| Empireo | — | — | Tutti i beati, nella rosa | da Paradiso XXX a Paradiso XXXIII |
Il punto e la rosa
Nel Primo Mobile Dante vede un'immagine che rovescia quella del cosmo fisico. Al centro c'è un punto di luce così intensa da non potersi guardare, e intorno gli ruotano nove cerchi di fuoco: sono i cori angelici, e il punto è Dio.
un punto vidi che raggiava lumeacuto sì, che 'l viso ch'elli affocachiuder conviensi per lo forte acume;Paradiso XXVIII, 16-18
Qui il cerchio più veloce è il più piccolo, quello dei Serafini, mentre fra i cieli materiali il più veloce è il più grande. Dante se ne stupisce e Beatrice gli spiega che ciò che conta non è la grandezza ma la «virtute» (Paradiso XXVIII, 64-66): il coro più vicino a Dio muove il cielo più ampio. Nell'universo visibile Dio sembra la periferia che avvolge tutto; in quello vero è il centro da cui «depende il cielo e tutta la natura» (Paradiso XXVIII, 41-42).
Nell'Empireo, infine, i beati appaiono tutti insieme, «In forma dunque di candida rosa» (Paradiso XXXI, 1): un anfiteatro immenso di seggi disposti a gradini, sul quale gli angeli scendono e risalgono come uno sciame di api (Paradiso XXXI, 7-9).
- Il modello è geocentrico, di origine aristotelica e tolemaica: Terra sferica e immobile al centro, nove cieli mobili, Empireo immobile.
- Le terre emerse stanno in un solo emisfero, con Gerusalemme al centro fra il Gange e Cadice; agli antipodi sorge la montagna del Purgatorio.
- Inferno e Purgatorio nascono dalla caduta di Lucifero, scacciato dall'arcangelo Michele (Inferno XXXIV, 121-126).
- Ogni cielo è mosso da un ordine angelico, secondo l'elenco di Paradiso XXVIII: dagli Angeli (Luna) ai Serafini (Primo Mobile).
- L'Empireo è fuori dallo spazio e dal tempo: è la sede reale di Dio, degli angeli e dei beati, che formano la candida rosa.
- In Paradiso XXVIII Dio appare come un punto luminoso circondato da nove cerchi di fuoco: è il centro, non il margine, dell'universo.