L'ascesa al cielo di Mercurio, dove moltissimi splendori vengono incontro ai due pellegrini.
Paradiso · Cielo della Luna / Cielo di Mercurio
Paradiso, Canto V
««S'io ti fiammeggio nel caldo d'amore…»
La prima parte del canto quinto è occupata dalla spiegazione con la quale Beatrice risponde alla domanda di Dante riguardante la possibilità di compensare i voti non adempiuti con altre opere buone.
Luogo
Cielo della Luna, Cielo di Mercurio
Anime
Spiriti che mancarono ai voti; Spiriti attivi per la gloria
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Testo e parafrasi del canto V
Parafrasi
Tocca una terzina per vedere la parafrasi
1
«S'io ti fiammeggio nel caldo d'amoreAdi là dal modo che 'n terra si vede,Bsì che del viso tuo vinco il valore,A
4
non ti maravigliar; ché ciò procedeBda perfetto veder, che, come apprende,Ccosì nel bene appreso move il piede.B
“Se io nell’ardore dell’amore divino risplendo ai tuoi occhi in modo superiore a quello che si può vedere (risplendere) sulla terra, tanto che la tua capacità visiva rimane sopraffatta, non meravigliarti, perché tale effetto proviene dalla perfezione della mia vista, la quale, quanto più percepisce la luce divina, tanto più si addentra nel bene percepito (ed è da questo illuminata).
«Se io risplendo verso di te nel calore dell'amore oltre il modo che si vede in terra, così che vinco la forza dei tuoi occhi, non meravigliarti; perché ciò deriva da una visione perfetta, che, man mano che comprende, così avanza verso il bene compreso.
7
Io veggio ben sì come già resplendeCne l'intelletto tuo l'etterna luce,Dche, vista, sola e sempre amore accende;C
lo vedo chiaramente come nel tuo intelletto risplende già la luce della verità eterna, la quale, in chi la vede, accende essa sola è per sempre l’ amore di se;
Io vedo bene come già risplende nel tuo intelletto la luce eterna, che, una volta vista, accende sempre amore, essa sola;
10
e s'altra cosa vostro amor seduce,Dnon è se non di quella alcun vestigio,Emal conosciuto, che quivi traluce.D
13
Tu vuo' saper se con altro servigio,Eper manco voto, si può render tantoFche l'anima sicuri di letigio».E
e se qualche altro bene terreno attrae il vostro desiderio, è solo perché in esso traspare una parvenza, mal compresa, della verità eterna. Tu desideri sapere se, in caso di voto inadempiuto, si può compensare (Dio) con altra opera meritoria, tale che metta l’animo al sicuro da ogni contrasto (con la giustizia divina). ”Con tali parole Beatrice cominciò a esporre l’argomento di questo canto;
e se un'altra cosa seduce il vostro amore, non è altro che una qualche traccia di quella luce, mal compresa, che vi traspare. Tu vuoi sapere se, per un voto non mantenuto, si può dare in cambio tanto con un'altra opera buona da mettere l'anima al sicuro da contestazioni».
16
Sì cominciò Beatrice questo canto;Fe sì com'uom che suo parlar non spezza,Gcontinuò così 'l processo santo:F
19
«Lo maggior don che Dio per sua larghezzaGfesse creando, e a la sua bontateHpiù conformato, e quel ch'e' più apprezza,G
e come colui che non interrompe il suo discorso, ella continuò così il santo (perché ispirato da Dio) ragionamento: “Il dono più grande che Dio, creando (gli uomini), abbia fatto per sua generosità e insieme quello più conforme alla sua bontà e quello che Egli stesso stima più di tutti (gli altri doni), fu la libertà della volontà (il libero arbitrio);
Così Beatrice cominciò questo canto; e, come una persona che non interrompe il suo discorso, continuò così il santo ragionamento: «Il dono più grande che Dio nella sua generosità fece creando, e il più conforme alla sua bontà, e quello che egli apprezza di più,
22
fu de la volontà la libertate;Hdi che le creature intelligenti,Ie tutte e sole, fuoro e son dotate.H
25
Or ti parrà, se tu quinci argomenti,Il'alto valor del voto, s'è sì fattoJche Dio consenta quando tu consenti;I
28
ché, nel fermar tra Dio e l'uomo il patto,Jvittima fassi di questo tesoro,Ktal quale io dico; e fassi col suo atto.J
e di questo dono furono e sono dotate, tutte e soltanto loro, le creature intelligenti, Ora, se tu ragioni partendo da questa premessa, ti apparirà chiara la grande importanza del voto, purché sia tale che Dio accetti quando tu prometti, perché, nello stabilire (col voto) il patto tra Dio e l’uomo, si fa sacrificio di questo tesoro del libero volere, tesoro così prezioso come ti ho detto: e (questo sacrificio) si compie con un atto della volontà stessa. Dunque che cosa si può offrire a Dio in risarcimento (del voto non osservato)?
fu la libertà della volontà; della quale le creature intelligenti, tutte e solo loro, furono e sono dotate. Ora, se ragioni partendo da qui, ti apparirà l'alto valore del voto, se è fatto in modo che Dio acconsenta quando tu acconsenti; perché, nello stringere il patto tra Dio e l'uomo, si fa sacrificio di questo tesoro (la libera volontà), così come dico; e lo si fa con un suo stesso atto.
31
Dunque che render puossi per ristoro?KSe credi bene usar quel c'hai offerto,Ldi maltolletto vuo' far buon lavoro.K
Se tu credi di poter usare ancora per uno scopo buono quella libertà che hai offerta (a Dio), pretendi di fare opere di bene con una cosa presa illecitamente ad altri.
Dunque che cosa si può dare in compenso? Se credi di usare bene ciò che hai offerto, vuoi fare opera buona con un bene rubato.
34
Tu se' omai del maggior punto certo;Lma perché Santa Chiesa in ciò dispensa,Mche par contra lo ver ch'i' t'ho scoverto,L
37
convienti ancor sedere un poco a mensa,Mperò che 'l cibo rigido c'hai preso,Nrichiede ancora aiuto a tua dispensa.M
Tu ormai conosci con certezza il punto essenziale della questione; ma poiché la Santa Chiesa dispensa in materia di voto, la qual cosa sembra in contrasto con la verità che io ti ho esposto, devi ancora prestarmi un poco di attenzione, perché l’ardua dimostrazione che hai appresa, ha bisogno ancora di aiuto per essere assimilata.
Ormai sei certo del punto principale; ma poiché la Santa Chiesa concede dispense in questo, cosa che sembra contraria alla verità che ti ho rivelato, conviene che tu sieda ancora un poco a tavola, perché il cibo duro che hai preso richiede ancora aiuto per la tua digestione.
40
Apri la mente a quel ch'io ti palesoNe fermalvi entro; ché non fa scienza,Osanza lo ritenere, avere inteso.N
Apri la tua mente a quello che ti manifesto e fissalo bene nella memoria, perché l’aver capito, senza ricordare quello che si è compreso, non forma scienza.
Apri la mente a ciò che ti rivelo e fissalo lì dentro; perché aver capito, senza ritenere, non dà conoscenza.
43
Due cose si convegnono a l'essenzaOdi questo sacrificio: l'una è quellaPdi che si fa; l'altr'è la convenenza.O
Due cose sono necessarie all’ essenza di questo sacrificio (a costituire l’essenza del voto): una è la materia del voto; l’altra è il patto tra Dio e l’uomo.
Due cose fanno parte dell'essenza di questo sacrificio: l'una è ciò di cui si fa (la materia); l'altra è il patto stesso.
46
Quest'ultima già mai non si cancellaPse non servata; e intorno di leiQsì preciso di sopra si favella:P
Quest’ultimo elemento del voto non si annulla mai se non quando sia stato completamente adempiuto: e proprio riferendomi ad esso ho parlato prima in termini così assoluti:
Quest'ultimo non si cancella mai se non mantenendolo; ed è su di esso che si è parlato prima in modo così preciso:
49
però necessitato fu a li EbreiQpur l'offerere, ancor ch'alcuna offertaRsì permutasse, come saver dei.Q
52
L'altra, che per materia t'è aperta,Rpuote ben esser tal, che non si fallaSse con altra materia si converta.R
perciò agli Ebrei rimase sempre l’obbligo di fare offerte a Dio, anche se si poteva permutare la materia del voto, come devi sapere anche tu.L’altro elemento, che ti è stato dichiarato come materia del voto, può ben essere di natura tale, che non si pecca se viene commutato con un altro oggetto.
perciò per gli Ebrei fu obbligatorio comunque offrire, anche se a volte l'offerta si poteva cambiare, come devi sapere. L'altra, che ti è stata spiegata come materia, può essere tale che non si sbaglia se la si scambia con un'altra materia.
55
Ma non trasmuti carco a la sua spallaSper suo arbitrio alcun, sanza la voltaTe de la chiave bianca e de la gialla;S
58
e ogne permutanza credi stolta,Tse la cosa dimessa in la sorpresaUcome 'l quattro nel sei non è raccolta.T
Ma nessuno cambi di suo arbitrio il peso che si è posto sulle sue spalle, senza che girino e la chiave d’argento e quella d’oro;e giudica errata ogni commutazione, se la materia del voto abbandonato non è contenuta per entità nella cosa presa in cambio, come il quattro nel sei.
Ma nessuno cambi di sua iniziativa il peso sulla propria spalla senza il giro della chiave bianca e di quella gialla (l'autorità della Chiesa); e considera stolto ogni scambio se la cosa lasciata non è contenuta in quella presa come il quattro nel sei.
61
Però qualunque cosa tanto pesaUper suo valor che tragga ogne bilancia,Vsodisfar non si può con altra spesa.U
Perciò quella materia di voto il cui valore sia di peso tale da far traboccare ogni bilancia (non potendo trovare il suo contrappeso), non può essere compensata con alcun’altra offerta;
Perciò qualunque cosa pesa tanto per il suo valore da far scendere ogni bilancia non si può compensare con un'altra spesa.
64
Non prendan li mortali il voto a ciancia;Vsiate fedeli, e a ciò far non bieci,Wcome Ieptè a la sua prima mancia;V
Gli uomini non prendano il voto alla leggiera: siate fedeli (nell’osservare i voti) e nel farli non siate sconsiderati, come fu Jefte riguardo all’offerta (di sacrificare a Dio) la prima persona che gli fosse venuta incontro:
I mortali non prendano il voto per gioco; siate fedeli, ma nel farlo non sconsiderati, come Iefte con la sua prima offerta;
67
cui più si convenia dicer 'Mal feci',Wche, servando, far peggio; e così stoltoXritrovar puoi il gran duca de' Greci,W
70
onde pianse Efigènia il suo bel volto,Xe fé pianger di sé i folli e i saviYch'udir parlar di così fatto cólto.X
a lui sarebbe stato più conveniente dire “Ho agito stoltamente (con questo voto)”, piuttosto che, osservandolo, commettere una empietà: e allo stesso modo puoi giudicare stolto Agamennone, il grande condottiero dei Greci, a causa del quale Ifigenia rimpianse la propria bellezza (motivo del suo sacrificio), e fece piangere sulla sua sorte tutti gli uomini, gli stolti e i saggi, che udirono parlare di un atto di culto di questo genere.
al quale conveniva di più dire «Ho fatto male», piuttosto che fare peggio mantenendo il voto; e altrettanto stolto puoi trovare il grande condottiero dei Greci (Agamennone), per cui Ifigenia pianse la sua bellezza, e fece piangere per sé i folli e i saggi che udirono parlare di un simile rito.
73
Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:Ynon siate come penna ad ogne vento,Ze non crediate ch'ogne acqua vi lavi.Y
Ma voi, o cristiani, siate più ponderati nel far voti: non siate volubili come una piuma ad ogni soffio di vento, e non crediate che qualunque altra offerta sia come un’acqua che vi liberi (dal debito di un voto inadempiuto).
Siate più seri, Cristiani, nel muovervi: non siate come una piuma a ogni vento, e non crediate che ogni acqua vi lavi.
76
Avete il novo e 'l vecchio Testamento,Ze 'l pastor de la Chiesa che vi guida;AAquesto vi basti a vostro salvamento.Z
Avete (come guida) i libri sacri del Nuovo e del Vecchio Testamento, e il pastore della Chiesa che vi conduce: questo vi deve bastare per la vostra salvezza eterna.
Avete il Nuovo e l'Antico Testamento, e il pastore della Chiesa che vi guida; questo vi basti per la vostra salvezza.
79
Se mala cupidigia altro vi grida,AAuomini siate, e non pecore matte,ABsì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!AA
Se una cattiva passione vi stimola a fare diversamente, siate uomini (padroni di voi stessi), e non pecore prive di discernimento, in modo che i Giudei che vivono in mezzo a voi non debbano ridere di voi.
Se una malvagia cupidigia vi grida altro, siate uomini e non pecore impazzite, così che il Giudeo che vive tra voi non rida di voi!
82
Non fate com'agnel che lascia il latteABde la sua madre, e semplice e lascivoACseco medesmo a suo piacer combatte!».AB
85
Così Beatrice a me com'io scrivo;ACpoi si rivolse tutta disianteADa quella parte ove 'l mondo è più vivo.AC
Non fate come l’ agnello che lascia il latte materno, e sconsiderato e irrequieto va giostrando con le corna da solo a suo capriccio! ” Beatrice mi parlò così come sto scrivendo; poi si rivolse vibrante di intenso desiderio verso quella parte dove il cielo è maggiormente ravvivato (dalla luce del sole).
Non fate come l'agnello che lascia il latte della madre e, ingenuo e capriccioso, combatte con sé stesso per gioco!». Così mi parlò Beatrice, come io scrivo; poi si rivolse tutta piena di desiderio verso la parte dove il mondo è più vivo (verso l'alto).
88
Lo suo tacere e 'l trasmutar sembianteADpuoser silenzio al mio cupido ingegno,AEche già nuove questioni avea davante;AD
Il suo silenzio e la trasfigurazione del suo aspetto imposero silenzio al mio ingegno desideroso di sapere, che già aveva pronte nuove domande;
Il suo tacere e il cambiamento del suo aspetto imposero silenzio al mio ingegno desideroso di sapere, che già aveva davanti nuove domande;
91
e sì come saetta che nel segnoAEpercuote pria che sia la corda queta,AFcosì corremmo nel secondo regno.AE
e con la velocità di una freccia, che colpisce il bersaglio prima che la corda dell’arco abbia cessato di vibrare, salimmo al secondo cielo.
e come una freccia che colpisce il bersaglio prima che la corda abbia smesso di vibrare, così corremmo nel secondo regno (il cielo di Mercurio).
94
Quivi la donna mia vid'io sì lieta,AFcome nel lume di quel ciel si mise,AGche più lucente se ne fé 'l pianeta.AF
Qui vidi la mia donna così raggiante di letizia, non appena entrò nella luce di quel cielo, che il pianeta (in cui eravamo giunti) divenne più luminoso.
Lì vidi la mia donna così lieta, appena entrò nella luce di quel cielo, che il pianeta stesso ne divenne più luminoso.
97
E se la stella si cambiò e rise,AGqual mi fec'io che pur da mia naturaAHtrasmutabile son per tutte guise!AG
E se il pianeta (che è di natura immutabile) si trasfigurò e rise di letizia, come non divenni io che proprio per la mia natura umana sono soggetto ad ogni cambiamento!
E se la stella si trasformò e sorrise, come divenni io, che per mia natura sono mutevole in ogni modo!
100
Come 'n peschiera ch'è tranquilla e puraAHtraggonsi i pesci a ciò che vien di foriAIper modo che lo stimin lor pastura,AH
103
sì vid'io ben più di mille splendoriAItrarsi ver' noi, e in ciascun s'udìa:AJ«Ecco chi crescerà li nostri amori».AI
Come in una peschiera dall’acqua tranquilla e cristallina i: pesci accorrono verso ciò che viene gettato (in essa) dall’esterno perché lo credono cibo per loro, così io vidi più di mille anime luminose accorrere verso di noi, e dentro ciascuna si udiva dire: “ Ecco chi accrescerà il nostro spirito di amore (dandoci modo di illuminarlo con le nostre spiegazioni) ”.
Come in una peschiera tranquilla e limpida i pesci accorrono verso ciò che viene da fuori, in modo da crederlo il loro cibo, così vidi ben più di mille splendori dirigersi verso di noi, e in ciascuno si udiva: «Ecco chi farà crescere il nostro amore».
106
E sì come ciascuno a noi venìa,AJvedeasi l'ombra piena di letiziaAKnel folgór chiaro che di lei uscia.AJ
E via via che ciascun splendore si avvicinava a noi, si intravedeva l’ anima piena di letizia attraverso l’abbagliante fulgore che si irradiava da lei.
E man mano che ognuno veniva verso di noi, si vedeva l'ombra piena di gioia nel chiaro fulgore che usciva da lei.
109
Pensa, lettor, se quel che qui s'iniziaAKnon procedesse, come tu avrestiALdi più savere angosciosa carizia;AK
Pensa, o lettore, come sentiresti angosciosamente la mancanza di una maggiore conoscenza (di ciò che rimane da raccontare), se la trattazione che qui comincia non dovesse continuare;
Pensa, lettore, se ciò che qui comincia non proseguisse, come avresti un'angosciosa mancanza di sapere di più;
112
e per te vederai come da questiALm'era in disio d'udir lor condizioni,AMsì come a li occhi mi fur manifesti.AL
115
«O bene nato a cui veder li troniAMdel triunfo etternal concede graziaANprima che la milizia s'abbandoni,AM
118
del lume che per tutto il ciel si spaziaANnoi semo accesi; e però, se disiiAOdi noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia».AN
e capirai da te stesso (senza bisogno che te lo spieghi) come io ardessi dal desiderio di sapere da costoro la loro condizione non appena li potei vedere. “ O spirito destinato alla salvezza, a cui la grazia divina concede di vedere i seggi dei beati nel trionfo dell’Empireo, prima di aver abbandonato la vita terrena, noi siamo accesi dalla luce dell’amore divino che si diffonde per tutto il cielo;
e da te stesso capirai come io desiderassi udire da questi la loro condizione, appena mi furono visibili agli occhi. «O ben nato, a cui la grazia concede di vedere i troni del trionfo eterno prima di lasciare la milizia (la vita terrena), noi siamo accesi dalla luce che si diffonde per tutto il cielo; e perciò, se desideri avere chiarimenti su di noi, saziati a tuo piacere».
121
Così da un di quelli spirti piiAOdetto mi fu; e da Beatrice: «Dì, dìAPsicuramente, e credi come a dii».AO
124
«Io veggio ben sì come tu t'annidiAPnel proprio lume, e che de li occhi il traggi,AQperch'e' corusca sì come tu ridi;AP
e perciò, se desideri avere spiegazioni sul nostro conto, sarai appagato quanto desideri. ” Cosi mi fu detto da uno di quegli spiriti benevoli; e da Beatrice: “Parla, parla liberamente, e credi a loro come si crede ad esseri divinizzati ”. “ lo vedo chiaramente che tu sei chiusa come in un nido nel tuo splendore, e che lo effondi dagli occhi, perché esso lampeggia non appena tu sorridi;
Così mi fu detto da uno di quegli spiriti pii; e da Beatrice: «Parla, parla con sicurezza, e credi loro come a degli dèi». «Io vedo bene come tu ti annidi nella tua stessa luce, e che la fai uscire dagli occhi, perché essa sfavilla quando tu sorridi;
127
ma non so chi tu se', né perché aggi,AQanima degna, il grado de la speraARche si vela a' mortai con altrui raggi».AQ
ma non so chi tu sia, né perché tu abbia, o anima degna, il grado di beatitudine proprio del cielo di Mercurio, che è velato ai nostri occhi dai raggi del sole.
ma non so chi sei, né perché tu abbia, anima degna, il grado di questo cielo che si nasconde ai mortali con i raggi altrui (del sole)».
130
Questo diss'io diritto alla lumeraARche pria m'avea parlato; ond'ella fessiASlucente più assai di quel ch'ell'era.AR
Questo dissi rivolto allo splendore luminoso che prima mi aveva parlato; per cui essa (per la gioia di poter esplicare il suo spirito di carità) divenne assai più splendente di quanto non fosse precedentemente.
Questo dissi rivolto verso la luce che mi aveva parlato per prima; per cui essa divenne molto più lucente di quanto era.
133
Sì come il sol che si cela elli stessiASper troppa luce, come 'l caldo ha róseATle temperanze d'i vapori spessi,AS
136
per più letizia sì mi si nascoseATdentro al suo raggio la figura santa;AUe così chiusa chiusa mi rispuoseAT
139
nel modo che 'l seguente canto canta.AU
Come il sole si nasconde (ai nostri sguardi) da solo per la sua luce eccessiva, non appena il calore ha sciolto i fitti vapori che ne temperavano la luce, nello stesso modo per la cresciuta letizia la figura dell’anima beata si nascose alla mia vista entro la sua luce abbagliante; e cosi tutta fasciata nel suo splendore mi rispose come verrà rivelato nel canto seguente.
Come il sole che si nasconde da sé stesso per l'eccesso di luce, quando il calore ha consumato il velo dei vapori densi, così, per la gioia maggiore, la figura santa mi si nascose dentro il suo raggio; e così, tutta chiusa, mi rispose nel modo che il canto seguente canta.
Riassunto del canto V
La prima parte del canto quinto è occupata dalla spiegazione con la quale Beatrice risponde alla domanda di Dante riguardante la possibilità di compensare i voti non adempiuti con altre opere buone. Ella dapprima dimostra la santità del voto: con esso, infatti, I’uomo fa sacrificio a Dio del dono più grande ricevuto dal suo Creatore, quello del libero arbitrio. Non può, dunque, usare nuovamente della libertà che egli ha offerto a Dio con un atto della propria volontà. Per prevenire una nuova domanda di Dante (perché, allora, la Chiesa può dispensare dal voto?), Beatrice distingue nel voto i due elementi essenziali: la materia e il patto. La prima può essere mutata, ma solo con il permesso della Chiesa e solo se la nuova offerta è superiore, in valore, alla prima. Il secondo non può essere cancellato se non quando il voto è stato adempiuto completamente. Da qui deriva la necessità, per i cristiania di riflettere attentamente prima di offrire voti che non possono mantenere. Beatrice e Dante ascendono poi al secondo cielo, quello di Mercurio, nel quale si trovano le anime di coloro che in vita operarono il bene per conseguire onore e gloria. Uno spirito si rivolge al Poeta dichiarandosi pronto a soddisfare, in nome della carità, ogni sua domanda. Dante chiede di poter conoscere il nome di quest’anima e il motivo per cui essa gode del grado di beatitudine proprio del cielo di Mercurio.
In breve
Dove e chi
Cielo della Luna: Spiriti che mancarono ai voti. Volti trasparenti come riflessi.
Cielo di Mercurio: Spiriti attivi per la gloria. Luci che si nascondono nella propria luce.
Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.
Introduzione critica
Abbiamo parlato, a proposito del canto quarto, dell’esaltazione dei valori umani che caratterizza la poesia della terza cantica e del mirabile congiungersi di questi valori al mondo della fede. Tale motivo riceve nel canto quinto una trattazione particolare, configurandosi come celebrazione della volontà e della libertà individuali. Il Paradiso non è solo mistica contemplazione di immagini di luce e di realtà sovrannaturali, in contrapposizione all’Inferno - dove il Poeta avrebbe cantato, nelle figure di Francesca, Farinata, Brunetto Latini, Ulisse, i valori più degni di ammirazione, anche se realizzati fuori della Grazia - bensì appare animato, soprattutto nella prima parte, dalla consapevolezza della nobiltà e dell’altezza delle doti umane, morali e intellettuali. Queste virtù non hanno più il proprio fine e il proprio compenso in se stesse, come aveva sostenuto lo stesso Dante nel Convivio, seguendo le orme di Aristotile, ma avvertono l’esigenza di una direzione extranaturale che conferisca loro un significato perennemente valido. Per questo motivo il Poeta esamina e risolve il problema del voto alla luce dell’autorità della Chiesa, rappresentante del Dio in terra. Viene Cosi rilevata un’altra caratteristica del canto: l’interesse pratico che rivestono i temi trattati, i quali, lungi dall’essere di natura filosofica, riguardano la condotta dei fedeli, la vita della Chiesa. In questa visione prende il necessario rilievo la apostrofe di Beatrice, accorata protesta contro coloro che non accettano i doveri che il cammino nell’ambito della Chiesa impone. Nella disquisizione del canto quarto riguardante l’ordinamento morale del paradiso e la distinzione della volontà in relativa ed assoluta la fantasia appariva subordinata al procedimento didascalico-teologico; il Poeta usava modi precisi, chiari, sforzandosi di riprodurre esattamente la cosa contemplata o sentita, senza divagare nel lirico o abusare di mezzi espressivi retorici. Nel quinto, invece, il discorso, anche se appare tutto teso a rendere manifesta la forza della verità che fuga ogni ombra e disperde ogni incertezza, non diventa un’arida trasposizione in versi di una pagina di teologia, come vorrebbe il Vossler, bensì assume uno svolgimento animato, ricco di richiami alla realtà di tutti i giorni e di immagini concrete (versi 29-30; 32-33; 37-39; 55-57; 5960; 61-63;74-75; 82-84), di acute sentenze (versi 40-42) e di momenti venati di commozione (versi 70-72), di solenni avvertimenti (versi 64-65; 73-80) e di punte polemiche (versi 66-69; 81). Il Chiari divide questo canto in cinque momenti, chiamando il primo (versi 1-12) "stupefatto silenzio", il secondo (versi 13-85) "dottrinale", il terzo (versi 86-99) "incantante letizia ", il quarto (versi i 00- 114) "celebrazione della carità", il quinto (versi 115-139) "celebrazione esaltante della grandezza ". Questa divisione, che ha valore puramente esterno, è utile come elemento riassuntivo dei motivi del canto, la cui trama, dunque, si presenta ricca e complessa. Tuttavia il Chiari non ha rilevato che un motivo prevale su tutti gli altri: quello del rapimento della mente umana nella graduale contemplazione delle verità sovrannaturali. Il Montanari osserva a questo proposito: "tale rapimento, appunto perché rapimento, non è di pura conoscenza teoretica, bensì di contemplazione amorosa: la teologia nulla toglie all’amore, ma anzi lo perfeziona elevandolo a reale amore soprannaturale, a carità gratuita ed incondizionata che si identifica con la vita stessa divina operante nell’uomo, sì da condurlo a vedere tutta la realtà, di grado in grado, nella superiore luce divina". Questo significa che lo svolgimento del canto procede non su due vie destinate a non incontrarsi, ma su un piano di carattere dottrinale che si trasforma man mano in affettivo: così la perfetta visione di Beatrice, che ormai contempla il beatifico volto di Dio, genera perfetto amore, il quale spinge Dante ad ascendere di cielo in cielo, di verità in verità, generando sempre nuovo splendore: intelligenza-amore-luce, benché possa essere considerata la triade su cui si regge tutta la poesia del Paradiso, trova una suggestiva manifestazione proprio in questo canto. Alla fine del canto quinto viene presentato il secondo gruppo di anime beate, dopo quelle del cielo della Luna. Anche qui una similitudine (come ‘n peschiera...), fra le più limpide e immediate, traduce in immagine una condizione di beatitudine incantata e appagata. Tuttavia mentre nelle anime del primo cielo è "un apparire senza parere, un illuminare senza abbagliare, un sorridere senza confondere" (Chiari), ora gli spiriti appaiono come splendori distinguibili, pur nella luce che li avvolge quasi fosse il loro elemento, come l’acqua per i pesci della peschiera... tranquilla e pura. Non sono più immobili come perla in bianca fronte, ma avanzano trascinati da un ardente moto di desiderio verso Dante, e non sono più solo "pronti" a parlare, ma incominciano per primi, con parole esultanti: ecco chi crescerà li nostri amori. Ond’ella, pronta e con occhi ridenti... con quelle altr’ombre pria sorrise un poco: così Dante ha visto sorridere Piccarda e le altre anime del primo cielo, mentre ora il sorriso diventa un motivo poetico altamente suggestivo che caratterizza gli ultimi versi del canto quinto. L’anima beata emerge da questo sorriso come da un’indistinta lontananza, prima accennata col paragone del pesce che si avvicina attraverso la trasparenza crescente dell’acqua, ed ora culminante in questa immagine sfolgorante (versi 124-126). Più l’anima arde di carità e più sorride attraverso gli occhi; più gli occhi sorridono, più splendore diffondono all’intorno, fasciando di luce quell’anima: "Anche questa volta il Poeta, a significare questa inesprimibile effusione celeste, coglie dalla nostra vita quotidiana l’espressione massima della gioia, ma della gioia piena che si tramuta nel brillio del riso; e la sublima, e la fa tutta celeste, inondandola appunto di paradisiaca luce" (Chiari).
vv. 1-6«S'io ti fiammeggio nel caldo d'amoredi là dal modo che 'n terra si vede,sì che del viso tuo vinco il valore,non ti maravigliar; ché ciò procededa perfetto veder, che, come apprende,così nel bene appreso move il piede.Leggi nel testo
Il canto V del Paradiso si apre con Beatrice che fiammeggia nel «caldo d'amore». La parola amore ricorre spesso in questo canto. E se si confrontano i canti V delle tre cantiche, si scopre che il tema dell'amore li lega tutti.
Nell'Inferno, il canto V è quello di Paolo e Francesca, l'amore passionale che porta alla morte e alla dannazione. Nel Purgatorio, il canto V racconta di anime strappate alla vita con violenza, tra cui la Pia, uccisa probabilmente dal marito, che chiede con dolcezza di essere ricordata. Nel Paradiso l'amore è ormai pura luce divina che avvolge le anime come un corpo.
Nella numerologia medievale, che Dante conosceva bene, il numero cinque era associato all'amore. Dante costruisce così una salita: dall'amore sensuale a quello spirituale, dal dolore della perdita alla beatitudine. Le simmetrie numeriche della Commedia non sono un gioco, ma un modo di dare ordine al significato.
Verifica
Fili rossi · questo canto nel resto del poema
Il canto V di ogni cantica
Ne parla la scheda «Francesca e Paolo: una storia vera» (Inf. V).