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I tre regni

Il Purgatorio

Un'isola-montagna in mezzo all'oceano, dove le anime salvate si purificano salendo. È l'unico regno in cui il tempo scorre: ci sono albe, tramonti, notti di sosta e sogni.

Un regno recente

Inferno e Paradiso avevano dietro di sé secoli di descrizioni. Il Purgatorio no. Lo storico Jacques Le Goff, nel libro «La nascita del Purgatorio» (1981), ha mostrato che l'idea di una purificazione dopo la morte è antica, ma che solo verso la fine del XII secolo si comincia a parlare del Purgatorio come di un luogo a sé, con un nome proprio; la Chiesa ne fissò la dottrina nel concilio di Lione del 1274, quando Dante era bambino. Su come fosse fatto, non c'era nulla di stabilito. Dante ebbe quindi mano libera, e secondo Le Goff il suo poema è la rappresentazione più alta che il Purgatorio abbia mai avuto.

La sua scelta più originale è la forma. Spesso lo si immaginava sottoterra, simile a un Inferno a tempo; Dante ne fa una montagna all'aria aperta, in mezzo all'oceano dell'emisfero australe, agli antipodi di Gerusalemme. La pena è una salita, e ha una fine: è il «secondo regno / dove l'umano spirito si purga / e di salire al ciel diventa degno» (Purgatorio I, 4-6).

La spiaggia e l'Antipurgatorio

Dante e Virgilio sbucano sulla spiaggia poco prima dell'alba, e la prima cosa che il testo registra è un colore: «Dolce color d'oriental zaffiro» (Purgatorio I, 13). Li accoglie il custode, Catone, il romano che si uccise per non sottomettersi a Cesare: un pagano e un suicida, scelto perché Dante, come lui, «libertà va cercando» (Purgatorio I, 71). Le anime arrivano dal mare. Si raccolgono alla foce del Tevere (Purgatorio II, 100-105) e un angelo le traghetta su una barca leggera, mentre cantano tutte insieme il salmo «In exitu Israel de Aegypto» (Purgatorio II, 46-48).

La parte bassa del monte è l'Antipurgatorio. Chi vi sosta è salvo ma non può ancora cominciare la purificazione, perché si pentì tardi. Gli scomunicati aspettano trenta volte il tempo passato fuori dalla Chiesa (Purgatorio III, 136-141); i pigri come Belacqua tanto quanto vissero (Purgatorio IV, 130-132). Seguono i morti di morte violenta e, in una valletta fiorita, i principi che trascurarono l'anima per il governo.

L'attesa può accorciarsi grazie alle preghiere dei vivi: sono i suffragi. Per questo quasi tutte le anime chiedono a Dante di ricordarle a qualcuno, come Manfredi con la figlia Costanza. Dante se ne stupisce e Virgilio chiarisce il punto in Purgatorio VI, 28-48. Fra il mondo dei vivi e questo regno il legame resta aperto: nell'Inferno era chiuso per sempre.

La porta e le sette P

Il Purgatorio vero comincia a una porta, che Dante raggiunge nel sonno, portato da Santa Lucia (Purgatorio IX, 55-57). Davanti ci sono tre gradini di colore diverso: marmo bianco in cui ci si specchia, pietra scura e screpolata, porfido rosso come sangue (Purgatorio IX, 94-102). Di solito vi si riconoscono i momenti della confessione: l'esame di sé, il dolore per la colpa, la riparazione. Sulla soglia siede un angelo con una spada e due chiavi.

Sette P ne la fronte mi descrissecol punton de la spada, e «Fa che lavi,quando se' dentro, queste piaghe», disse.Purgatorio IX, 112-114

Le P stanno per i sette peccati. Dante dunque non fa solo da testimone: sale da penitente, e a ogni cornice un colpo d'ala gliene cancella una (Purgatorio XII, 98). Da questa porta in su, inoltre, non cadono pioggia, neve o brina (Purgatorio XXI, 46-48): la montagna è sottratta ai turbamenti dell'atmosfera.

Come funziona una cornice

Le cornici sono sette ripiani che girano intorno al monte, uno per vizio. Diversamente dai dannati, le anime non restano ferme in un posto: salgono, fermandosi dove hanno qualcosa da correggere. Ogni cornice segue lo stesso schema, e riconoscerlo aiuta a orientarsi.

  • La pena, che piega il vizio verso il suo contrario: i superbi camminano curvi sotto un masso.
  • Gli esempi della virtù opposta: il primo è sempre un episodio della vita di Maria (per l'umiltà, l'Annunciazione scolpita nel marmo, Purgatorio X, 34-36).
  • Gli esempi del vizio punito, tratti dalla Bibbia e dal mito classico.
  • Una preghiera o un canto: i superbi recitano il Padre nostro (Purgatorio XI, 1-3).
  • L'angelo, che cancella una P, indica la scala e pronuncia una beatitudine del Vangelo (Purgatorio XII, 109-111).

Il modo in cui gli esempi arrivano alle anime cambia ogni volta: bassorilievi sulla parete e sul pavimento, voci che passano nell'aria, visioni, grida degli stessi penitenti.

LuogoChe cosa c'èCanti
SpiaggiaCatone, l'angelo nocchiero, CasellaPurgatorio I, Purgatorio II
AntipurgatorioScomunicati, pigri, morti per violenzada Purgatorio III a Purgatorio VI
Valletta dei principiSordello; gli angeli e il serpente; prima nottePurgatorio VII, Purgatorio VIII
PortaSogno dell'aquila, tre gradini, sette PPurgatorio IX
I-III corniceSuperbi, invidiosi, iracondida Purgatorio X a Purgatorio XVII
IV corniceAccidiosi; seconda notte e sognoda Purgatorio XVII a Purgatorio XIX
V-VII corniceAvari e prodighi, golosi, lussuriosi; Stazioda Purgatorio XIX a Purgatorio XXVII
Paradiso terrestreMatelda, la processione, Beatriceda Purgatorio XXVIII a Purgatorio XXXIII

Giorni, notti e sogni

Qui c'è il sole, e Dante è il solo a fare ombra: è da questo che le anime capiscono che è vivo (Purgatorio III, 16-18). Il tempo conta, perché le anime hanno fretta di arrivare. Di notte però non si sale: Sordello traccia una riga per terra e avverte che dopo il tramonto non si potrebbe oltrepassare nemmeno quella (Purgatorio VII, 52-54). La salita occupa così tre giorni e tre notti, e ogni notte, verso l'alba, Dante sogna: un'aquila d'oro che lo rapisce (Purgatorio IX, 19-21), una donna balbuziente e deforme che si muta in sirena (Purgatorio XIX, 7-9), una giovane che coglie fiori, Lia (Purgatorio XXVII, 97-99).

Nella quinta cornice il monte trema e tutte le anime intonano il Gloria (Purgatorio XX, 127-129). Non è un terremoto naturale: accade ogni volta che un'anima si sente pura e pronta a salire (Purgatorio XXI, 58-60). Stavolta è Stazio, poeta latino, rimasto in quella cornice più di cinquecento anni (Purgatorio XXI, 67-68). Accompagnerà Dante e Virgilio fino in cima.

Il Paradiso terrestre

Oltre un muro di fiamme, in vetta, c'è il giardino dell'Eden: una «divina foresta spessa e viva» (Purgatorio XXVIII, 2), percorsa da un vento lieve e costante. Sulla soglia Virgilio si congeda dichiarando Dante ormai padrone di sé: «per ch'io te sovra te corono e mitrio» (Purgatorio XXVII, 142). Nella foresta Dante incontra Matelda, che canta e coglie fiori e gli spiega i due fiumi: il Letè toglie la memoria del peccato, l'Eunoè restituisce quella del bene compiuto (Purgatorio XXVIII, 127-132).

Poi sfila una processione allegorica, con un carro tirato da un grifone, e sul carro appare Beatrice, vestita di bianco, verde e rosso (Purgatorio XXX, 31-33). Dante si volta verso Virgilio e Virgilio non c'è più (Purgatorio XXX, 49-51). Beatrice non lo consola: lo chiama per nome, l'unica volta in tutto il poema (Purgatorio XXX, 55), e lo costringe a confessare i suoi errori. Solo dopo Dante viene immerso nel Letè (Purgatorio XXXI, 94-96), assiste alle trasformazioni del carro, che raffigurano la storia della Chiesa, e beve l'Eunoè. Ne esce «puro e disposto a salire alle stelle» (Purgatorio XXXIII, 145).

Il tono della cantica

È la cantica più vicina alla vita terrena: ha il tempo, la fatica, la nostalgia di casa (Purgatorio VIII, 1-6). Ma è una fatica sostenuta dalla speranza, e condivisa. Nell'Inferno ogni dannato parlava per sé; qui le anime pregano e cantano in coro salmi e inni della liturgia. Dante ritrova amici, come il musico Casella e Forese Donati, e molti artisti: il miniatore Oderisi da Gubbio, i poeti Bonagiunta Orbicciani, Guido Guinizzelli, Arnaut Daniel. Con loro discute di fama e di poesia. Lo stile è «medio», più dolce di quello infernale e non ancora teso come quello del Paradiso.

Per l'interrogazione
  • Il Purgatorio come luogo a sé si afferma tra XII e XIII secolo (Le Goff); Dante lo immagina come una montagna agli antipodi di Gerusalemme.
  • Tre parti: Antipurgatorio (attesa), sette cornici (purificazione), Paradiso terrestre.
  • Le preghiere dei vivi abbreviano l'attesa (Purgatorio VI, 28-48).
  • Alla porta l'angelo incide sette P sulla fronte di Dante (Purgatorio IX, 112-114); ogni cornice ha pena, esempi, preghiera, angelo e beatitudine.
  • Di notte non si sale: tre notti e tre sogni (Purgatorio IX, Purgatorio XIX, Purgatorio XXVII).
  • In cima Virgilio scompare e arriva Beatrice (Purgatorio XXX); Letè ed Eunoè completano la purificazione.