L'Inferno
Una voragine a imbuto sotto Gerusalemme, nove cerchi sempre più stretti, fiumi, mura, ponti e un lago di ghiaccio sul fondo. Com'è fatto il primo regno e come lo si attraversa.
Prima dell'Inferno: la selva
La cantica ha trentaquattro canti, uno in più delle altre, perché il primo fa da proemio a tutto il poema. Dante si ritrova in una selva oscura, prova a salire un colle illuminato dal sole e viene respinto da tre fiere. Lo soccorre Virgilio, che gli annuncia un'altra strada: «A te convien tenere altro viaggio» (Inferno I, 91). In Inferno II Dante esita, e Virgilio gli spiega chi lo ha mandato: Beatrice, mossa da Santa Lucia e dalla Vergine. Il viaggio vero comincia in Inferno III, davanti a una porta con un'iscrizione che parla in prima persona.
Per me si va ne la città dolente,per me si va ne l'etterno dolore,per me si va tra la perduta gente.Inferno III, 1-3
La forma: un imbuto a gradoni
L'Inferno è una cavità a forma di cono rovesciato, che si apre sotto Gerusalemme e ha il vertice al centro della Terra. Le pareti scendono a ripiani circolari, i cerchi: sono nove, sempre più stretti, e più si scende più la colpa è grave (l'ordine delle colpe è spiegato nella pagina sulla struttura morale). Dante e Virgilio percorrono un tratto di ogni cerchio girando quasi sempre verso sinistra, poi scendono al successivo. I passaggi sono di volta in volta diversi: una barca, una frana, la groppa di un mostro, la mano di un gigante.
Il luogo si rivela un po' alla volta, e spesso prima all'udito e all'olfatto che alla vista: i lamenti nell'«aere sanza stelle» (Inferno III, 22-24), il puzzo che sale dal basso inferno e costringe i due a fermarsi (Inferno XI, 4-5). È un buio che non è mai totale, ma in cui si distingue a fatica.
| Luogo | Che cosa c'è | Canti |
|---|---|---|
| Selva oscura e colle | Le tre fiere, l'arrivo di Virgilio | Inferno I, Inferno II |
| Antinferno e Acheronte | Ignavi; Caronte traghetta le anime | Inferno III |
| I cerchio, Limbo | Il nobile castello degli spiriti magni | Inferno IV |
| II-IV cerchio | Bufera, pioggia e fango, massi spinti col petto | da Inferno V a Inferno VII |
| V cerchio, palude Stige | Iracondi e accidiosi nel fango; la barca di Flegiàs | Inferno VII, Inferno VIII |
| Mura di Dite | I diavoli, le Furie, il messo celeste | Inferno VIII, Inferno IX |
| VI cerchio | Tombe infuocate degli eretici | da Inferno IX a Inferno XI |
| VII cerchio, tre gironi | Flegetonte, selva dei suicidi, sabbione sotto la pioggia di fuoco | da Inferno XII a Inferno XVII |
| Burrato | La discesa in volo su Gerione | Inferno XVI, Inferno XVII |
| VIII cerchio, Malebolge | Dieci bolge scavalcate da ponti di roccia | da Inferno XVIII a Inferno XXX |
| Pozzo dei giganti | Anteo depone i poeti sul fondo | Inferno XXXI |
| IX cerchio, Cocito | Lago ghiacciato in quattro zone; Lucifero | da Inferno XXXII a Inferno XXXIV |
L'alto Inferno: dall'Acheronte allo Stige
Oltre la porta c'è l'Antinferno, dove gli ignavi corrono dietro a un'insegna. Poi il primo fiume, l'Acheronte: Caronte carica le anime sulla sua barca, ma rifiuta Dante perché è vivo. Come avvenga il passaggio non si sa: la terra trema, Dante cade «come l'uom cui sonno piglia» (Inferno III, 136) e si risveglia sull'altra riva.
Il primo cerchio è il Limbo, senza tormenti. Al suo interno un fuoco vince le tenebre e illumina un «nobile castello» con sette cerchia di mura (Inferno IV, 106-108): vi abitano i grandi dell'antichità, ed è la sede di Virgilio stesso. All'ingresso del secondo cerchio Minosse ascolta le colpe e assegna a ciascuno il suo posto (Inferno V, 4-6): da qui cominciano le pene. La parte alta finisce nella palude dello Stige, che i poeti attraversano sulla barca di Flegiàs.
La città di Dite e il basso Inferno
Al di là dello Stige si alzano le mura arroventate della città di Dite (Inferno VIII, 67-69), che separano i peccati di incontinenza da quelli di malizia. È l'unico punto in cui Virgilio fallisce: i diavoli gli chiudono la porta in faccia, sulle torri compaiono le Erinni e invocano Medusa. Deve arrivare un messo dal cielo, che apre con un colpo di verghetta (Inferno IX, 89-90). Dentro ci sono le tombe scoperchiate degli eretici.
Al settimo cerchio si scende per una frana. Virgilio spiega che la roccia crollò per il terremoto che scosse l'Inferno alla morte di Cristo (Inferno XII, 37-45); lo stesso terremoto ha spezzato un ponte di Malebolge, come si scoprirà in Inferno XXI, 112-114. Il cerchio è diviso in tre gironi: un fiume di sangue bollente, una selva di sterpi, un deserto di sabbia su cui piove fuoco.
I fiumi e il Veglio di Creta
I fiumi infernali vengono dalla mitologia classica, ma Dante dà loro un'origine nuova. Dentro il monte Ida, a Creta, sta la statua di un vecchio: testa d'oro, petto d'argento, poi rame e ferro, e un piede di terracotta. Ogni parte tranne l'oro è incrinata, e dalle crepe gocciolano lacrime che scendono sottoterra (Inferno XIV, 103-120). Sono loro a formare un unico corso d'acqua che cambia nome e aspetto: Acheronte, Stige, Flegetonte (il fiume di sangue del settimo cerchio) e infine Cocito, lo stagno gelato del fondo. L'immagine riprende un sogno narrato nel libro biblico di Daniele; di solito la si legge come figura dell'umanità che decade di età in età, e le cui colpe alimentano l'Inferno.
Malebolge e Cocito
Fra settimo e ottavo cerchio c'è un salto di roccia verticale, il «burrato». I poeti lo superano in volo sulle spalle di Gerione, che ha «faccia d'uom giusto» e corpo di serpente (Inferno XVII, 10-12). L'ottavo cerchio, Malebolge, è un grande piano di pietra inclinato verso il centro e diviso in dieci fossati concentrici, le bolge, che ponti di roccia scavalcano come i ponti levatoi di un castello (Inferno XVIII, 1-9). È la zona più estesa della cantica: tredici canti.
Al centro si apre un pozzo. Intorno al bordo stanno i giganti, che da lontano sembrano torri (Inferno XXXI, 31-33); uno di loro, Anteo, prende in mano i due poeti e li posa sul fondo. Qui non c'è fuoco: Cocito è un lago che il gelo ha reso simile al vetro (Inferno XXXII, 22-24), con i traditori confitti nel ghiaccio. Nel punto centrale sta Lucifero, che esce dal ghiaccio «da mezzo 'l petto» (Inferno XXXIV, 29): ha tre facce e sei ali di pipistrello, e il vento che esse producono fa gelare il lago (Inferno XXXIV, 46-52). Per uscire, Virgilio si aggrappa al suo pelo e scende lungo il corpo; passato il centro della Terra si capovolge e comincia a salire.
Custodi, pene, personaggi
Quasi ogni cerchio ha un guardiano, preso per lo più dal mito antico e trasformato in demonio: Caronte, Minosse, Cerbero, Pluto, il Minotauro, i centauri. Si oppongono al passaggio e Virgilio li zittisce ricordando che il viaggio è voluto dal cielo. Diversi sono i diavoli della tradizione cristiana, come i Malebranche della quinta bolgia guidati da Malacoda: con loro il racconto prende i toni della farsa.
Le pene seguono il contrappasso: corrispondono alla colpa per somiglianza o per contrasto. Ma la cantica non è un catalogo di supplizi. Il racconto procede per incontri, e alcuni dannati occupano la scena di un intero canto: Francesca da Rimini, Farinata degli Uberti, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Ulisse, il Conte Ugolino. Dante li condanna e insieme li ascolta, con pietà, rispetto o sdegno secondo i casi; la giustizia di Dio non gli impedisce di riconoscere la grandezza umana di qualcuno di loro.
Lo stile
L'Inferno è la cantica in cui il registro «comico», cioè basso e realistico, è più presente: parole di tutti i giorni, suoni duri, paragoni presi dal lavoro e dalla vita quotidiana, come l'arsenale dei Veneziani dove bolle la pece (Inferno XXI, 7-9). Dante arriva alla volgarità aperta (Inferno XXI, 139) e, davanti a Cocito, dichiara che gli servirebbero «rime aspre e chiocce» (Inferno XXXII, 1). Ma quando parlano i grandi personaggi il tono si alza: il discorso di Ulisse ai compagni (Inferno XXVI, 118-120) è fra i più solenni del poema. La varietà dei toni è voluta, e segue la varietà di ciò che Dante vede.
- L'Inferno è un cono rovesciato sotto Gerusalemme, con nove cerchi sempre più stretti; Inferno I è il proemio di tutto il poema.
- Le mura di Dite dividono alto e basso Inferno: per entrare serve un messo celeste (Inferno IX).
- I quattro fiumi (Acheronte, Stige, Flegetonte, Cocito) nascono dalle lacrime del Veglio di Creta (Inferno XIV, 103-120).
- Malebolge ha dieci bolge collegate da ponti; uno è crollato per il terremoto alla morte di Cristo.
- Sul fondo c'è il ghiaccio, non il fuoco: Lucifero è confitto al centro della Terra e sporge dal petto in su.
- Stile: prevale il registro basso e realistico, ma si alza con i grandi personaggi.