I bassorilievi dell'umiltà: l'Annunciazione, Davide davanti all'arca, Traiano e la vedova
Purgatorio · I cornice
Purgatorio, Canto X
«Poi fummo dentro al soglio de la porta…»
Dopo essere entrati nel purgatorio propriamente detto, Dante e Virgilio iniziano una dura salita attraverso un sentiero stretto e ripido, che li conduce infine su un ripiano deserto, dove la parete del monte appare di marmo bianco, adorno di artistici bassorilievi.
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Testo e parafrasi del canto X
Parafrasi
Tocca una terzina per vedere la parafrasi
1
Poi fummo dentro al soglio de la portaAche 'l mal amor de l'anime disusa,Bperché fa parer dritta la via torta,A
4
sonando la senti' esser richiusa;Be s'io avesse li occhi vòlti ad essa,Cqual fora stata al fallo degna scusa?B
Dopo che fummo oltre il limitare della porta, che l'amore degli uomini indirizzato male (malo amor: usato per il male dei prossimo o per i falsi beni) fa aprire raramente, perché (tale amore) fa apparire come buona una via sbagliata, mi accorsi dal suono che essa si richiudeva; e se io mi fossi voltato verso di lei, quale scusa sarebbe stata sufficiente per giustificare tale mio errore?
Dopo che fummo dentro la soglia della porta che l'amore sbagliato delle anime fa usare poco, perché fa sembrare diritta la via storta, sentii dal suono che era stata richiusa; e se io mi fossi voltato a guardarla, quale scusa sarebbe stata adeguata alla colpa?
7
Noi salavam per una pietra fessa,Cche si moveva e d'una e d'altra parte,Dsì come l'onda che fugge e s'appressa.C
Noi salivamo attraverso la roccia tagliata da un sentiero, che si protendeva ora a destra ora a sinistra, così come fa l'onda che ora fugge ed ora si avvicina alla riva.
Noi salivamo attraverso una roccia spaccata, che si muoveva da una parte e dall'altra, come l'onda che si ritira e si avvicina.
10
«Qui si conviene usare un poco d'arte»,Dcominciò 'l duca mio, «in accostarsiEor quinci, or quindi al lato che si parte».D
Il mio accompagnatore cominciò a dire: «Qui è necessario usare un po' di accortezza, accostandoci ora da una parte, ora dall'altra alle rientranze del sentiero (al lato che si parte: per evitare le sporgenze)».
«Qui bisogna usare un po' di abilità», cominciò la mia guida, «nell'accostarsi ora da questa, ora da quella parte, al lato che si allontana».
13
E questo fece i nostri passi scarsi,Etanto che pria lo scemo de la lunaFrigiunse al letto suo per ricorcarsi,E
Questo procedere rese corti i nostri passi, tanto che il disco diminuito (scemo: perché sono già passati quattro giorni dal plenilunio) della luna era giunto nuovamente all'orizzonte per tramontare, prima che noi uscissimo fuori di quel sentiero (cruna: stretto come una cruna d'ago):
E questo rese i nostri passi così lenti che la parte calante della luna tornò al suo letto per coricarsi
16
che noi fossimo fuor di quella cruna;Fma quando fummo liberi e apertiGsù dove il monte in dietro si rauna,F
19
io stancato e amendue incertiGdi nostra via, restammo in su un pianoHsolingo più che strade per diserti.G
ma quando ci fummo liberati di quelle difficoltà e ci trovammo in luogo aperto, in alto, dove il monte si restringe in dentro formando un ripiano, essendo io stanco ed ambedue incerti sulla direzione da prendere, sostammo in un luogo piano privo di gente più che non sia una strada tracciata attraverso un deserto.
prima che noi fossimo usciti da quella cruna; ma quando fummo liberi e all'aperto, lassù dove il monte si ritira indietro, io stanco ed entrambi incerti sulla nostra strada, ci fermammo su un ripiano più solitario delle strade nei deserti.
22
Da la sua sponda, ove confina il vano,Hal piè de l'alta ripa che pur sale,Imisurrebbe in tre volte un corpo umano;H
(Questo ripiano) dalla sponda esterna confinante con il vuoto, fino all'inizio dell'alta montagna che continua a salire, misurerebbe tre volte il corpo umano (cioè da cinque a sei metri);
Dal suo orlo, dove confina con il vuoto, fino al piede dell'alta parete che continua a salire, la sua larghezza misurerebbe tre volte un corpo umano;
25
e quanto l'occhio mio potea trar d'ale,Ior dal sinistro e or dal destro fianco,Jquesta cornice mi parea cotale.I
e per quanto la mia vista poteva spaziare, sia a destra che a sinistra, la cornice mi sembrava sempre della stessa larghezza.
e fin dove il mio occhio poteva spingere il volo, ora dal lato sinistro ora dal destro, questa cornice mi sembrava tale.
28
Là sù non eran mossi i piè nostri anco,Jquand'io conobbi quella ripa intornoKche dritto di salita aveva manco,J
31
esser di marmo candido e addornoKd'intagli sì, che non pur Policleto,Lma la natura lì avrebbe scorno.K
I nostri piedi ancora non si erano mossi lassù, quando io mi accorsi che quella fascia inferiore della parete che era meno ripida (dritto di salita aveva manco: affinché potesse essere vista anche dai superbi che camminano curvi), era di marmo candido ed ornato di sculture così perfette, che non solo Policleto, ma anche la natura lì si vedrebbe superata.
Lassù i nostri piedi non si erano ancora mossi, quando mi accorsi che quella parete tutt'intorno, che era troppo ripida per essere salita, era di marmo bianco e adorna di intagli tali che non solo Policleto, ma la natura stessa lì sarebbe stata superata.
34
L'angel che venne in terra col decretoLde la molt'anni lagrimata pace,Mch'aperse il ciel del suo lungo divieto,L
37
dinanzi a noi pareva sì veraceMquivi intagliato in un atto soave,Nche non sembiava imagine che tace.M
L'arcangelo Gabriele che scese sulla terra per annunciare la decisione divina della pace da molti anni chiesta dagli uomini con infinite lagrime, decisione che aperse il cielo (all'umanità) dopo un così lungo divieto (da quando Adamo ed Eva erano stati cacciati dal paradiso terrestre), Ma si sarebbe giurato che egli dicesse:
L'angelo che venne sulla terra con l'annuncio della pace sospirata per tanti anni, che aprì il cielo dal suo lungo divieto, appariva davanti a noi, scolpito lì in un atteggiamento soave, così vero che non sembrava un'immagine muta.
40
Giurato si saria ch'el dicesse 'Ave!';Nperché iv'era imaginata quellaOch'ad aprir l'alto amor volse la chiave;N
43
e avea in atto impressa esta favellaO'Ecce ancilla Dei', propriamentePcome figura in cera si suggella.O
«Ave!», perché lì era pure rappresentata Maria che aperse agli uomini l'amore divino; e c'erano realmente impresse (o perché veramente scritte, o perché sembrava, dal movimento delle labbra, che le stesse pronunciando) queste parole: «Ecco l'ancella del Signore», proprio come la figura del suggello si imprime nella cera.
Si sarebbe giurato che dicesse «Ave!»; perché lì era raffigurata colei (Maria) che girò la chiave per aprire l'alto amore (di Dio); e aveva impressa nel suo atteggiamento questa frase: «Ecce ancilla Dei» (Ecco la serva di Dio), esattamente come una figura si imprime nella cera.
46
«Non tener pur ad un loco la mente»,Pdisse 'l dolce maestro, che m'aveaQda quella parte onde 'l cuore ha la gente.P
«Non guardare e meditare solo una rappresentazione» disse il dolce maestro, che mi teneva dalla parte del cuore (cioè alla sinistra).
«Non tenere la mente fissa su un solo punto», disse il dolce maestro, che mi teneva da quel lato in cui la gente ha il cuore (a sinistra).
49
Per ch'i' mi mossi col viso, e vedeaQdi retro da Maria, da quella costaRonde m'era colui che mi movea,Q
52
un'altra storia ne la roccia imposta;Rper ch'io varcai Virgilio, e fe'mi presso,Sacciò che fosse a li occhi miei disposta.R
Perciò io mossi gli occhi, e dietro a Maria vidi, dalla parte in cui si trovava Virgilio, colui che mi guidava, un'altra storia intagliata nella roccia; per cui io passai oltre Virgilio, e mi avvicinai, affinché quella raffigurazione fosse tutta spiegata davanti ai miei occhi.
Per cui mossi lo sguardo, e vedevo dietro Maria, da quella parte dove stava colui che mi spronava (a destra), un'altra storia scolpita nella roccia; per cui oltrepassai Virgilio e mi avvicinai, perché fosse ben visibile ai miei occhi.
55
Era intagliato lì nel marmo stessoSlo carro e ' buoi, traendo l'arca santa,Tper che si teme officio non commesso.S
Lì, sempre nel marmo, era intagliato il carro con i buoi, che tiravano l'arca santa, quell'arca per cui si teme di fare qualcosa che non ci sia stata ordinata. Davanti all'arca appariva della gente;
Lì, nello stesso marmo, erano scolpiti il carro e i buoi che trainavano l'arca santa, per la quale si teme di assumere un compito non affidato.
58
Dinanzi parea gente; e tutta quanta,Tpartita in sette cori, a' due mie' sensiUfaceva dir l'un «No», l'altro «Sì, canta».T
e tutta quanta, divisa in sette schiere, (cantando) faceva dire ai miei due sensi (udito e vista), all'uno «No» (se si affidava al senso dell'udito), all'altro «Si, canta» (se si affidava a quello della vista).
Davanti si vedeva della gente; e tutta, divisa in sette cori, faceva dire a due dei miei sensi, all'udito «No», alla vista «Sì, canta».
61
Similemente al fummo de li 'ncensiUche v'era imaginato, li occhi e 'l nasoVe al sì e al no discordi fensi.U
Allo stesso modo gli occhi ed il naso si fecero discordi nel rispondere l'uno di si (gli occhi) e l'altro di no (il naso) rispetto al fumo dell'incenso che vi era rappresentato.
Allo stesso modo, per il fumo degli incensi che vi era raffigurato, gli occhi e il naso furono in disaccordo tra il sì e il no.
64
Lì precedeva al benedetto vaso,Vtrescando alzato, l'umile salmista,We più e men che re era in quel caso.V
Nel bassorilievo Davide, umile salmista, stava davanti all'arca santa, con la veste rialzata mentre danzava, e in quel gesto era nello stesso tempo più e meno di un re.
Lì, davanti al vaso benedetto, andava l'umile salmista (David), danzando con la veste sollevata, e in quel momento era più e meno che re.
67
Di contra, effigiata ad una vistaWd'un gran palazzo, Micòl ammiravaXsì come donna dispettosa e trista.W
In faccia a Davide (di contra: dall'altra parte della scultura), rappresentata ad una finestra di un gran palazzo, Micol (figlia di Saul e prima moglie di Davide) guardava stupefatta come fa di solito una donna sprezzante e insofferente.
Di fronte, raffigurata a una finestra di un grande palazzo, Micol guardava come una donna sdegnosa e triste.
70
I' mossi i piè del loco dov'io stava,Xper avvisar da presso un'altra istoria,Yche di dietro a Micòl mi biancheggiava.X
lo mi mossi dal luogo dove mi trovavo, per guardare da vicino un'altra storia, che al di là della figura di Micol mi attraeva con il suo bianco.
Io mossi i piedi dal luogo dove stavo, per osservare da vicino un'altra storia, che biancheggiava dietro Micol.
73
Quiv'era storiata l'alta gloriaYdel roman principato, il cui valoreZmosse Gregorio a la sua gran vittoria;Y
Vi era raffigurato il grande fatto glorioso del principe romano, il quale con la sua giustizia mosse papa Gregorio Magno alla sua grande vittoria (sulla morte e sull'inferno);
Lì era raffigurata l'alta gloria del principe romano, il cui valore spinse Gregorio alla sua grande vittoria;
76
i' dico di Traiano imperadore;Ze una vedovella li era al freno,AAdi lagrime atteggiata e di dolore.Z
79
Intorno a lui parea calcato e pienoAAdi cavalieri, e l'aguglie ne l'oroABsovr'essi in vista al vento si movieno.AA
parlo dell'imperatore Traiano; e vicino al freno del suo cavallo era raffigurata una povera vedova in atteggiamento di pianto e di dolore, Lo spazio intorno a Traiano sembrava affollato e pieno di cavalieri, mentre le aquile nere in campo d'oro visibilmente si muovevano al vento sopra la gente accalcata.
parlo dell'imperatore Traiano; e una povera vedova gli stava attaccata alle briglie del cavallo, in atteggiamento di pianto e di dolore. Intorno a lui sembrava tutto affollato e pieno di cavalieri, e le aquile d'oro sopra di loro sembravano muoversi al vento.
82
La miserella intra tutti costoroABpareva dir: «Segnor, fammi vendettaACdi mio figliuol ch'è morto, ond'io m'accoro»;AB
La povera donna in mezzo a tanta e così importante gente sembrava dire: «Signore, fa giustizia per mio figlio che è stato ucciso, per la qual cosa sono così addolorata».
La poveretta, in mezzo a tutti costoro, sembrava dire: «Signore, fammi giustizia per mio figlio che è stato ucciso, per cui mi strazio»;
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ed elli a lei rispondere: «Or aspettaACtanto ch'i' torni»; e quella: «Segnor mio»,ADcome persona in cui dolor s'affretta,AC
E l'imperatore le rispondeva: «Ora aspetta finché io ritorni». E la donna aggiungeva, come una persona nella quale il dolore incalza: «Mio signore, e se tu non tornassi?» E l'imperatore:
e lui sembrava risponderle: «Ora aspetta che io torni»; e quella: «Mio signore», come una persona il cui dolore è impaziente,
88
«se tu non torni?»; ed ei: «Chi fia dov'io,ADla ti farà»; ed ella: «L'altrui beneAEa te che fia, se 'l tuo metti in oblio?»;AD
«Chi sarà al mio posto, porterà a termine la vendetta per te». Ed ella: «Il bene compiuto dagli altri che vantaggio ti darà', se trascuri di compiere il tuo dovere?». Per cui l'imperatore: «Confortati dunque;
«e se tu non torni?»; e lui: «Chi sarà al mio posto te la farà»; e lei: «Che ti importerà del bene fatto da altri, se dimentichi il tuo?»;
91
ond'elli: «Or ti conforta; ch'ei conveneAEch'i' solva il mio dovere anzi ch'i' mova:AFgiustizia vuole e pietà mi ritene».AE
è giusto che io assolva il mio dovere prima di muovermi alla guerra: la giustizia vuole (che io mi comporti così) e la pietà mi trattiene (dal partire prima di aver fatta giustizia)».
per cui lui: «Ora consolati; perché bisogna che io compia il mio dovere prima di muovermi: la giustizia lo vuole e la pietà mi trattiene».
94
Colui che mai non vide cosa novaAFprodusse esto visibile parlare,AGnovello a noi perché qui non si trova.AF
Dio per il quale nessuna cosa, è mai nuova (perché le contempla dall'eternìtà) fu l'autore di queste sculture che sembrano parlare, con un procedimento artistico che sembra agli uomini straordinario perché non si trova nelle opere umane.
Colui (Dio) che non ha mai visto cosa nuova produsse questo parlare visibile, nuovo per noi perché sulla terra non si trova.
97
Mentr'io mi dilettava di guardareAGl'imagini di tante umilitadi,AHe per lo fabbro loro a veder care,AG
100
«Ecco di qua, ma fanno i passi radi»,AHmormorava il poeta, «molte genti:AIquesti ne 'nvieranno a li alti gradi».AH
Mentre io godevo nel guardare le raffigurazioni di atti di così grande umiltà, che mi riuscivano care a vedersi perché erano opera diretta di Dio, il poeta mormorava: «Ecco da sinistra, molte anime, che però procedono lentamente: esse ci indicheranno la strada per raggiungere gli alti gironi».
Mentre io mi dilettavo a guardare le immagini di così grandi umiltà, preziose da vedere anche per chi le aveva fatte, «Ecco da questa parte molte anime, ma camminano lentamente», mormorava il poeta: «queste ci indirizzeranno ai gradini più alti».
103
Li occhi miei ch'a mirare eran contentiAIper veder novitadi ond'e' son vaghi,AJvolgendosi ver' lui non furon lenti.AI
I miei occhi che erano appagati nell'ammirare le sculture, s'affrettarono a volgersi verso Virgilio, per poter vedere ciò che di nuovo si presentava, di cui sono sempre desiderosi.
I miei occhi, che erano intenti a guardare per vedere cose nuove, di cui sono desiderosi, non furono lenti a volgersi verso di lui.
106
Non vo' però, lettor, che tu ti smaghiAJdi buon proponimento per udireAKcome Dio vuol che 'l debito si paghi.AJ
Non voglio però, lettore, che tu ti distolga da ogni tuo buon proponimento nell'udire come Dio ha voluto che si paghi il debito (contratto col peccato). Tu non devi badare alla qualità della pena:
Non voglio però, lettore, che tu ti allontani dal buon proposito (di pentirti) sentendo come Dio vuole che si paghi il debito.
109
Non attender la forma del martìre:AKpensa la succession; pensa ch'al peggio,ALoltre la gran sentenza non può ire.AK
devi invece pensare a ciò che seguirà (la succession: cioè la beatitudine dopo questo periodo di punizione); devi pensare che nella peggiore delle ipotesi, tale pena non può protrarsi oltre il giudizio universale Io cominciai a dire:
Non badare alla forma della pena: pensa a ciò che viene dopo; pensa che, alla peggio, non può andare oltre il giorno del Giudizio.
112
Io cominciai: «Maestro, quel ch'io veggioALmuovere a noi, non mi sembian persone,AMe non so che, sì nel veder vaneggio».AL
«Maestro, quelli che io vedo muoversi verso di noi, non mi sembrano persone, e non so che cosa siano, tanto confusa è l'impressione che riceve la mia vista». E Virgilio mi rispose:
Io cominciai: «Maestro, quelli che vedo muoversi verso di noi non mi sembrano persone, e non so cosa siano, tanto la mia vista si confonde».
115
Ed elli a me: «La grave condizioneAMdi lor tormento a terra li rannicchia,ANsì che ' miei occhi pria n'ebber tencione.AM
«La grave condizione della loro pena li piega a terra come fossero rannicchiati, così che anche i miei occhi in un primo momento diedero luogo ad un contrastante giudizio (tencione: se cioè si trattasse veramente di uomini o no).
E lui a me: «La pesante condizione del loro tormento li fa rannicchiare a terra, così che anche i miei occhi all'inizio ebbero dubbi.
118
Ma guarda fiso là, e disviticchiaANcol viso quel che vien sotto a quei sassi:AOgià scorger puoi come ciascun si picchia».AN
Ma guarda fissamente verso quel punto, e con la vista sforzati di distinguere ciò che cammina a fatica sotto quei massi: già puoi scorgere che ciascuno di loro (con le ginocchia) si percuote il petto.
Ma guarda fisso là, e distingui con lo sguardo ciò che avanza sotto quei massi: già puoi scorgere come ciascuno si batte il petto».
121
O superbi cristian, miseri lassi,AOche, de la vista de la mente infermi,APfidanza avete ne' retrosi passi,AO
O superbi cristiani, poveri infelici, che, privi della capacità di ben discernere, avete fiducia solo nei vostri passi che (invece di farvì avanzare) vi portano indietro, non v'accorgete che noi uomini siamo come bruchi destinati a mutare!
O cristiani superbi, miseri e infelici, che, malati nella vista della mente, avete fiducia nei passi che vi portano indietro,
124
non v'accorgete voi che noi siam vermiAPnati a formar l'angelica farfalla,AQche vola a la giustizia sanza schermi?AP
nell'angelica creatura (angelica farfalla: cioè l'anima, che partecipa della natura spirituale degli angeli), che deve volare fino alla giustizia divina senza alcuna possibilità di riparo (sanza schermi: senza il sostegno di nessun bene umano)?
non vi accorgete che noi siamo vermi nati per formare la farfalla angelica, che vola verso la giustizia divina senza difese?
127
Di che l'animo vostro in alto galla,AQpoi siete quasi antomata in difetto,ARsì come vermo in cui formazion falla?AQ
Di che s'insuperbisce il vostro animo, dal momento che siete come insetti ancora imperfetti, così come bruchi in cui manchi la completa formazione?
Perché il vostro animo si innalza tanto, dal momento che siete come insetti imperfetti, come un verme che non ha completato il suo sviluppo?
130
Come per sostentar solaio o tetto,ARper mensola talvolta una figuraASsi vede giugner le ginocchia al petto,AR
133
la qual fa del non ver vera rancuraASnascere 'n chi la vede; così fattiATvid'io color, quando puosi ben cura.AS
Come talvolta si vede, a sostegno del soffitto o del tetto, una figura che ad uso di mensola congiunge le ginocchia al petto (piegata sotto quel grave carico), la quale fa nascere in chi la vede un vero dolore per un fatto in sé non vero (del non ver, in quanto è solo rappresentato); così io, quando guardai meglio vidi quei penitenti così piegati.
Come, per sostenere un solaio o un tetto, si vede talvolta come mensola una figura che porta le ginocchia al petto, la quale, pur non essendo vera, fa nascere una vera angoscia in chi la vede; così vidi fatti quelli, quando guardai con attenzione.
136
Vero è che più e meno eran contrattiATsecondo ch'avien più e meno a dosso;AUe qual più pazienza avea ne li atti,AT
139
piangendo parea dicer: 'Più non posso'.AU
Tuttavia essi erano più o meno piegati a seconda che avessero un peso più o meno grave addosso; e colui che nell'atteggiamento pareva più rassegnato, sembrava dire tra le lagrime: "Non ne posso più".
È vero che erano più o meno piegati secondo che avessero addosso un peso maggiore o minore; e chi nei suoi atteggiamenti mostrava più pazienza, piangendo sembrava dire: «Non ce la faccio più».
Riassunto del canto X
Dopo essere entrati nel purgatorio propriamente detto, Dante e Virgilio iniziano una dura salita attraverso un sentiero stretto e ripido, che li conduce infine su un ripiano deserto, dove la parete del monte appare di marmo bianco, adorno di artistici bassorilievi. Sono rappresentati esempi di umiltà, che le anime dei superbi, i penitenti di questa prima cornice o girone, devono meditare prima di quelli di superbia punita, che appariranno scolpiti sul pavimento. La prima scultura presenta l'arcangelo Gabriele che annuncia la nascita di Cristo alla Vergine, la quale sembra rispondere con le stesse parole del testo evangelico: «Ecce ancilla Dei». Il secondo esempio ricorda un episodio biblico, il trasporto dell'arca santa ordinato, da Davide, che precede la solenne processione cantando e ballando in segno di umile gioia. L'ultima scena è tratta dal mondo romano e riprende una leggenda molto diffusa nel Medioevo, l'incontro di Traiano e della vedova che invoca da lui giustizia contro gli uccisori del figlio prima che egli parta per la guerra: alla fine l'imperatore, riconoscendo giusta questa richiesta, accontenta la donna. Mentre Dante è ancora intento ad osservare queste opere, create direttamente dalla mano di Dio, avanza verso di loro una schiera di anime oppresse da pesanti massi: sono coloro che in vita si abbandonarono alla superbia, contro la quale il Poeta prorompe in una fiera invettiva.
In breve
Dove e chi
I cornice: Superbi. Camminano curvi sotto pesanti massi.
Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.
Introduzione critica
Nella triade dei canti dedicati ai superbi il decimo è stato trascurato dalla critica, che lo ha considerato, quasi unanimemente, il più debole quanto all'ispirazione poetica e il più povero quanto a motivi umani, anche se non privo, qua e là, di alcune scoperte espressive (specialmente nel tono aspro e tormentato di molti versi della parte finale), che rivelano il Poeta duramente impegnato di fronte alla sua materia, alla ricerca di una nuova situazione spirituale e poetica che gli permetta di esprimere con la congruenza necessaria il passaggio dal purgatorio dell'attesa a quello della pena. Un largo filone esegetico, la cui posizione fu pienamente consacrata dal Croce, ha ridotto il fulcro del canto alla parte centrale dedicata agli esempi, spiegandolo come altissima esaltazione dell'arte, al di là di ogni altra preoccupazione ("l'effetto - secondo il Croce - piuttosto che di una mortificazione e compunzione per le cose ritratte, è di ammirazione per l'arte trionfatrice, che sopr'esse si dispiega"): interpretazione non priva di fascino, ma certamente avulsa dalla più genuina significazione di quei versi. Altrettanto interessante, anche se di limitato approfondimento, può essere una ricerca che esperimenta i significati storico-allegorici dei tre esempi, derivati dal mondo giudaico-cristiano e da quello pagano, e creanti una simmetria suggestiva, "nella quale le due civiltà si appalesano ancora una volta concordemente dirette a portare ciascuna nel mondo la sua parte di redenzione" (Sacchetto), cosicché "noi potremmo comprendere anche più persuasivamente perché la figura di Traiano, augusta incarnazione delle virtù dell'aquila, venga qui singolarmente ricordata sul candido marmo della prima cornice, poco lontano da Maria, augusta annunciazione delle virtù della croce": Ma è in una direzione psicologica-stilistica che la lettura del canto potrebbe offrire indicazioni e apporti interessanti, liberandolo da un giudizio negativo forse non sufficientemente motivato, e recuperandolo al gruppo di quei canti nei quali è più avvertibile, perché non sempre perfettamente realizzato, lo sforzo di esprimere e far vivere uno stato di ascesi, la cui ampiezza e la cui profondità, tuttavia, non impediscono l'indagine analitica dei fatti e degli stati d'animo momentanei. Il preludio polifonico della seconda terzina vuole sottolineare l'importanza e la particolarità del canto, che segna una nuova esperienza spirituale - l'inizio vero del pellegrinaggio dopo la riconquista della libertà e, in particolare, il momento ineffabile e solenne in cui il Poeta avverte il godimento di questa liberazione - e che propone come suo motivo propulsore l'esaltazione dell'umiltà. In tal modo i tre famosi esempi scolpiti nel marmo, l'esortazione agli uomini perché ricordino chi sono e qual è il loro vero fine, la lunga e lenta teoria dei superbi trovano unità poetica in questo centro ideale, ed è unità di pensiero, che determina via via le immagini. Benché ogni terzina consegni un significato chiaramente allegorico (e sotto questo punto di vista il canto appare strettamente unito a quello precedente), l'interpretazione dantesca non rinuncia affatto al valore emotivo delle immagini scelte, potenziandole anzi e arricchendole di intimità con una trama sapiente di parole tematiche dal "muoversi" del sentiero lungo il quale i due pellegrini salgono, che suscita subito l'idea della loro debolezza e del bisogno dell'aiuto divino, al loro atteggiamento di creature finalmente "libere" e "aperte", che dispone subito alla gioia e alla speranza; dalla improvvisa apparizione del piano solingo, che pare soverchiare con una fissa staticità la vita dello spirito dopo lo sforzo della salita, al visibile parlare dei bassorilievi marmorei, sui quali l'interesse di Dante si concentra, diventando immediatamente vivo e operante attraverso l'azione di Dio, lo fabbro loro; dalla visione di Maria, che ad aprir l'alto amor volse la chiave, al tormento dei penitenti oppressi dai macigni, dove il penoso viluppo delle anime e dei massi viene inasprito da certe parole e suoni di plastica evidenza (rannicchia, disviticchia, picchia), in "una linea di poesia verticale che dal cielo scende a precipizio sulla terra, come in un crescendo drammatico" (Sacchetto). Il canto si struttura appunto in una precisa contrapposizione di note drammatiche alla materia elegiaca, risolvendo le allusioni simboliche in un sapiente chiaroscuro di motivi, come ad avvertire che la letizia e la speranza del Poeta, lungi dall'essere già una tranquilla effusione del sentimento, comportano in fondo uno stato di contrasto, un senso visibile della fatica e dell'asprezza che attendono l'uomo quando egli si dispone alla chiamata della Grazia, creando nella memoria del lettore l'immagine più sensibilmente spontanea di questa singolare poesia. Il momento lirico culminante di questa contrappuntata orchestrazione emerge non tanto negli esempi, anche se in ognuno di essi viene fissata attraverso figurazioni di suprema essenzialità una forte tensione spirituale, quanto nell'incontro con i primi penitenti del purgatorio. Ora al tono elegiaco e patetico dell'antipurgatorio, che aveva toccato lo spirito di Dante, senza penetrare in esso, si sostituisce uno stato drammatico, al quale il Poeta aderisce perfettamente attraverso una più intensa commozione morale. Lo spirito, non più immobilizzato nell'attesa, sviluppa ora tutte le sue forze potenziali, in una dimensione interiore meditata e sofferta: l'umano e il divino (come Dio vuol che 'l debito si paghi) si dispongono e si dialetizzano nell'intimo di queste anime, che espiano e ricordano un peccato terreno per attingere una vita ultraterrena, continuando, nella loro lunga schiera, su un piano ancora più concorde e unitario, quella coralità di rappresentazione iniziata già sulla spiaggia del purgatorio con l'arrivo del vasello snelletto e leggiero.
vv. 94-96Colui che mai non vide cosa novaprodusse esto visibile parlare,novello a noi perché qui non si trova.Leggi nel testo
Nella prima cornice, quella dei superbi, la parete del monte è ornata da bassorilievi di marmo bianco che raffigurano esempi di umiltà: l'Annunciazione a Maria, il re Davide che danza davanti all'arca, l'imperatore Traiano che si ferma ad ascoltare una povera vedova.
Le sculture sono così perfette che sembrano parlare. Dante crede di sentire l'angelo dire «Ave», di sentire il profumo dell'incenso, di sentire il dialogo tra Traiano e la vedova. Per descrivere questo miracolo inventa un'espressione: è un «visibile parlare», una parola che si vede, che può esistere solo in un'arte fatta direttamente da Dio.
Il passo è una riflessione sull'arte. Nessuno scultore umano, nemmeno il celebre greco Policleto, riuscirebbe a far parlare la pietra. Ma la poesia di Dante fa qualcosa di simile al contrario: trasforma le immagini in parole così vive da farcele vedere. Quella del Purgatorio è una pedagogia per immagini, come quella delle chiese medievali.
Verifica
Fili rossi · questo canto nel resto del poema
I bassorilievi
Ne parla la scheda «L'acrostico nascosto: VOM» (Purg. XII).