San Tommaso narra la vita di san Francesco: la rinuncia ai beni, le nozze con Povertà, le stimmate.
Paradiso · Cielo del Sole
Paradiso, Canto XI
«O insensata cura de' mortali…»
Nel canto Xl continua a parlare lo spirito di San Tommaso d’Aquino, che si accinge a chiarire un dubbio sorto in Dante in seguito ad una sua affermazione: u’ ben s’impingua se non si vaneggia (canto X, verso 96).
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Testo e parafrasi del canto XI
Parafrasi
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1
O insensata cura de' mortali,Aquanto son difettivi silogismiBquei che ti fanno in basso batter l'ali!A
O stolta preoccupazione dei mortali, quanto sono erronei quei ragionamenti che vi fanno volgere alle cose terrene!
O insensata preoccupazione dei mortali, quanto sono difettosi quei ragionamenti che ti fanno battere le ali verso il basso!
4
Chi dietro a iura, e chi ad amforismiBsen giva, e chi seguendo sacerdozio,Ce chi regnar per forza o per sofismi,B
7
e chi rubare, e chi civil negozio,Cchi nel diletto de la carne involtoDs'affaticava e chi si dava a l'ozio,C
10
quando, da tutte queste cose sciolto,Dcon Beatrice m'era suso in cieloEcotanto gloriosamente accolto.D
Chi se ne andava dietro alla giurisprudenza, e chi dietro alla medicina, e chi inseguiva i benefici ecclesiastici, e chi cercava di dominare con la violenza o con la frode e chi era occupato a rubare, e chi in attività pubbliche; chi si affaticava immerso nei piaceri della carne, e chi invece si abbandonava all’ozio, mentre io, libero da tutte queste vane sollecitudini, lassù in cielo in compagnia di Beatrice ero accolto con tanta festa.
Chi andava dietro al diritto, chi agli aforismi (la medicina), chi seguiva la carriera ecclesiastica, e chi cercava di regnare con la forza o con gli inganni, e chi di rubare, e chi agli affari civili, chi si affaticava avvolto nel piacere della carne e chi si abbandonava all'ozio, mentre io, libero da tutte queste cose, ero accolto lassù in cielo con Beatrice in modo così glorioso.
13
Poi che ciascuno fu tornato ne loEpunto del cerchio in che avanti s'era,Ffermossi, come a candellier candelo.E
Dopo che ognuno (dei dodici spiriti) fu tornato (danzando) nel punto del cerchio in cui si trovava prima, si fermò immobile, come (è immobile) una candela sul candeliere.
Dopo che ciascuno (degli spiriti) fu tornato nel punto del cerchio in cui era prima, si fermò, come una candela sul candeliere.
16
E io senti' dentro a quella lumeraFche pria m'avea parlato, sorridendoGincominciar, faccendosi più mera:F
19
«Così com'io del suo raggio resplendo,Gsì, riguardando ne la luce etterna,Hli tuoi pensieri onde cagioni apprendo.G
E dentro quella luce (San Tommaso) che prima mi aveva parlato, mentre sorrideva facendosi più splendente, io udii incominciare: “ Come io risplendo del raggio divino, così, lo sguardo nella luce eterna di Dio, conosco da dove abbiano origine le tue incertezze.
E io sentii, dentro quella luce che mi aveva parlato prima, cominciare a parlare sorridendo, diventando più luminosa: «Così come io risplendo del suo raggio, allo stesso modo, guardando nella luce eterna, capisco i tuoi pensieri e da dove nascono.
22
Tu dubbi, e hai voler che si ricernaHin sì aperta e 'n sì distesa linguaIlo dicer mio, ch'al tuo sentir si sterna,H
25
ove dinanzi dissi "U' ben s'impingua",Ie là u' dissi "Non nacque il secondo";Je qui è uopo che ben si distingua.I
Tu dubiti, e desideri che il mio discorso si chiarisca con una esposizione così evidente e ampia, che si distenda davanti alla tua capacità di intendere, riguardo al punto in cui prima dissi “U’ ben s’impingua”, e all’altro in cui dissi “Non surse il secondo”; e a proposito di questi dubbi è necessario procedere con opportune distinzioni.
Tu dubiti, e vuoi che le mie parole siano chiarite con un linguaggio così aperto e così disteso da essere alla portata della tua comprensione, là dove prima dissi «dove ci si nutre bene», e là dove dissi «non sorse il secondo»; e qui è necessario distinguere bene.
28
La provedenza, che governa il mondoJcon quel consiglio nel quale ogne aspettoKcreato è vinto pria che vada al fondo,J
La provvidenza, che governa il mondo con sapienza così profonda che davanti ad essa ogni intelligenza creata è vinta prima di riuscire a penetrarla fino in fondo.
La provvidenza, che governa il mondo con quella sapienza nella quale ogni sguardo creato è vinto prima di arrivare al fondo,
31
però che andasse ver' lo suo dilettoKla sposa di colui ch'ad alte gridaLdisposò lei col sangue benedetto,K
34
in sé sicura e anche a lui più fida,Ldue principi ordinò in suo favore,Mche quinci e quindi le fosser per guida.L
affinché la Chiesa, la sposa di Cristo, che con alte grida si unì a lei nel suo sangue benedetto (versato sulla croce), procedesse verso il suo diletto, più sicura in se stessa e anche più fedele a Lui, decretò in suo aiuto (ordinò in suo favore) due capi, che le fossero di guida da una parte con la carità e dall’altra con la sapienza.
affinché andasse verso il suo amato la sposa (la Chiesa) di colui che, con alte grida, la sposò con il sangue benedetto, sicura in sé stessa e anche più fedele a lui, stabilì in suo favore due principi, che da una parte e dall'altra le facessero da guida.
37
L'un fu tutto serafico in ardore;Ml'altro per sapienza in terra fueNdi cherubica luce uno splendore.M
Uno fu tutto ardente di carità come un Serafino; l’altro per la sua sapienza fu in terra una luce degna della scienza propria dei Cherubini.
L'uno (Francesco) fu tutto serafico nell'ardore di carità; l'altro (Domenico), per sapienza, fu in terra uno splendore di luce cherubica.
40
De l'un dirò, però che d'amendueNsi dice l'un pregiando, qual ch'om prende,Operch'ad un fine fur l'opere sue.N
Parlerò di uno di costoro, perché lodando uno si celebrano entrambi, qualunque dei due si scelga, perché le loro opere mirarono allo stesso fine.
Parlerò di uno solo, perché lodando l'uno, qualunque si prenda, si parla di entrambi, poiché le loro opere furono rivolte a un unico fine.
43
Intra Tupino e l'acqua che discendeOdel colle eletto dal beato Ubaldo,Pfertile costa d'alto monte pende,O
46
onde Perugia sente freddo e caldoPda Porta Sole; e di rietro le piangeQper grave giogo Nocera con Gualdo.P
Tra il fiume Topino e il fiume Chiascio, l’acqua che scende dal monte scelto dal beato Ubaldo come eremitaggio, digrada la fertile costa dell’alto massiccio del Subasio, dal quale Perugia riceve verso Porta Sole i venti freddi d’inverno e caldi d’estate; e sul versante opposto del Subasio piange sotto il pesante giogo Nocera con Gualdo Tadino.
Tra il Tupino e il fiume (il Chiascio) che discende dal colle scelto dal beato Ubaldo, pende dall'alto monte (il Subasio) un pendio fertile, da cui Perugia sente il freddo e il caldo attraverso Porta Sole; e dietro di esso piangono Nocera e Gualdo per il pesante giogo.
49
Di questa costa, là dov'ella frangeQpiù sua rattezza, nacque al mondo un sole,Rcome fa questo tal volta di Gange.Q
Sulla costa occidentale (del Subasio), là dove essa diventa meno ripida, nacque al mondo un sole, come talvolta questo sole (in cui ora ci troviamo) nasce dal Gange.
Da questo pendio, là dove esso rompe di più la sua ripidezza, nacque al mondo un sole, come fa questo (il nostro) talvolta dal Gange.
52
Però chi d'esso loco fa parole,Rnon dica Ascesi, ché direbbe corto,Sma Oriente, se proprio dir vuole.R
La luce spirituale di San Francesco ha lo stesso fulgore di quella del sole quando, nell'equinozio di primavera, esso sorge, rispetto al meridiano di Gerusalemme, nel suo punto più orientale (di Gange). Perciò chi parla di quel luogo, non dica Assisi, perché direbbe troppo poco, ma dica Oriente, se vuol parlare con proprietà (proprio).
Perciò chi parla di quel luogo non dica Ascesi, perché direbbe poco, ma Oriente, se vuole parlare con proprietà.
55
Non era ancor molto lontan da l'orto,Sch'el cominciò a far sentir la terraTde la sua gran virtute alcun conforto;S
58
ché per tal donna, giovinetto, in guerraTdel padre corse, a cui, come a la morte,Ula porta del piacer nessun diserra;T
Questo sole non era ancora molto lontano dal momento della sua comparsa, quando cominciò a far si che la terra sentisse qualche beneficio della sua potenza vivificatrice, perché, ancora giovane, affrontò una lotta col padre per amore di una donna tale, la Povertà, alla quale, come alla morte, nessuno fa grata accoglienza;
Non era ancora molto lontano dalla sua nascita, quando cominciò a far sentire alla terra un qualche conforto della sua grande virtù; perché, ancora giovinetto, entrò in conflitto con il padre per una donna tale (la Povertà) a cui nessuno apre volentieri la porta, come alla morte;
61
e dinanzi a la sua spirital corteUet coram patre le si fece unito;Vposcia di dì in dì l'amò più forte.U
e davanti alla curia vescovile della sua città e alla presenza del padre si unì a lei come sposo; in seguito l’amò di giorno in giorno sempre più intensamente.
e davanti alla sua corte spirituale (il vescovo) e alla presenza del padre si unì a lei; poi di giorno in giorno l'amò più forte.
64
Questa, privata del primo marito,Vmillecent'anni e più dispetta e scuraWfino a costui si stette sanza invito;V
Questa donna (la Povertà), rimasta vedova del suo primo sposo, Cristo, era stata per oltre mille e cento anni disprezzata e dimenticata, senza che alcuno la ricercasse, fino alla nascita di costui;
Costei, privata del primo marito (Cristo), per millecento anni e più, disprezzata e oscura, rimase fino a lui senza che nessuno la cercasse;
67
né valse udir che la trovò sicuraWcon Amiclate, al suon de la sua voce,Xcolui ch'a tutto 'l mondo fé paura;W
né valse (a farla amare) l’udire che Cesare, colui che sgomentò tutto il mondo, la trovò tranquilla e serena, al suono della sua voce, accanto ad Amiclate;
né le giovò che si sapesse che colui che fece paura a tutto il mondo (Cesare) la trovò tranquilla, al suono della sua voce, insieme ad Amiclate;
70
né valse esser costante né feroce,Xsì che, dove Maria rimase giuso,Yella con Cristo pianse in su la croce.X
né le valse l’essersi dimostrata fedele ed eroica al punto da patire con Cristo sulla croce, laddove (anche) Maria rimase ai piedi di essa.
né le giovò essere costante e coraggiosa, tanto che, mentre Maria rimase sotto la croce, lei salì e pianse con Cristo sulla croce.
73
Ma perch'io non proceda troppo chiuso,YFrancesco e Povertà per questi amantiZprendi oramai nel mio parlar diffuso.Y
Ma perché io non continui a parlare in modo troppo oscuro, nel mio lungo discorso intendi ormai per questi due amanti Francesco e la Povertà.
Ma perché io non proceda in modo troppo oscuro, in questi amanti ormai riconosci Francesco e la Povertà, nel mio discorso disteso.
76
La lor concordia e i lor lieti sembianti,Zamore e maraviglia e dolce sguardoAAfacieno esser cagion di pensier santi;Z
La loro concordia e la letizia dei loro aspetti facevano si che l’amore e l’ ammirazione e la dolce contemplazione che ne derivavano fossero motivo di santi pensieri (in chi li vedeva);
La loro concordia e i loro lieti volti, l'amore, la meraviglia e lo sguardo dolce facevano nascere pensieri santi;
79
tanto che 'l venerabile BernardoAAsi scalzò prima, e dietro a tanta paceABcorse e, correndo, li parve esser tardo.AA
tanto che il beato Bernardo si scalzò per primo, e corse dietro a questa grande pace spirituale e, pur correndo, gli sembrò di andare troppo lento. O ricchezza ignorata!
tanto che il venerabile Bernardo si tolse per primo i calzari, e corse dietro a una pace così grande e, correndo, gli sembrò di essere lento.
82
Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!ABScalzasi Egidio, scalzasi SilvestroACdietro a lo sposo, sì la sposa piace.AB
o bene fecondo di tanti frutti! La sposa piace tanto, che seguendo lo sposo si scalza Egidio, si scalza Silvestro.
Oh ricchezza sconosciuta! Oh bene fecondo! Si toglie i calzari Egidio, se li toglie Silvestro, dietro allo sposo, tanto piace la sposa.
85
Indi sen va quel padre e quel maestroACcon la sua donna e con quella famigliaADche già legava l'umile capestro.AC
Poi quel padre e quel maestro se ne va (a Roma) con la sua sposa e con quel gruppo di discepoli che già cingevano (intorno ai fianchi) l’umile cordone.
Quindi quel padre e maestro se ne va con la sua donna e con quella famiglia che già si cingeva dell'umile cordone.
88
Né li gravò viltà di cuor le cigliaADper esser fi' di Pietro Bernardone,AEné per parer dispetto a maraviglia;AD
91
ma regalmente sua dura intenzioneAEad Innocenzio aperse, e da lui ebbeAFprimo sigillo a sua religione.AE
Né viltà d’animo gli fece abbassare gli occhi per il fatto di essere figlio del mercante Pietro Bernardone, o per il fatto di avere un aspetto tanto spregevole da suscitare stupore, ma con regale dignità manifestò al papa Innocenzo III il suo proposito di una vita austera, e da lui ebbe il primo riconoscimento del nuovo ordine.
Né la viltà del cuore gli fece abbassare gli occhi per essere figlio di Pietro Bernardone, né perché appariva incredibilmente disprezzato; ma in modo regale rivelò a Innocenzo (III) il suo severo proposito, e da lui ebbe la prima approvazione per il suo ordine.
94
Poi che la gente poverella crebbeAFdietro a costui, la cui mirabil vitaAGmeglio in gloria del ciel si canterebbe,AF
97
di seconda corona redimitaAGfu per Onorio da l'Etterno SpiroAHla santa voglia d'esto archimandrita.AG
Dopo che i seguaci della povertà si moltiplicarono dietro le orme di costui, la cui vita mirabile si canterebbe meglio (che altrove) nella gloria del cielo, la santa volontà di questo pastore fu coronata con una seconda approvazione dallo Spirito Santo per mezzo di papa Onorio III.
Dopo che la gente poverella crebbe al seguito di costui, la cui vita meravigliosa si canterebbe meglio nella gloria del cielo, la santa volontà di questo capo del gregge fu cinta di una seconda corona dallo Spirito eterno per mezzo di Onorio (III).
100
E poi che, per la sete del martiro,AHne la presenza del Soldan superbaAIpredicò Cristo e li altri che 'l seguiro,AH
E dopo che, spinto dalla sete del martirio, ebbe predicato la dottrina di Cristo e degli apostoli alla presenza del sultano nel fasto della sua corte,.
E dopo che, per la sete del martirio, alla presenza superba del Sultano predicò Cristo e gli altri (apostoli) che lo seguirono,
103
e per trovare a conversione acerbaAItroppo la gente e per non stare indarno,AJredissi al frutto de l'italica erba,AI
106
nel crudo sasso intra Tevero e ArnoAJda Cristo prese l'ultimo sigillo,AKche le sue membra due anni portarno.AJ
e avendo trovato il popolo musulmano troppo restio ad ogni tentativo di conversione, per non restare (in terra infedele) senza frutto, se ne tornò a far fruttificare il seme sparso in Italia, sulla cima rocciosa (della Verna) tra le valli del Tevere e dell’Arno ricevette da Cristo l’ultima approvazione con le sacre stimmate, che le sue membra portarono impresse per due anni.
e poiché trovava quella gente troppo restia alla conversione, per non restare inutilmente, tornò al frutto dell'erba italiana, sulla roccia aspra tra il Tevere e l'Arno (la Verna) ricevette da Cristo l'ultimo sigillo (le stimmate), che le sue membra portarono per due anni.
109
Quando a colui ch'a tanto ben sortilloAKpiacque di trarlo suso a la mercedeALch'el meritò nel suo farsi pusillo,AK
112
a' frati suoi, sì com'a giuste rede,ALraccomandò la donna sua più cara,AMe comandò che l'amassero a fede;AL
Quando a Dio che lo aveva destinato ad operare tanto bene, piacque di portarlo in cielo al premio che egli aveva meritato facendosi umile, ai suoi frati, come a legittimi eredi, raccomando la donna sua più cara (la Povertà), e comandò loro che l’amassero con vera fede;
Quando a colui (Dio) che lo aveva destinato a un bene così grande piacque di sollevarlo lassù alla ricompensa che egli aveva meritato facendosi piccolo, ai suoi frati, come a legittimi eredi, raccomandò la donna a lui più cara, e comandò che l'amassero fedelmente;
115
e del suo grembo l'anima preclaraAMmover si volle, tornando al suo regno,ANe al suo corpo non volle altra bara.AM
e dal grembo della Povertà la sua nobile anima volle partire, per tornare al cielo che era il suo regno, e per il suo corpo non volle altra bara.
e dal suo grembo l'anima gloriosa volle partire, tornando al suo regno, e per il suo corpo non volle altra bara.
118
Pensa oramai qual fu colui che degnoANcollega fu a mantener la barcaAOdi Pietro in alto mar per dritto segno;AN
Pensa ora (se tale fu San Francesco) quale dovette essere colui che fu suo degno compagno nel mantenere la barca di Pietro (la Chiesa) sulla giusta rotta nel mare tempestoso;
Pensa ormai chi fu colui (Domenico) che fu degno compagno nel mantenere la barca di Pietro in alto mare sulla rotta giusta;
121
e questo fu il nostro patriarca;AOper che qual segue lui, com'el comanda,APdiscerner puoi che buone merce carca.AO
e questo fu (San Domenico) il fondatore del nostro ordine; per la qual cosa puoi comprendere come chi segue lui secondo le prescrizioni della sua regola, accumula validi meriti per la vita eterna.
e questi fu il nostro patriarca; per cui puoi capire che chi lo segue come egli comanda carica buona merce.
124
Ma 'l suo pecuglio di nova vivandaAPè fatto ghiotto, sì ch'esser non puoteAQche per diversi salti non si spanda;AP
Ma il suo gregge è diventato ghiotto di altri cibi, cosicché non è possibile che non si disperda in pascoli fuori della giusta strada;
Ma il suo gregge è diventato ghiotto di un cibo nuovo, così che non può fare a meno di disperdersi per pascoli diversi;
127
e quanto le sue pecore remoteAQe vagabunde più da esso vanno,ARpiù tornano a l'ovil di latte vòte.AQ
e guanto più i suoi frati fanno come le pecore che se ne vanno erranti e lontane dal pastore, tanto più tornano all’ovile privi del latte (della dottrina e della virtù).
e quanto più le sue pecore se ne vanno lontane e vagabonde da lui, tanto più tornano all'ovile vuote di latte.
130
Ben son di quelle che temono 'l dannoARe stringonsi al pastor; ma son sì poche,ASche le cappe fornisce poco panno.AR
Vi son bensì alcuni frati che temono il danno (dell’ inosservanza della regola) e si stringono intorno al pastore, ma sono tanto pochi, che basta poco panno per fornire loro le cappe.
Ci sono, è vero, di quelle che temono il danno e si stringono al pastore; ma sono così poche che basta poca stoffa per fornire le loro tonache.
133
Or, se le mie parole non son fioche,ASse la tua audienza è stata attenta,ATse ciò ch'è detto a la mente revoche,AS
136
in parte fia la tua voglia contenta,ATperché vedrai la pianta onde si scheggia,AUe vedra' il corrègger che argomentaAT
139
"U' ben s'impingua, se non si vaneggia"».AU
Ora se le mie parole non sono oscure e se tu mi hai ascoltato attentamente, se richiami alla memoria quello che è stato detto, sarà in parte appagato il tuo desiderio di chiarimenti, perché vedrai per quale causa la pianta dell’ordine domenicano si corrompe, e vedrai che cosa significa la correzione che ho fatto all’affermazione “U’ ben s’impingua, se non si vaneggia”.
Ora, se le mie parole non sono fioche, se il tuo ascolto è stato attento, se richiami alla mente ciò che è stato detto, il tuo desiderio sarà in parte soddisfatto, perché vedrai la pianta da cui si staccano le schegge, e vedrai che cosa vuol dire la correzione «dove ci si nutre bene, se non ci si perde in vanità»».
Riassunto del canto XI
Nel canto Xl continua a parlare lo spirito di San Tommaso d’Aquino, che si accinge a chiarire un dubbio sorto in Dante in seguito ad una sua affermazione: u’ ben s’impingua se non si vaneggia (canto X, verso 96). Egli spiega che Dio, per il bene della Chiesa, dispose due guide che la conducessero verso il bene, San Francesco e San Domenico, fondatori dei due grandi ordini monastici del secolo XII, i quali avevano come loro scopo fondamentale la riforma morale del mondo cristiano. San Tommaso inizia a questo punto la celebrazione della figura e dell’opera di Francesco d’Assisi, mettendo in rilievo le caratteristiche della sua personalità e i momenti più importanti della sua azione. Ricorda dapprima la rinuncia di Francesco ai beni terreni per abbracciare l’assoluta povertà e i suoi primi seguaci. A Roma il poverello d’Assisi ottiene l’approvazione del proprio ordine prima da Innocenzo III e poi da Onorio III. Recatosi in Oriente, cerca di diffondere in quelle terre la parola di Cristo, ma, fallito questo tentativo, deve ritornare in Italia. Qui, sul monte della Verna, riceve, due anni prima di morire, le sacre stimmate. San Tommaso termina il suo discorso con una dura rampogna rivolta all’ordine domenicano, che ha dimenticato il suo voto di povertà per dedicarsi solo alla ricerca dei beni mondani.
In breve
Dove e chi
Cielo del Sole: Spiriti sapienti. Corone di luci che cantano.
Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.
Introduzione critica
Anche l’inizio di questo canto va riferito, ma per contrasto fra vita attiva e contemplativa, all’epilogo del canto precedente, perché nel vario contrappunto dei canti del cielo del Sole, come anche in quelli del cielo di Marte e di Giove, una mobilità di attenzione esultante avvolge tutte le cadenze del discorso, e più spesso per contrapposizione che per analogia. Se il canto decimo s’era concluso con il carillon che chiama i frati a mattutino, questo incomincia con lo spettacolo delle faccende mondane che trascinano ed affaticano i mortali giuristi, medici, ecclesiastici, politici che dominano per frode o per forza, e ladri, e mercanti; faticosi appaiono anche i diletti della carne, faticoso anche l’ozio. Alla conclusione liturgica si contrappone dunque questa colorita e grottesca commedia corale, anzi corteo carnevalesco delle maschere delle varie professioni: segno inoltre, di un dilatarsi dello sguardo sul mondo terreno, osservato e integrato in modi sempre nuovi, e qui disteso come sfondo al dittico dei due patriarchi dei nuovi ordini mendicanti. Fa da intermezzo fra l’una e l’altra panoramica, fra il corteo grottesco e l’alta, assorta visione di paese che prelude all’apparizione di Francesco d’Assisi, una luminosa immagine e un mite raggio di parole e di luce: gli spiriti sapienti della prima corona, tornando al punto de] cerchio donde si erano mossi, s’affiggono come la candela al candeliere. E nel vivido lume quieto torna a parlare Tommaso d’Aquino, per chiarire due dubbi di Dante, sorti dalle sue parole: u’ ben s’impingua se non si vaneggia e a veder tanto non sorse il secondo. Né si ferma ad una puntuale esegesi dei termini adoperati: ogni dubbio, nel paradiso, è sciolto da una maggior copia di luce e d’amore. Così alla meditazione liturgica riassunta nella luce del cero segue l’intermezzo storico sulla fondazione degli ordini mendicanti: storia come investigazione meditativa e riverente dell’azione della Provvidenza nel mondo, ovviamente, storia che promana dalle mistiche nozze di Cristo morente sulla croce e della Chiesa (disposò lei col sangue benedetto) e che viene subito riassunta nelle virtù di amore e di sapienza che contrassegnano i due campioni: l’uno tutto serafico in ardore, Francesco, l’altro di cherubica luce uno splendore, Domenico. E’ quasi un preludio e una sinfonia del paesaggio umbro "nel mite solitario alto splendore", secondo l’espressione con la quale il Carducci, in un ritratto di Francesco, ha riassunto la tematica dantesca. Dopo una rapida variazione sul tema del freddo e del caldo, Dante inizia a tracciare la sacra immagine del poverello d’Assisi. Sulla costa del monte Subasio nasce il nuovo sole del mondo e il Poeta ne riassume il transito terrestre in quadri, quasi scomparti d’affresco, a cominciare dall’amore per madonna Povertà, cui si congiunge in mistiche nozze davanti al padre, al vescovo, al popolo d’Assisi. Una variazione per esempi dalla storia e dalla vita di Cristo illustra e quasi accompagna, celebrandole, queste nozze: al grande verso d’amore, poscia di dì in dì l’amò più forte segue il paradosso sulla Povertà che salì con Cristo sulla croce, dove Maria rimase giuso. All’aspetto raggiante e rapito dei due amanti tutto intorno a loro si trasfigura. Si scalzano e accorrono i primi seguaci, seguono Francesco come padre e maestro, cingono la corda dell’umiltà. Papa Innocenzo approva l’ordine della gente poverella. Di altra corona lo fregia papa Onorio. E Francesco, predicata invano in Oriente la fede di Cristo e degli apostoli e dei martiri, si riduce nelle solitudini rupestri della Verna, dove riceve le stimmate. Muore poi sulla nuda terra, raccomandando madonna Povertà ai seguaci ed eredi. Il quadro della morte si accende della coralità tradizionale della legenda letteraria e pittorica: un ultimo squillo, intorno al tema della fedeltà amorosa (e comandò che l’amassero a fede), e il transito dal grembo della Povertà, nudo sulla nuda terra, alla Porziuncola. Nella quiete della contemplazione della morte, ma rotta dal transito al cielo, tornando al suo regno, lo squarcio agiografico, forse il più bello delle letterature volgari, si chiude. L’epopea della vita e morte di Francesco è finita, e il tono del discorso muta: colloquiale e disteso, ormai, mentre ripropone il raffronto con Domenico, e costata come il suo gregge si disperda. La spiegazione del se non si vaneggia è questa: constatazione di una decadenza e di una dissipazione fatta per riproporre l’esempio della virtù primiera. Si tratta, infatti, di dedurre delle conclusioni e riportarle al tema iniziale della discussione, perché Dante, anche negli squarci dottrinali, obbedisce sempre alla concretezza: concretezza drammatica, altrove, concretezza didattica in questo e in tanti altri punti. La lezione che il Poeta qui svolge ha una sua strutturazione drammaturgica, che egli ha sottratto allo schema puramente tecnico della scuola, perché ben conosce i tre momenti della dottrina: la parola del maestro, l’attenzione e la meditazione assidua del discepolo. E termina il canto modulato e ricco come pochi, che è esempio di una nuova drammaturgia e di una nuova agiografia, cui si ricollegano innumerevoli modi dell’arte figurativa e di quella letteraria nelle quali si ricerca una più intensa corrispondenza fra la meditazione sapienziale e il modo del racconto disteso e denso.
vv. 58-63ché per tal donna, giovinetto, in guerradel padre corse, a cui, come a la morte,la porta del piacer nessun diserra;e dinanzi a la sua spirital corteet coram patre le si fece unito;poscia di dì in dì l'amò più forte.Leggi nel testo
San Tommaso, domenicano, racconta la vita di san Francesco d'Assisi. Lo fa con una lunga allegoria: Francesco, ancora giovane, si mise contro il padre per sposare una donna che nessuno voleva, la Povertà, rimasta vedova dopo la morte di Cristo.
Le nozze avvengono davanti al vescovo di Assisi, quando Francesco si spoglia di tutto. Da allora l'amò ogni giorno di più. La loro unione è così felice che altri seguono il suo esempio: Bernardo, Egidio, Silvestro si tolgono i calzari per correre dietro alla sposa. Il racconto arriva fino alle stimmate sul monte della Verna e alla morte di Francesco.
Alla fine Tommaso critica il suo stesso ordine, i domenicani, che hanno abbandonato la strada del fondatore. Nel canto successivo un francescano, san Bonaventura, farà l'elogio di san Domenico e criticherà i francescani: i due canti sono costruiti come due pannelli speculari.
Verifica
Fili rossi · questo canto nel resto del poema
San Francesco
Ne parla la scheda «Sigieri di Brabante, un eretico in Paradiso» (Par. X).