San Bernardo spiega l'ordine dei seggi nella rosa: Maria, le donne ebree, i santi e i bambini.
Paradiso · Empireo
Paradiso, Canto XXXII
«Affetto al suo piacer, quel contemplante…»
San Bernardo, che ha sostituito Beatrice come guida di Dante nell’Empireo, incomincia a spiegare l’ordinamento della candida rosa e la disposizione dei beati.
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Testo e parafrasi del canto XXXII
Parafrasi
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1
Affetto al suo piacer, quel contemplanteAlibero officio di dottore assunse,Be cominciò queste parole sante:A
San Bernardo, tutto preso dall’oggetto del suo amore assunse spontaneamente il compito di maestro, e incominciò questo santo discorso:
Tutto preso dall'oggetto del suo amore, quel contemplativo (san Bernardo) assunse spontaneamente il compito di maestro, e cominciò queste sante parole:
4
«La piaga che Maria richiuse e unse,Bquella ch'è tanto bella da' suoi piediCè colei che l'aperse e che la punse.B
"Quella che siede tanto bella ai piedi di Maria è colei che aperse e inasprì la piaga del peccato originale, che la Vergine chiuse e risanò.Nota Eva con il suo peccato, che inasprì spingendo anche Adamo a seguire il suo esempio, fu causa della rovina dell'umanità; questa rinacque a nuova vita con la Vergine Maria, nella quale si realizzò l'incarnazione.
«La ferita (il peccato originale) che Maria richiuse e curò, la donna così bella che sta ai suoi piedi (Eva) è colei che la aprì e la inflisse.
7
Ne l'ordine che fanno i terzi sedi,Csiede Rachel di sotto da costeiDcon Beatrice, sì come tu vedi.C
Nella terza fila di seggi, sotto ad Eva, siede Rachele insieme con Beatrice, come puoi vedere.
Nell'ordine formato dai terzi seggi siede sotto di lei Rachele insieme a Beatrice, come vedi.
10
Sarra e Rebecca, Iudìt e coleiDche fu bisava al cantor che per dogliaEdel fallo disse 'Miserere mei',D
Sara e Rebecca, Giuditta e Rut, colei che fu bisavola di Davide, il sacro cantore che per manifestare il dolore per il proprio peccato scrisse il salmo «Abbi pietà (miserere) di me»,
Sara e Rebecca, Giuditta e colei (Rut) che fu bisnonna del cantore (Davide) che per il dolore della sua colpa disse «Miserere mei»,
13
puoi tu veder così di soglia in sogliaEgiù digradar, com'io ch'a proprio nomeFvo per la rosa giù di foglia in foglia.E
puoi vedere disposte in ordine decrescente di gradino in gradino, nella successione in cui le vengo elencando scendendo di seggio in seggio lungo la rosa.Nota Sara, moglie di Abramo e madre di Isacco (che sposò Rebecca), può essere considerata la progenitrice dei credenti nel Cristo venturo. Giuditta liberò il popolo eletto dal pericolo degli Assiri, uccidendo il loro generale Oloferne (cfr. Purgatorio XII, 58-60).Nota Rut, moglie di Booz, è qui presentata come la bisavola di Davide, che dopo l'adulterio commesso con Betsabea, pianse il proprio peccato e manifestò il proprio pentimento nel Salmo LI, che inizia con le parole " Miserere mei ".
le puoi vedere scendere così di gradino in gradino, man mano che io, chiamandole per nome, scendo per la rosa di petalo in petalo.
16
E dal settimo grado in giù, sì comeFinfino ad esso, succedono Ebree,Gdirimendo del fior tutte le chiome;F
E dal settimo gradino in giù, fino all’ultimo, si succedono donne ebraiche, dividendo tutti i petali del fiore,
E dal settimo gradino in giù, come fino a esso, si succedono donne ebree, che dividono tutte le chiome (i petali) del fiore;
19
perché, secondo lo sguardo che féeGla fede in Cristo, queste sono il muroHa che si parton le sacre scalee.G
perché esse costituiscono una specie di linea dalla quale, a seconda che la loro fede si rivolse al Cristo venturo o al Cristo venuto, sono divisi i beati.
perché, secondo lo sguardo che la fede rivolse a Cristo, queste sono il muro che separa le sacre scalinate.
22
Da questa parte onde 'l fiore è maturoHdi tutte le sue foglie, sono assisiIquei che credettero in Cristo venturo;H
Da questa parte (a sinistra del muro divisorio), dove il fiore si presenta completo di tutti i suoi petali (cioè: i seggi sono tutti occupati), sono seduti i credenti in Cristo venturo;
Da questa parte, in cui il fiore è completo in tutti i suoi petali, siedono quelli che credettero in Cristo venturo;
25
da l'altra parte onde sono intercisiIdi vòti i semicirculi, si stannoJquei ch'a Cristo venuto ebber li visi.I
dall’altra parte (a destra), dove i semicerchi sono interrotti da seggi vuoti, si trovano coloro che volsero gli occhi della fede verso Cristo venuto.
dall'altra parte, dove i semicerchi sono interrotti da posti vuoti, stanno quelli che ebbero lo sguardo rivolto a Cristo già venuto.
28
E come quinci il glorioso scannoJde la donna del cielo e li altri scanniKdi sotto lui cotanta cerna fanno,J
E come da questa parte il glorioso seggio di Maria, la regina del cielo (la donna: dal latino domina, "signora") e gli altri seggi di sotto al suo segnano la grande separazione (fra i beati dell’Antico e del Nuovo Testamento),
E come di qua il glorioso seggio della signora del cielo e gli altri seggi sotto di esso formano una tale divisione,
31
così di contra quel del gran Giovanni,Kche sempre santo 'l diserto e 'l martiroLsofferse, e poi l'inferno da due anni;K
così dalla parte opposta (segna un’analoga divisione) il seggio del grande Giovanni, che, santo prima ancora di nascere, sopportò il deserto e il martirio, e poi l’inferno per circa due anni;Nota San Giovanni Battista, "pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre" (Luca I, 15), rimase per un lungo periodo nel deserto per prepararsi, nella solitudine e nella penitenza, alla sua vita di predicazione e subì il martirio sotto Erode (Purgatorio XXII, 151-154; Paradiso XVIII, 134-135). Dopo la morte dovette rimanere nel limbo per due anni, fino al momento in cui Cristo discese all'inferno per liberare le anime dei patriarchi dell'Antico Testamento.
così di fronte fa quello del grande Giovanni (il Battista), che, sempre santo, sopportò il deserto e il martirio, e poi l'inferno (il Limbo) per due anni;
34
e sotto lui così cerner sortiroLFrancesco, Benedetto e AugustinoMe altri fin qua giù di giro in giro.L
e sotto di lui ebbero in sorte di operare questa divisione Francesco, Benedetto e Agostino e altri fino qua giù in fondo di gradino in gradino.Nota Sotto il seggio del grande precursore di Cristo, appaiono quelli di San Francesco d'Assisi (Paradiso XI, 43 sgg.), di San Benedetto da Norcia (Paradiso XXII,28 sgg.), di Sant'Agostino (a. 354-430), grande filosofo e teologo, è uno dei più grandi e famosi Padri della Chiesa. Benché Dante nella Commedia lo nomini solo incidentalmente (Paradiso X, 120), nel Convivio, nella Monarchia, nelle Epistole dimostra una notevole conoscenza delle opere di Agostino.Nota Le anime di questo muro dovrebbero essere quelle dei fondatori di ordini religiosi e dei teologi, "in certo modo i continuatori dell'opera del Battista nel "parare Domino plebem perfectam " (Luca I, 17)" (Vandelli). Sforzandosi di penetrare nella logica di questo elenco di santi, alcuni critici hanno pensato che Giovanni sia posto di fronte a Maria perché nessun nato di donna - secondo le parole di Cristo (Matteo XI, 11) - fu più grande del Battista, oppure perché il Poeta ha voluto stabilire un supremo vincolo fra il paradiso e il suo bel San Giovanni, oppure perché intese simboleggiare in Francesco, Benedetto e Agostino l'ardore mistico, la contemplazione, la teologia. È forse nel giusto il Tommaseo quando così commenta questi versi: "Di faccia alla santa tra le donne, siede il santo tra gli uomini, padre d'anime a Dio conquistate; sotto lui i fondatori d'ordini religiosi vengon di contro alle madri giudee, come padri d'anime anch'essi".
e sotto di lui ebbero in sorte di formare così la divisione Francesco, Benedetto e Agostino, e altri fin quaggiù di giro in giro.
37
Or mira l'alto proveder divino:Mché l'uno e l'altro aspetto de la fedeNigualmente empierà questo giardino.M
Ora contempla la profondità del disegno provvidenziale, perché l’uno e l’altro gruppo dei credenti (l’uno e l’altro aspetto della fede: in Cristo venturo e in Cristo venuto) riempiranno in ugual misura questo fiore.
Ora guarda l'alta provvidenza divina: perché l'uno e l'altro aspetto della fede riempiranno in ugual misura questo giardino.
40
E sappi che dal grado in giù che fiedeNa mezzo il tratto le due discrezioni,Oper nullo proprio merito si siede,N
E sappi che sotto il gradino che interseca a metà le due linee che dividono i beati, non si siedono anime che si sono salvate per merito proprio,
E sappi che dal gradino che taglia a metà le due divisioni in giù, non si siede per alcun merito proprio,
43
ma per l'altrui, con certe condizioni:Oché tutti questi son spiriti ascoltiPprima ch'avesser vere elezioni.O
ma per merito altrui, sotto certe condizioni, perché tutti questi sono spiriti sciolti (dai legami corporei) prima di possedere la facoltà della libera scelta fra bene e male.
ma per quello di altri, a certe condizioni: perché tutti questi sono spiriti liberati (dal corpo) prima di avere vera capacità di scelta.
46
Ben te ne puoi accorger per li voltiPe anche per le voci puerili,Qse tu li guardi bene e se li ascolti.P
Te ne puoi facilmente accorgere per i volti e anche per le voci infantili, se tu li guardi bene e se li ascolti.Nota L'Empireo appare diviso in due parti non solo in senso verticale, ma anche in senso orizzontale: la parte: superiore è occupata dai beati morti adulti, quella inferiore dalle anime dei bambini.Nota Questi, morti (l'espressione assolti significherebbe, per alcuni critici: " liberati dalle conseguenze del peccato originale") prima di pervenire all'uso di ragione, godono l'eterna beatitudine non per meriti propri, ma grazie al verificarsi di una delle condizioni che il Poeta enumererà ai versi 79-84.Nota Tutti i teologi medievali sono concordi nell'affermare che gli uomini risorgeranno, nel giorno del Giudizio Universale, nella pienezza delle forze e nel vigore degli anni giovanili, senza i difetti inerenti alla vecchiaia e alla fanciullezza. Invece a Dante "la presenza dei fanciulli e quella di venerandi vecchi nella gloria dell'Empireo non parve sconveniente, come sembrò invece a quasi tutti i teologi suoi contemporanei; e come i volti dei bambini aggiungono un grazioso elemento pittorico al paradisiaco quadro, così la soavità di bianche voci puerili, mista ai robusti e gravi toni della voce virile e ai gorgheggi del canto muliebre, serve a rendere più completo il coro de la melode che là su si canta, cui rispondono i cori degli angeli, accompagnati dalla solenne armonia delle sfere celesti" (Nardi).
Te ne puoi ben accorgere dai volti e anche dalle voci infantili, se li guardi bene e se li ascolti.
49
Or dubbi tu e dubitando sili;Qma io discioglierò 'l forte legameRin che ti stringon li pensier sottili.Q
Ora tu dubiti, e nel dubbio taci; ma io scioglierò il difficile nodo in cui ti avvolgono i tuoi sottili ragionamenti.Nota Il dubbio di Dante può essere così formulato: perché i bambini, che non giunsero alla salvezza per i propri meriti, godono la beatitudine celeste in diversa misura (apparendo, infatti, distribuiti in diversi gradini, in ordine decrescente, nella zona inferiore della candida rosa) ?
Ora tu dubiti, e dubitando taci; ma io scioglierò il nodo stretto in cui ti stringono i tuoi pensieri sottili.
52
Dentro a l'ampiezza di questo reameRcasual punto non puote aver sito,Sse non come tristizia o sete o fame:R
Nel regno di Dio, in tutta la sua grandezza, non si può trovare neppure un punto che sia destinato a caso, così come in esso non esistono (difetti o bisogni umani come) tristezza o sete o fame,
Dentro l'ampiezza di questo regno non può avere posto nemmeno un minimo elemento di caso, così come non ce l'hanno tristezza, sete o fame:
55
ché per etterna legge è stabilitoSquantunque vedi, sì che giustamenteTci si risponde da l'anello al dito;S
perché tutto ciò che vedi (qui) è stabilito da Dio fin dall’eternità, così che tutte le cose nel paradiso si corrispondono con la stessa perfezione con cui l’anello corrisponde al dito (per il quale è stato fatto).
perché tutto ciò che vedi è stabilito per legge eterna, così che qui l'anello corrisponde esattamente al dito;
58
e però questa festinata genteTa vera vita non è sine causaUintra sé qui più e meno eccellente.T
E perciò questi bambini che sono giunti precocemente (festinata: letteralmente significa "affrettatasi") alla vera vita (quella eterna) non senza ragione si trovano qui destinati a diversi gradi di beatitudine.
e perciò questa gente arrivata in fretta alla vera vita non è qui, senza motivo, più e meno eccellente tra sé.
61
Lo rege per cui questo regno pausaUin tanto amore e in tanto diletto,Vche nulla volontà è di più ausa,U
Dio, il re grazie al quale questo regno riposa in così grande carità e letizia, che nessuna volontà può ardire di desiderarne di più,
Il re per cui questo regno riposa in tanto amore e in tanta gioia che nessuna volontà osa desiderare di più,
64
le menti tutte nel suo lieto aspettoVcreando, a suo piacer di grazia dotaWdiversamente; e qui basti l'effetto.V
creando, con un gioioso atto di amore, tutte le anime largisce ad esse la sua grazia in misura diversa, a suo piacere; e riguardo a ciò (qui) bisogna accontentarsi di costatare il fatto.
creando tutte le menti nel suo sguardo lieto, le dota di grazia in modo diverso, come gli piace; e qui basti il fatto.
67
E ciò espresso e chiaro vi si notaWne la Scrittura santa in quei gemelliXche ne la madre ebber l'ira commota.W
E questa verità vi è espressamente e chiaramente affermata nella Sacra Scrittura con l’esempio di quei gemelli che incominciarono a lottare fra loro, mossi dall’ira, quando erano ancora nel ventre materno.Nota Per dimostrare che Dio dota della grazia le sue creature in misura diversa, Dante ricorre, per la seconda volta (cfr. Paradiso VIII, 130-131), all'esempio di Esaù e di Giacobbe, i due gemelli nati da Isacco e Rebecca. Prima ancora che essi nascessero (prima ancora, quindi, che essi acquistassero meriti o demeriti), Dio aveva stabilito che Giacobbe fosse il fondatore del popolo eletto e che ad Esaù toccasse un compito di minore importanza (cfr. Genesi XXV, 20 sgg.; Malachia I, 2-3; Epistola ai Romani IX, 11-13): così i due gemelli cominciarono a lottare fra di loro fin da quando erano ancora nel ventre materno (Genesi XXV, 22).
E questo è chiaramente indicato nella Sacra Scrittura in quei gemelli (Esaù e Giacobbe) che si agitarono con ira nel ventre della madre.
70
Però, secondo il color d'i capelli,Xdi cotal grazia l'altissimo lumeYdegnamente convien che s'incappelli.X
Perciò è giusto che la luce divina incoroni degnamente (i beati), a seconda della diversità della grazia assegnata a ciascuno.Nota L'espressione secondo il color de' capelli allude alla diversa quantità di grazia che Dio assegnò a Esaù e Giacobbe: "come a Dio piacque che Esaù avesse il colore e i capegli rossi, e Jacob neri (cfr. Genesi XXV, 25), così gli piacque dar grazia più a Jacob che a Esaù" (Landino).
Perciò, secondo il colore dei capelli (della diversa grazia), è giusto che l'altissima luce li incoroni di tale grazia.
73
Dunque, sanza mercé di lor costume,Ylocati son per gradi differenti,Zsol differendo nel primiero acume.Y
Dunque, senza alcun merito derivato dalle loro azioni, questi bambini sono collocati su gradini differenti (e godono, quindi, di diversa beatitudine), ma solo perché (al momento della nascita) fu loro assegnata una disposizione più o meno pronta (a vedere Dio).
Dunque, senza merito delle loro azioni, sono collocati su gradi diversi, differendo solo nella capacità di visione originaria.
76
Bastavasi ne' secoli recentiZcon l'innocenza, per aver salute,AAsolamente la fede d'i parenti;Z
Nei primi secoli era sufficiente, perché (i bambini) fossero salvi, insieme con la loro innocenza, soltanto la fede dei genitori.Nota Nelle prime due età del mondo (da Adamo ad Abramo) affinché i bambini morti precocemente potessero salvarsi, era necessaria la fede dei loro genitori nel Cristo venturo (cfr. San Tommaso Summa Theologica III, LXX, 2).
Nei primi secoli, insieme all'innocenza, per ottenere la salvezza bastava soltanto la fede dei genitori;
79
poi che le prime etadi fuor compiute,AAconvenne ai maschi a l'innocenti penneABper circuncidere acquistar virtute;AA
Trascorso questo primo periodo, fu necessario, per i maschi, acquistare, mediante la circoncisione, la forza necessaria alle loro ali innocenti (per volare in cielo).
dopo che le prime età furono compiute, i maschi dovettero acquistare forza per le loro ali innocenti con la circoncisione;
82
ma poi che 'l tempo de la grazia venne,ABsanza battesmo perfetto di CristoACtale innocenza là giù si ritenne.AB
Giunto il tempo della Grazia (con la redenzione operata da Cristo), i bambini morti senza il battesimo furono trattenuti nel limbo.
ma dopo che venne il tempo della grazia, senza il battesimo perfetto di Cristo, tale innocenza fu trattenuta laggiù (nel Limbo).
85
Riguarda omai ne la faccia che a CristoACpiù si somiglia, ché la sua chiarezzaADsola ti può disporre a veder Cristo».AC
Contempla ora il volto della Vergine, la creatura che assomiglia a Cristo più di ogni altra, perché solo il suo splendore ti può preparare a sostenere la visione di Cristo".
Guarda ormai il volto che più somiglia a Cristo (Maria), perché soltanto il suo splendore ti può preparare a vedere Cristo».
88
Io vidi sopra lei tanta allegrezzaADpiover, portata ne le menti santeAEcreate a trasvolar per quella altezza,AD
Io vidi scendere su di lei tanta letizia portata dalle intelligenze angeliche create per volare da Dio ai beati e dai beati a Dio,
Io vidi piovere su di lei tanta gioia, portata dalle menti sante (gli angeli) create per volare attraverso quell'altezza,
91
che quantunque io avea visto davante,AEdi tanta ammirazion non mi sospese,AFné mi mostrò di Dio tanto sembiante;AE
che quanto avevo contemplato (nel paradiso) fino a questo momento non mi aveva tenuto sospeso in così grande meraviglia, né mi aveva mostrato tanta somiglianza con Dio;
che tutto ciò che avevo visto prima non mi tenne sospeso in una così grande ammirazione, né mi mostrò un'immagine di Dio così somigliante;
94
e quello amor che primo lì discese,AFcantando 'Ave, Maria, gratia plena',AGdinanzi a lei le sue ali distese.AF
e l’arcangelo Gabriele che, primo fra gli angeli, era disceso accanto a Maria, cantando "Ave Maria, piena di grazia", si librò ad ali aperte davanti a lei.Nota Primo li discese: l'arcangelo Gabriele era sceso per celebrare le lodi di Maria durante il suo trionfo nel cielo Stellato (cfr. canto XXIII, 91-111).
e quell'amore (l'arcangelo Gabriele) che per primo era disceso lì, cantando «Ave, Maria, gratia plena», distese le sue ali davanti a lei.
97
Rispuose a la divina cantilenaAGda tutte parti la beata corte,AHsì ch'ogne vista sen fé più serena.AG
Tutta la corte beata rispose da ogni parte a quel canto divino (o ripetendo o continuando il saluto dell’angelo alla Vergine), così che l’aspetto di tutti (angeli e beati) divenne più luminoso.
Rispose al canto divino da ogni parte la corte beata, così che ogni volto se ne fece più sereno.
100
«O santo padre, che per me comporteAHl'esser qua giù, lasciando il dolce locoAInel qual tu siedi per etterna sorte,AH
"O padre santo, che per me ti sei adattato a scendere qua giù (alla base della candida rosa), lasciando il dolce luogo che ti è stato assegnato fin dall’eternità,
«O santo padre, che per me accetti di stare quaggiù, lasciando il dolce posto in cui siedi per destino eterno,
103
qual è quell'angel che con tanto giocoAIguarda ne li occhi la nostra regina,AJinnamorato sì che par di foco?».AI
chi è quell’angelo che contempla con tanta gioia la nostra regina, tutto ardendo del suo amore?"
chi è quell'angelo che con tanta gioia guarda negli occhi la nostra regina, così innamorato che sembra di fuoco?».
106
Così ricorsi ancora a la dottrinaAJdi colui ch'abbelliva di Maria,AKcome del sole stella mattutina.AJ
Con queste parole ricorsi ancora all’insegnamento di San Bernardo, che, contemplando Maria, si adornava (del suo splendore) come la stella del mattino (Venere o Lucifero) si adorna (della luce) del sole (che sta sorgendo).
Così ricorsi ancora all'insegnamento di colui che diventava più bello per la luce di Maria, come la stella del mattino per quella del sole.
109
Ed elli a me: «Baldezza e leggiadriaAKquant'esser puote in angelo e in alma,ALtutta è in lui; e sì volem che sia,AK
Ed egli mi rispose: "Tutta l’esultanza e la letizia che si possono trovare in un angelo e in una creatura umana, si raccolgono in lui; e siamo felici che sia così,
E lui a me: «Tutto l'ardimento e la grazia che possono esserci in un angelo e in un'anima sono in lui; e così vogliamo che sia,
112
perch'elli è quelli che portò la palmaALgiuso a Maria, quando 'l Figliuol di DioAMcarcar si volse de la nostra salma.AL
perché egli è colui che fece l’annuncio a Maria, quando il Figlio di Dio volle prendere su di Sé il peso della nostra natura corporea (salma: letteralmente significa "peso", "soma").Nota Portò la palma giuso a Maria: come "segno della vittoria, ch'ella vinceva tutte l'altre creature in piacere a Dio" (Buti). Spesso, infatti, nell'arte figurativa, l'arcangelo annunciante reca in mano una palma.
perché lui è colui che portò la palma giù a Maria, quando il Figlio di Dio volle caricarsi del nostro corpo.
115
Ma vieni omai con li occhi sì com'ioAMandrò parlando, e nota i gran patriciANdi questo imperio giustissimo e pio.AM
Ma segui ora con i tuoi occhi le mie parole, e osserva i grandi dignitari di questo impero giustissimo e santo.
Ma ora vieni con gli occhi man mano che io parlerò, e osserva i grandi patrizi di questo impero giustissimo e pio.
118
Quei due che seggon là sù più feliciANper esser propinquissimi ad Augusta,AOson d'esta rosa quasi due radici:AN
Quei due beati che siedono in alto più felici (di tutti) per essere i più vicini a Maria, l’imperatrice del cielo, sono quasi le due radici di questa rosa:
Quei due che siedono lassù, più felici perché sono vicinissimi all'Imperatrice, sono quasi le due radici di questa rosa:
121
colui che da sinistra le s'aggiustaAOè il padre per lo cui ardito gustoAPl'umana specie tanto amaro gusta;AO
colui che le siede accanto (le s’aggiusta: il verbo è formato con la preposizione latina iuxta, "presso") è Adamo, il progenitore che per aver osato gustare (il frutto proibito) è stato causa di tanta amarezza per l’umanità;
quello che le sta accanto a sinistra è il padre (Adamo) per il cui gusto audace l'umanità prova tanta amarezza;
124
dal destro vedi quel padre vetustoAPdi Santa Chiesa a cui Cristo le claviAQraccomandò di questo fior venusto.AP
dalla parte destra vedi San Pietro, il primo capo della Santa Chiesa, al quale Gesù affidò le chiavi del paradiso.
a destra vedi quell'antico padre della Santa Chiesa (san Pietro) a cui Cristo affidò le chiavi di questo fiore bellissimo.
127
E quei che vide tutti i tempi gravi,AQpria che morisse, de la bella sposaARche s'acquistò con la lancia e coi clavi,AQ
E San Giovanni Evangelista, colui che, mentre era ancora in vita, ebbe la visione di tutti i dolori attraverso i quali sarebbe passata la Chiesa, la bella sposa che Cristo fece sua con la morte in croce,
E colui (san Giovanni) che, prima di morire, vide tutti i tempi difficili della bella sposa che fu conquistata con la lancia e con i chiodi,
130
siede lungh'esso, e lungo l'altro posaARquel duca sotto cui visse di mannaASla gente ingrata, mobile e retrosa.AR
siede accanto a Pietro, e presso Adamo si trova Mosè, il condottiero sotto la cui guida visse di manna il popolo ingrato, incostante e restio (ad eseguire i suoi ordini).Nota San Giovanni Evangelista ebbe, ancora vivo, la profetica visione delle avversità, delle persecuzioni, delle difficoltà che avrebbero colpito, nel tempo, la Chiesa. Tale visione fu da lui descritta nell'Apocalisse.Nota Mosè guidò gli Ebrei dall'Egitto verso la terra promessa, attraverso il deserto, dove il popolo eletto, spesso indocile e disubbidiente agli ordini del suo condottiero, si cibò di manna miracolosamente caduta dal cielo (Esodo XVI, 13-35; Numeri XI, 7; Salmi LXXVIII, 24; Giovanni VI, 31-34).
siede accanto a lui, e accanto all'altro (Adamo) siede quella guida (Mosè) sotto la quale visse di manna la gente ingrata, volubile e ribelle.
133
Di contr'a Pietro vedi sedere Anna,AStanto contenta di mirar sua figlia,ATche non move occhio per cantare osanna;AS
Di fronte a San Pietro (nella parte opposta della rosa, a sinistra di San Giovanni Battista) vedi sedere Anna (la madre della Vergine), tanto felice di contemplare sua figlia, che, sebbene canti (con gli altri beati) le lodi di Dio, non distoglie il suo sguardo (dalla figura di Maria);
Di fronte a Pietro vedi sedere Anna, così felice di guardare sua figlia che non muove gli occhi mentre canta osanna;
136
e contro al maggior padre di famigliaATsiede Lucia, che mosse la tua donna,AUquando chinavi, a rovinar, le ciglia.AT
e di fronte ad Adamo, il padre di tutta l’umanità, siede Lucia, che esortò Beatrice a venire in tuo soccorso, quando tu tornavi a volgere gli occhi verso il basso, dove stavi precipitando.Nota Lucia, la santa martire siracusana, alla quale Dante fu particolarmente devoto, fu colei che, per volere della Vergine, pregò Beatrice di soccorrere Dante, allorché questi, perduta la speranza dell'altezza (Inferno I, 54) dopo l'apparizione delle tre fiere, stava di nuovo precipitando nella selva oscura (Inferno I, 61). Per l'intervento delle tre donne benedette in aiuto di Dante, cfr. Inferno II, 52 sgg.
e di fronte al più grande padre di famiglia (Adamo) siede Lucia, che mosse la tua donna quando abbassavi lo sguardo per precipitare.
139
Ma perché 'l tempo fugge che t'assonna,AUqui farem punto, come buon sartoreAVche com'elli ha del panno fa la gonna;AU
Ma poiché fugge il tempo che ti riempie di sonno, ci fermeremo qui (nella rassegna dei beati), come fa un buon sarto che confeziona la gonna secondo il panno a sua disposizione;
Ma poiché fugge il tempo del tuo sogno (della tua visione), qui ci fermeremo, come un buon sarto che fa la veste secondo la stoffa che ha;
142
e drizzeremo li occhi al primo amore,AVsì che, guardando verso lui, penètriAWquant'è possibil per lo suo fulgore.AV
e alzeremo gli occhi a Dio, il primo amore, così che, guardando verso di Lui, tu possa penetrare, per quanto è possibile, nel suo fulgore.
e rivolgeremo gli occhi al primo amore, così che, guardando verso di lui, tu penetri quanto è possibile nel suo splendore.
145
Veramente, ne forse tu t'arretriAWmovendo l'ali tue, credendo oltrarti,AXorando grazia conven che s'impetriAW
Tuttavia, affinché tu, credendo di inoltrarti (nella visione di Dio) con le tue ali non retroceda invece (come avviene quando l’uomo vuole giungere a Dio con le sue sole forze), è necessario che tu chieda il soccorso della Grazia con la preghiera;
Però, perché tu non abbia forse a tornare indietro muovendo le tue ali, credendo di andare avanti, bisogna ottenere la grazia pregando,
148
grazia da quella che puote aiutarti;AXe tu mi seguirai con l'affezione,AYsì che dal dicer mio lo cor non parti».AX
questa grazia (si ottiene) da Maria, colei che sola può aiutarti (in questo momento); e tu accompagnerai la mia preghiera con intensa devozione, in modo che il tuo cuore segua fedelmente le mie parole ”.
la grazia da colei che ti può aiutare; e tu mi seguirai con il cuore, così che non lo separi dalle mie parole».
151
E cominciò questa santa orazione:AY
E incominciò questa santa preghiera.
E cominciò questa santa preghiera:
Riassunto del canto XXXII
San Bernardo, che ha sostituito Beatrice come guida di Dante nell’Empireo, incomincia a spiegare l’ordinamento della candida rosa e la disposizione dei beati. Il seggio più alto è occupato dalla Vergine, ai cui piedi si trova Eva. Nel terzo scanno siede Rachele con Beatrice. Seguono Sara, Rebecca, Giuditta, Rut e, fino al gradino più basso, altre donne del Vecchio Testamento. Esse costituiscono così una lunga fila che taglia verticalmente, in due parti, l’immenso anfiteatro celeste: a sinistra, dove tutti i seggi sono ormai occupati, si trovano i credenti in Cristo venturo, a destra,: dove appaiono ancora dei posti vuoti, godono la loro beatitudine i credenti in Cristo venuto. In alto, nella parte opposta al seggio della Vergine, siede San Giovanni Battista. Sotto di lui appaiono San Francesco, San Benedetto, Sant’Agostino e altri teologi e fondatori di ordini religiosi. Le due parti dell’Empireo - continua San Bernardo - saranno occupate da uno stesso numero di beati, perché agli eletti del Vecchio e del Nuovo Testamento è stato riservato un uguale numero di seggi. La candida rosa appare divisa anche orizzontalmente in due parti uguali: mentre nella zona superiore appaiono le anime che si sono salvate per merito proprio, in quella inferiore si trovano le anime dei bambini che morirono prima di giungere all’età della ragione. Essi, nei primi secoli dell’umanità, da Adamo ad Abramo, ricevettero la salvezza grazie alla fede dei loro genitori; da Abramo a Gesù grazie al rito della circoncisione; dopo l’avvento di Cristo divenne necessario il battesimo, senza il quale i bambini morti precocemente sono relegati al limbo. San Bernardo invita Dante a guardare la Vergine, che appare circondata dagli angeli, mentre l’arcangelo Gabriele ripete, cantando, le parole dell’annunciazione: "Ave Maria, gratia plena". Il Santo riprende poi a presentare i beati dell’Empireo, indicando al suo discepolo gli eletti che occupano i seggi più vicini a quello di Maria. Infine afferma che, prima di volgere lo sguardo verso Dio, è necessario invocare l’aiuto della Vergine.
In breve
Dove e chi
Empireo: La rosa dei beati. Il fiume di luce e la visione di Dio.
Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.
Introduzione critica
Privo della liricità (originata dal commiato di Dante da Beatrice) e della ricchezza fantastica (diretto proseguimento della rappresentazione della candida rosa) del canto XXXI, il XXXII è, in larga misura, descrittivo: presenta, infatti, la più lunga rassegna di personaggi della Commedia, dopo quella del limbo (diciotto sono le figure che San Bernardo indica a Dante in questo momento). Esso, come molti canti della Commedia, ha una giustificazione d’intermezzo strutturale. S’imponeva a Dante la necessità di presentare il suo paradiso definitivo, I’Empireo, secondo una forma determinata e stabile, " in cui trovasse quasi esplicazione e fondamento il concetto della sua eternità nel tempo, la quale esso ha in comune solo con l’inferno, essendo... il purgatorio un regno di transizione" (Rossi-Frascino). D’altra parte, poiché ora trovano la loro sede quelle anime che il pellegrino ha già incontrato nei vari cieli e poi rivisto tutte unite nella sfera delle stelle fisse durante il trionfo di Cristo, era necessario evitare qui una rassegna che avesse sapore dl rappresentazione di personaggi e cose già note. A questa duplice necessità assolve egregiamente la rassegna di San Bernardo, con la quale il Poeta abbraccia, in un solo sguardo, tutta l’architettura e la sistemazione del terzo regno. Poiché nell’immensità dell’anfiteatro celeste la presentazione a distanza dei personaggi non sarebbe stata possibile se non in base a precise linee di riferimento, Dante divide la candida rosa in due sezioni verticali e in due orizzontali. Come si vede, la tecnica costruttiva e il suo ineccepibile rigore geometrico sono gli stessi che hanno disposto, nelle viscere della terra, il baratro infernale ed elevato, in mezzo alle acque dell’oceano, la montagna del purgatorio. Non si vuole certo affermare che i temi topografici o architettonici possono sostituire la poesia del personaggio, dell’episodio, della lezione teologica, ma è certo che nella lettura della Commedia ci sono momenti nei quali è necessario soffermarsi sui motivi "costruttivi", sull’ordinato spiegarsi di piani, di linee, di misure geometriche. I cerchi dell’Inferno o i gironi del Purgatorio o i cieli del Paradiso sono elementi topografici, ma di una topografia fisica e morale, regolata dalle leggi del contrappasso o della beatitudine, satura delle persuasioni morali, politiche, teologiche di Dante. Ma se uniamo, attraverso i richiami che si protendono di regno in regno, di canto in canto, tutte queste sezioni di disegni, " avremo non la loro somma, ma la loro trasfigurazione, una successione di valori fantastici. Col saldarsi degli ordini architettonici, nasce infatti, dalle gettate spaziali, un concreto riflesso artistico, una sorta di "sentimento della struttura" che alla prima lettura vi sfugge, ma che da rigo a rigo, da terzina a terzina, da canto a canto filtra il colore unitario della struttura stessa" (Di Pino). Cosi la costruzione della mistica rosa mostra, attraverso i dettagli offerti dal canto XXXII, linee sempre più rilevate. Nell’Empireo la circolarità è conforme a quella di tutto il terzo regno (in analogia con la circolarità dei cerchi infernali o dei gironi penitenziali), ma la sua geometria indica "un rapporto accentuato tra verticalità e cerchio" (Di Pino). In tal modo, osserva il Di Pino, "la circolarità dei gradi beati e l’immagine del muro si correggono, nella immaginazione di chi legge, in una fuga di piani: le sacre scalee", che dilatano all’infinito l’ampiezza dell’ultimo cielo, così che Dante raggiunge il duplice scopo di manifestare, attraverso la regolarità geometrica dell’Empireo, l’ordine e l’armonia della mente divina, e, attraverso la sua vastità, I’infinitezza del Creatore. Non è possibile determinare in quanta misura siano confluiti, in questa complessa costruzione dantesca, il dato di fede (Dio esaltato come armonia e generatore di armonia) e il dato di cultura, desunto dal mondo classico e tendente a chiudere ogni manifestazione dell’essere nell’ordine e nella proporzione figurativi. E’ certo, tuttavia, che nel canto XXXII non c’è il vigore fantastico di altri canti, nei quali il Poeta non era oppresso dalla sistematicità della descrizione, e che la rassegna dei beati interessa più la logica analitica che la sintesi poetica. Ci saremmo aspettati che Dante, almeno durante la rassegna dei beati nell’Empireo, offrisse una spiegazione definitiva dell’ordine morale del terzo regno (come ha fatto per l’Inferno nel canto XI e per il Purgatorio nel canto XVII), spiegazione particolarmente necessaria perché le anime del paradiso compaiono due volte in due diverse gerarchie (dapprima nella sfera di uno dei cieli fisici e poi nella rosa dell’Empireo), che sembrano non avere quasi alcun rapporto fra di loro. Invece egli si limita a presentare le sezioni orizzontali e verticali della rosa, citando molti nomi di santi, ma senza alcuna specificazione dei motivi che lo hanno guidato in questa classificazione. L’Auerbach avanza, con molta cautela, questa ipotesi: la gerarchia dei beati nelle sfere si riferisce all’ordine morale del mondo, mentre quella dell’Empireo, con la divisione fra i beati del Vecchio e quelli del Nuovo Testamento e fra coloro che si salvarono per merito proprio e coloro che si salvarono per merito altrui, rappresenta il fine della redenzione. In altre parole: la prima gerarchia serve a distinguere le anime secondo le loro naturali disposizioni (perciò esse appaiono nel cielo agli influssi del quale furono particolarmente soggette), ad assicurare che i beati conserveranno, nell’eternità del regno divino, la molteplicità dei caratteri umani; la seconda, costituita non più da sette gradi (quanti sono i cieli in cui erano ripartiti i beati), ma da più di mille soglie, vuole essere la civitas Dei nella quale le anime stanno in giusto ordine, in comune agire, godendo ciascuna del suo posto e partecipe, ciascuna in unione con le altre, del vero bene.
Note al testo
v. 4 Eva con il suo peccato, che inasprì spingendo anche Adamo a seguire il suo esempio, fu causa della rovina dell'umanità; questa rinacque a nuova vita con la Vergine Maria, nella quale si realizzò l'incarnazione.
v. 13 Sara, moglie di Abramo e madre di Isacco (che sposò Rebecca), può essere considerata la progenitrice dei credenti nel Cristo venturo. Giuditta liberò il popolo eletto dal pericolo degli Assiri, uccidendo il loro generale Oloferne (cfr. Purgatorio XII, 58-60).
v. 13 Rut, moglie di Booz, è qui presentata come la bisavola di Davide, che dopo l'adulterio commesso con Betsabea, pianse il proprio peccato e manifestò il proprio pentimento nel Salmo LI, che inizia con le parole " Miserere mei ".
v. 31 San Giovanni Battista, "pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre" (Luca I, 15), rimase per un lungo periodo nel deserto per prepararsi, nella solitudine e nella penitenza, alla sua vita di predicazione e subì il martirio sotto Erode (Purgatorio XXII, 151-154; Paradiso XVIII, 134-135). Dopo la morte dovette rimanere nel limbo per due anni, fino al momento in cui Cristo discese all'inferno per liberare le anime dei patriarchi dell'Antico Testamento.
v. 34 Sotto il seggio del grande precursore di Cristo, appaiono quelli di San Francesco d'Assisi (Paradiso XI, 43 sgg.), di San Benedetto da Norcia (Paradiso XXII,28 sgg.), di Sant'Agostino (a. 354-430), grande filosofo e teologo, è uno dei più grandi e famosi Padri della Chiesa. Benché Dante nella Commedia lo nomini solo incidentalmente (Paradiso X, 120), nel Convivio, nella Monarchia, nelle Epistole dimostra una notevole conoscenza delle opere di Agostino.
v. 34 Le anime di questo muro dovrebbero essere quelle dei fondatori di ordini religiosi e dei teologi, "in certo modo i continuatori dell'opera del Battista nel "parare Domino plebem perfectam " (Luca I, 17)" (Vandelli). Sforzandosi di penetrare nella logica di questo elenco di santi, alcuni critici hanno pensato che Giovanni sia posto di fronte a Maria perché nessun nato di donna - secondo le parole di Cristo (Matteo XI, 11) - fu più grande del Battista, oppure perché il Poeta ha voluto stabilire un supremo vincolo fra il paradiso e il suo bel San Giovanni, oppure perché intese simboleggiare in Francesco, Benedetto e Agostino l'ardore mistico, la contemplazione, la teologia. È forse nel giusto il Tommaseo quando così commenta questi versi: "Di faccia alla santa tra le donne, siede il santo tra gli uomini, padre d'anime a Dio conquistate; sotto lui i fondatori d'ordini religiosi vengon di contro alle madri giudee, come padri d'anime anch'essi".
v. 46 L'Empireo appare diviso in due parti non solo in senso verticale, ma anche in senso orizzontale: la parte: superiore è occupata dai beati morti adulti, quella inferiore dalle anime dei bambini.
v. 46 Questi, morti (l'espressione assolti significherebbe, per alcuni critici: " liberati dalle conseguenze del peccato originale") prima di pervenire all'uso di ragione, godono l'eterna beatitudine non per meriti propri, ma grazie al verificarsi di una delle condizioni che il Poeta enumererà ai versi 79-84.
v. 46 Tutti i teologi medievali sono concordi nell'affermare che gli uomini risorgeranno, nel giorno del Giudizio Universale, nella pienezza delle forze e nel vigore degli anni giovanili, senza i difetti inerenti alla vecchiaia e alla fanciullezza. Invece a Dante "la presenza dei fanciulli e quella di venerandi vecchi nella gloria dell'Empireo non parve sconveniente, come sembrò invece a quasi tutti i teologi suoi contemporanei; e come i volti dei bambini aggiungono un grazioso elemento pittorico al paradisiaco quadro, così la soavità di bianche voci puerili, mista ai robusti e gravi toni della voce virile e ai gorgheggi del canto muliebre, serve a rendere più completo il coro de la melode che là su si canta, cui rispondono i cori degli angeli, accompagnati dalla solenne armonia delle sfere celesti" (Nardi).
v. 49 Il dubbio di Dante può essere così formulato: perché i bambini, che non giunsero alla salvezza per i propri meriti, godono la beatitudine celeste in diversa misura (apparendo, infatti, distribuiti in diversi gradini, in ordine decrescente, nella zona inferiore della candida rosa) ?
v. 67 Per dimostrare che Dio dota della grazia le sue creature in misura diversa, Dante ricorre, per la seconda volta (cfr. Paradiso VIII, 130-131), all'esempio di Esaù e di Giacobbe, i due gemelli nati da Isacco e Rebecca. Prima ancora che essi nascessero (prima ancora, quindi, che essi acquistassero meriti o demeriti), Dio aveva stabilito che Giacobbe fosse il fondatore del popolo eletto e che ad Esaù toccasse un compito di minore importanza (cfr. Genesi XXV, 20 sgg.; Malachia I, 2-3; Epistola ai Romani IX, 11-13): così i due gemelli cominciarono a lottare fra di loro fin da quando erano ancora nel ventre materno (Genesi XXV, 22).
v. 70 L'espressione secondo il color de' capelli allude alla diversa quantità di grazia che Dio assegnò a Esaù e Giacobbe: "come a Dio piacque che Esaù avesse il colore e i capegli rossi, e Jacob neri (cfr. Genesi XXV, 25), così gli piacque dar grazia più a Jacob che a Esaù" (Landino).
v. 76 Nelle prime due età del mondo (da Adamo ad Abramo) affinché i bambini morti precocemente potessero salvarsi, era necessaria la fede dei loro genitori nel Cristo venturo (cfr. San Tommaso Summa Theologica III, LXX, 2).
v. 94 Primo li discese: l'arcangelo Gabriele era sceso per celebrare le lodi di Maria durante il suo trionfo nel cielo Stellato (cfr. canto XXIII, 91-111).
v. 112 Portò la palma giuso a Maria: come "segno della vittoria, ch'ella vinceva tutte l'altre creature in piacere a Dio" (Buti). Spesso, infatti, nell'arte figurativa, l'arcangelo annunciante reca in mano una palma.
v. 130 San Giovanni Evangelista ebbe, ancora vivo, la profetica visione delle avversità, delle persecuzioni, delle difficoltà che avrebbero colpito, nel tempo, la Chiesa. Tale visione fu da lui descritta nell'Apocalisse.
v. 130 Mosè guidò gli Ebrei dall'Egitto verso la terra promessa, attraverso il deserto, dove il popolo eletto, spesso indocile e disubbidiente agli ordini del suo condottiero, si cibò di manna miracolosamente caduta dal cielo (Esodo XVI, 13-35; Numeri XI, 7; Salmi LXXVIII, 24; Giovanni VI, 31-34).
v. 136 Lucia, la santa martire siracusana, alla quale Dante fu particolarmente devoto, fu colei che, per volere della Vergine, pregò Beatrice di soccorrere Dante, allorché questi, perduta la speranza dell'altezza (Inferno I, 54) dopo l'apparizione delle tre fiere, stava di nuovo precipitando nella selva oscura (Inferno I, 61). Per l'intervento delle tre donne benedette in aiuto di Dante, cfr. Inferno II, 52 sgg.
vv. 85-87Riguarda omai ne la faccia che a Cristopiù si somiglia, ché la sua chiarezzasola ti può disporre a veder Cristo».Leggi nel testo
San Bernardo mostra a Dante la struttura della rosa: da una parte le anime che credettero in Cristo venturo, dall'altra quelle che credettero in Cristo venuto, e in basso i bambini salvati. Poi gli indica il volto di Maria: «Riguarda omai ne la faccia che a Cristo / più si somiglia».
È un'osservazione semplice e profonda: Maria è la madre di Gesù, e il figlio le somiglia. Il miracolo dell'incarnazione è anche questo, un legame fisico di somiglianza tra Dio e una donna umana. Molti pittori hanno cercato di rappresentare l'intimità tra la madre e il bambino; Dante la esprime attraverso un volto.
Solo guardando quel volto, dice Bernardo, Dante potrà prepararsi a vedere Cristo. Nel canto successivo Bernardo pregherà proprio Maria di concedere a Dante la grazia della visione finale. La rosa dei beati è il punto più alto della comunità umana, e al suo centro c'è una madre.
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La rosa dei beati
Ne parla la scheda «Due laghi alla fine di due regni» (Inf. XXXII).